Fabio Aru (ITA - UAE Team Emirates) - photo Dario Belingheri/BettiniPhoto©2018

Fabio Aru (ITA – UAE Team Emirates) – photo Dario Belingheri/BettiniPhoto©2018

Tutto è pronto per il Giro d’Italia 2018, al via venerdì 4 maggio da Gerusalemme e con Fabio Aru tra i grandi protagonisti. Obiettivo Maglia Rosa per il sardo di Villacidro, classe ’90, in una manifestazione dove ci sarà per la prima volta anche il dominatore degli ultimi Tour de France, Chris Froome. Aru viene da un inizio di stagione senza vittorie e con soli 22 giorni di corse.

“Sì, è stata una scelta precisa – dice alla Gazzetta dello Sport -, condivisa col mio preparatore Paolo Tiralongo e il resto del team. Si è visto al Tour of the Alps, dove stavo abbastanza bene ma mi mancava qualcosa rispetto ai primi. Logico: al Giro conta ognuna delle 21 tappe e bisogna farsi trovare pronti fin da subito, ma dallo Zoncolan fino a Cervinia ci aspettano giorni durissimi. E poi è importante anche la seconda parte della stagione con il Mondiale e, prima la Vuelta.”



In inverno per Aru tanti giorni di allenamento indoor e in strada. “Sì, nel ciclismo moderno bisogna fare delle scelte e, in passato, a volte ho forzato erroneamente i tempi. Ma nelle mie corde quelle grandi corse restano, per esempio verso fine anno ci sono Mondiale e Lombardia. E poi ormai sono professionista da sei anni e ho notato che ormai non basta più neanche il 101 per cento per vincere, serve il 110. Non solo nei grandi appuntamenti“. Il percorso della Corsa Rosa sembra invitante. “L’Etna (che Aru ha ispezionato qualche tempo fa, ndr) sarà molto più duro rispetto al solito. A metà ci sono due chilometri veramente impegnativi. E degli ultimi 3-4 km, uno è tostissimo. Inoltre è meno esposto al vento, che nelle ultime volte da altri versanti ha frenato gli attacchi. Lo Zoncolan mi galvanizza, mi gasa tutto ciò che è storico. E lo Zoncolan ha una storia incredibile. Si sono decisi dei Giri d’Italia, mi ricordo in particolare quello vinto da Basso nel 2010. E la panoramica con tutta quella gente mi ricorda il Colle delle Finestre. Sono dei magnifici teatri a cielo aperto“.

Guai a fare pronostici, anche se Aru è atteso al varco. “Non mi piace fare pronostici e non mi pongo limiti. Per uno sportivo penso sia così, non appartiene alla nostra natura porci delle barriere già in partenza. Sarebbe sbagliato. “Mi accontenterei”… No, non lo dico, non mi piace. Sono pronto ad affrontare questo Giro con spensieratezza e serenità, consapevole di essermi preparato molto bene. Sono dove volevo essere“. Sugli avversari: “Ci sono due cronometro e quella di Trento è molto veloce. Froome e Dumoulin hanno un vantaggio. Io ho lavorato molto a cronometro per limitare i danni. Diciamo anche, però, che c’è molto terreno, molta salita per recuperare e guadagnare tempo. Pinot, Pozzovivo, Lopez, Bennett, Yates, Chaves, Formolo: ce ne sono una quindicina da prendere in considerazione“.

Il team UAE Emirates è molto ambizioso. “Credono in me al 100% – conclude Aru – Mi hanno dato tutto quello di cui avevo bisogno, a livello di materiali, ritiro in altura e sostegno generale. L’inizio di stagione non è stato idilliaco, è vero, abbiamo raccolto un decimo del potenziale per vari motivi, non temo le pressioni e sono io il primo ad avere aspettative su me stesso”.



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