Marcello Carli e Tommaso Giulini in sala stampa dopo Cagliari-Udinese

Marcello Carli e Tommaso Giulini in sala stampa dopo Cagliari-Udinese

L’impressione è quella di una boccata di aria fresca in un locale chiuso, dove insopportabile si diffonde l’olezzo portato da errori, incompetenza, presunzione di avere in mano qualcosa che invece è sfuggito da tempo. Marcello Carli ha sferzato l’ambiente Cagliari, ma non è una notizia, visto come ha abituato il mondo del calcio. Importantissima la presa di posizione del toscano, che pure – come ha ribadito più volte – avrebbe potuto benissimo lavarsi le mani da una situazione di cui non è responsabile. Arrivato dopo la sconfitta di Verona con l’Hellas, Carli in queste settimane ha toccato con mano e vissuto il crollo di un ambiente che vede aleggiare lo spettro della Serie B. Per evitarla serve un’impresa, per costruirla occorre un qualcosa di illogico, con (anche) l’aiuto di altri. Lo sa bene l’ultimo arrivato, che non poteva non (cercare di) compattare anche mediaticamente una nave imbarcante acqua da tutte le parti, non da oggi. E il diluvio di queste ore fa da perfetta cornice, simbolica anziché no.

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IL PASSATO – Il timore è che sia tardi, che questo tipo di atteggiamento da parte della società servisse molto prima, sicuramente dopo il KO contro l’Hellas, probabilmente dopo il colpo di fortuna di Benevento o magari il mediocrissimo uno-due Chievo-Sassuolo. Niente, ci fu l’arroganza di pensare che tutto andasse bene, “che tanto ci salviamo”, che non servisse intervenire su una squadra fiacca, senza capo né coda, senza guida tecnica, tattica, carismatica. La stessa arroganza mostrata durante il mercato invernale, ultima occasione per correggere gli errori commessi in estate. Inutile piangere sul latte versato, si dirà, ed è giusto che Carli abbia ribadito come il passato sia tale, incancellabile, pieno di errori che hanno generato questo disastro, da giudicare a mente fredda. Ma ora non si può fare altro che raccattare le ultime energie, dare tutto il rimasto, e poi pregare, sperare, che anche gli altri diano una mano sui campi della Serie A.

IL FUTURO – La cosa positiva e in grado di dare fiducia è la conferma della personalità di Carli, il quale potrà correggere una direzione generale sin qui molto poco sportiva e più attenta ad altre (seppur fondamentali) sfere. Rappresenta l’unico reale uomo di campo nel sodalizio, che farà bene a dargli responsabilità chiare, affidandogli un progetto tecnico, senza cadere in colpi di testa e valutando solo ex post il suo operato. Qualcosa di inedito in quattro anni di vasi comunicanti in modo dannoso, di incertezza su chi deve fare cosa mentre tutti fanno (male) un po’ tutto. Il suo lavoro andrà valutato col tempo, se il suo lavoro potrà fare. Bisogna imparare dagli insegnamenti non di questa stagione, ma di quattro anni con crisi di nervi e ribaltoni, sfangate indolori fino a questo momento, che indolore non potrà essere, anche in caso di salvezza rabberciata. Al di là della categoria, pur sapendo che una retrocessione sarebbe un dramma sotto molti punti di vista, ci sarà da voltare pagina e capire che quanto fatto sinora è stato sbagliato. E non di poco.

Fabio Frongia



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