Luis Ayrton Oliveira

Luis Ayrton Oliveira

Grande delusione in casa Muravera, dopo una stagione che ha visto la squadra di Luis Ayrton Oliveira sulle montagne russe: l’inizio difficile dopo un’estate di passione con il sogno Serie D svanito più volte, la grande rincorsa e la prospettiva di una promozione o comunque dei playoff, poi il crollo al momento decisivo, fino addirittura alla paura di essere invischiati in zona retrocessione.

Oliveira ha usato parole dure già in passato, la società ha risposto, si chiude male un’epoca breve ma importante, e del futuro non c’è certezza. «Può essere colpa mia se il Muravera non ha raggiunto l’obiettivo playoff – dice Oliveira a Diario Sportivo -, che comunque non era previsto ad inizio stagione. Ma siccome eravamo lì vicino a grandi avversari che avevano costruito le squadre per vincere il campionato, ci siamo detti: “Perché non provare?”. È mancata la mentalità giusta, la forza fisica, la voglia di vincere e combattere. Contro avversari di pari livello o superiori a noi davamo un qualcosa in più, contro altri pensavamo di essere superiori ma io sono realista e ai giocatori ho sempre detto che una gara non è mai uguale all’altra. Il Samassi ha meritato di vincere in casa nostra ma contro Monastir e Ferrini abbiamo buttato via 5 punti. Poi è stato difficile perché cercavamo la vittoria e perdevamo sempre, gli avversari hanno approfittato dei nostri errori allontanandoci in classifica».



Sul futuro: «Sto con i piedi per terra, ho fame di calcio e voglio crescere, vedrò se ci saranno offerte in Serie D o in Eccellenza in Sardegna o fuori. Il Muravera? Deve trovare un presidente e nuovi soci, non è facile trovare soldi e sponsor, in Serie D ti aiutano i contributi regionali, in Eccellenza le spese sono a fondo perduto. Non rimango perché mi sono sentito non uno di casa ma “straniero”. Probabilmente per colpa mia e il mio atteggiamento. L’anno scorso c’era Marco Piras, che in passato mi ha allenato e so che ha un carattere esplosivo, io invece ho cercato di utilizzare carota e bastone ma evidentemente non era la carota o il bastone giusto per i miei giocatori. Abbiamo poi perso l’identità di gioco e sono mancati i gol anche se poi è arrivato Nieddu che ha fatto vedere le sue qualità. Sono mancate altre cose per essere una squadra che poteva lottare per obiettivi importanti».

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