Matheus e Pierangelo Motzo

Matheus e Pierangelo Motzo

C’è un gigante sardo, classe ’99, che da anni è considerato una promessa della pallavolo italiana. Matheus Motzo, oristanese di origini brasiliane, nel Belpaese è arrivato quando aveva 7 anni e mezzo. Sacrificio e lavoro, sulla strada del volley, lo hanno portato ad ottenere importanti risultati sportivi specialmente con la nazionale italiana giovanile.

Quando ti sei avvicinato alla pallavolo?
“Ho giocato a calcio per un po’, poi a 11 anni ho iniziato anche il percorso con la pallavolo perché il mio professore di educazione fisica, Bebbo Porcheddu, notò la mia fisicità. Mi aiutò quindi a inserirmi all’interno della sua società, la Gymland di Oristano. Fondamentale fu anche il sostegno del mio allenatore Marco Gagliardi, che si è impegnato sin da subito per aiutarmi a crescere”.

Gymland e azzurro: un binomio nato come?
“Dopo un paio d’anni dal mio esordio ho disputato i campionati giovanili e la serie D con la Gymland. In seguito sono arrivate in successione la chiamata della SNA (Selezione Nazionale Allievi), della Nazionale Under-17 e del Club Italia (serie B2). Nel 2016 ho avuto la fortuna di partecipare e vincere il torneo 8 Nazioni in Olanda con la Nazionale Under-19. È stata una grande emozione per me, in quanto abbiamo giocato non solo per la squadra, ma per tutto il movimento pallavolistico italiano”.



Il 2016 fu un anno importante per te, cosa è accaduto dopo?
“Dopo il torneo in Olanda sono partito per l’Europeo invernale in Ungheria e per il torneo estivo delle 8 Nazioni in Germania. La più grande soddisfazione però l’ho avuta nel 2017 con la partecipazione e la vittoria dell’Olimpiade giovanile europea. Mai avrei pensato di poter vincere una medaglia d’oro. Un mese dopo ho partecipato anche al mondiale in Bahrain. Purtroppo non è andato come ci aspettavamo, ma sicuramente questa esperienza ci è servita per migliorare”.

Nonostante la tua giovane età hai già viaggiato tanto, com’è vivere per lunghi periodi all’estero?
“Si, mi piace viaggiare, è un modo per conoscere nuove persone e fare amicizie. L’unico aspetto negativo è il cibo, mi è capitato infatti più volte di non mangiare bene in altri Paesi”.

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Come gestisci il rapporto sport-scuola?
“Cerco di gestirlo al meglio delle mie possibilità, è difficile ma bisogna organizzarsi e fare molti sacrifici per fare sia una cosa che l’altra”.

Attualmente giochi a Roma con il Club Italia, da quanto tempo sei lontano dalla tua Sardegna?
“Questo è il mio terzo anno fuori casa. Sono riuscito a trasferirmi al Club Italia a Roma grazie ai sacrifici fatti da me e dalla mia famiglia. Ringrazio ancora Marco Gagliardi, Bebbo Porcheddu e Lucia Sanna per avermi dato la possibilità di fare i primi passi in questo sport e di crescere nella Gymland”.

Tempo fa hai visitato insieme alla squadra l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che sensazioni hai provato?
“Il primo impatto è stato abbastanza complicato, perché vedere bambini con determinati problemi non è certamente bello. Tuttavia dopo il primo impatto ci siamo lasciati andare, abbiamo giocato con loro e gli abbiamo fatto dei regali. Inoltre parlando con i genitori di alcuni bambini ho capito ancor di più quanto la loro vita sia dura. Dal canto mio invece penso di essere stato molto fortunato, perché sono un ragazzo sano che è stato adottato da una famiglia d’oro”.

Ti è capitato di fare qualche altra esperienza simile?
“Si, ad inizio anno sono stato con la squadra ad Amatrice per l’inaugurazione della ristrutturazione di un palazzetto. Anche questa è stata un’esperienza forte, abbiamo infatti ascoltato le parole dei sopravvissuti che stanno tutt’oggi combattendo contro una situazione molto complicata”.

Ti è mai capitato di avere a che fare con qualche episodio di razzismo?
“È capitato qualche volta, ma sono episodi rari. Anzi spesso tendo a scherzare molto sul colore della mia pelle con i miei amici o con i compagni di squadra. Inoltre le poche volte che capita tendo a lasciar correre”.



Qual è stata a livello sportivo la tua più grande soddisfazione sinora?
“Non ce n’è una che mi ha dato più soddisfazione di un’altra, però c’è stato un evento che mi ha reso particolarmente felice. Sto parlando di quando sono tornato in Sardegna, dopo un buon campionato di serie B, a giocare con la mia squadra per il titolo under 17, vedendo i miei compagni che non si appoggiavano sempre su di me, ma lottavano strenuamente su ogni pallone. Inoltre in quel periodo ero molto motivato in quanto qualche tempo prima era venuta a mancare mia madre adottiva. Grazie allo sport e agli amici poi sono riuscito a superare quel periodo difficile”.

Quali sono le tue aspettative per questo 2018?
“Le aspettative sono tante, tuttavia preferisco vivere lo sport giorno per giorno, impegnandomi e lavorando sodo per ogni mio obiettivo. A breve avremo la qualificazione per l’Europeo di luglio, per cui ora come ora lavorerò per raggiungere insieme alla squadra questo obiettivo”.

Andrea Muroni

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