Massimo Tecca (foto: www.sky.it)

Massimo Tecca (foto: www.sky.it)

 

Il Cagliari si prepara a vivere tre sfide in cui si giocherà la permanenza in Serie A. Match complicati contro formazioni ben più quotate dei sardi, come Roma, Fiorentina e Atalanta. I rossoblù sono reduci dalla brutta sconfitta di Genova, dove la Sampdoria si è imposta con un perentorio 4-1 su un Cagliari dall’encefalogramma piatto e con molta poca grinta. Abbiamo chiesto un parere sulla gara del “Luigi Ferraris” e sul finale di campionato degli uomini di Lopez a Massimo Tecca, storica voce di Sky Sport che ha commentato per l’emittente satellitare proprio il match fra rossoblù e blucerchiati.

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Massimo, come hai visto il Cagliari nella partita con la Sampdoria? I sardi hanno destato una pessima impressione dal punto di vista psicologico.

Il Cagliari l’ho visto malissimo. Una squadra svuotata già dopo il primo quarto d’ora, molto giù di corda, senza carattere e reattività. Mancava della cattiveria tipica di una squadra che deve salvarsi, come se fosse in un’altra dimensione. Una compagine di fine stagione che deve fare il compitino. C’è stato un risveglio tardivo nel finale ma la Sampdoria aveva già colpito diverse volte.

Sei stato negativamente colpito più dall’atteggiamento o dalla povertà di gioco e idee?

Entrambe. Sono una conseguenza dell’altra. L’atteggiamento sbagliato non ti permette di avere un gioco. Ti trascini per il campo senza avere alcuna idea.

Le colpe principali di questa situazione riesidono nella rosa allestita da Giulini e Rossi o anche Lopez ci ha messo del suo?

L’anno scorso ho seguito in maniera profonda e vicina il Cagliari di Rastelli, squadra che mi piaceva molto. I giocatori sono sempre gli stessi, può essere mancata in Lopez la spinta a dare qualcosa in più. Lui è uno che conosce l’ambiente molto bene. In campo ci vanno comunque i calciatori e non possono fare queste figure. E’ assurdo che il Cagliari arrivi con l’acqua alla gola a tre giornate dalla fine, con gli uomini in suo possesso e dopo gli investimenti fatti. Ha giocatori importanti e giovani con un futuro in nazionale. Evidentemente, la responsabilità maggiore è degli stessi calciatori.



E’ stato giusto mandare via Rastelli?

A un certo punto si era creata una situazione ambientale difficile, dove veniva contestato anche se faceva bene. La parte finale del rapporto fra Rastelli e il Cagliari rimane avvolta nel mistero. Probabilmente ci sono cose che non sappiamo e che hanno peggiorato un rapporto che è stato molto bello, di simbiosi e simpatia reciproca fra allenatore, società e pubblico. Rastelli ha comunque fatto molto bene, il bilancio è positivo. C’erano tutti i presupposti per continuare, ma forse sono successe delle cose che non conosciamo, magari dei malumori nello spogliatoio con qualche calciatore o la società. Poi, alla fine, chi paga è sempre l’allenatore. Per il lavoro visto sul campo, il mio giudizio era buono. Evidentemente il presidente Giulini riteneva di non poter sanare la situazione mantenendo la stessa guida tecnica.

Cosa pensi del lavoro di Lopez?

Mi aspettavo un po’ più di sangue e anima, da profondo conoscitore dell’ambiente, sia come calciatore che come allenatore. Si è visto qualcosa all’inizio ma ora, a giudicare da Genova, questa verve non c’è più.

La B è sempre più vicina: visto il calendario, il Cagliari ti sembra la maggiore indiziata alla retrocessione?

E’ difficile dirlo. Noi ragioniamo sul calendario, il quale spesso offre delle sorprese. Non è detto che affrontare ora alcune squadre possa essere più facile o complicato. Sono supposizioni che facciamo noi ma smentibili dal campo. Il Cagliari deve preoccuparsi di ritrovare la sua identità e di andare a giocare al massimo nonostante gli impegni complessi. Non riesco a immaginare una retrocessione dei rossoblù.

Alla ventiquattresima giornata c’erano otto punti di vantaggio…

Sì, la caduta avuta dai sardi è difficile da spiegare. Uno pensa di avere a che fare con la qualità di alcuni calciatori e poi se li ritrova in campo completamente diversi, come successo a Genova.



Quanto ha inciso la squalifica di Joao Pedro sulle sorti del Cagliari?

Ha pesato tanto. E’ un giocatore che sapeva cambiare le partite. Grande intesa con Farias, ricordo alcune belle combinazioni nelle gare in cui hanno giocato insieme. E’ un colpo grave ma il Cagliari non può fermarsi a un solo giocatore per quanto bravo e importante. Adesso non lo avrà sino a fine campionato, dunque dovrà tirarsi fuori con le sue forze da questa situazione.

Potrebbe essere il momento di provare qualche altra soluzione tattica come un 4-4-2 invece del solito 3-5-2?

Dipende anche dagli avversari. Sono scelte molto delicate in questo momento. Non so se la squadra sia preparata per fare questo tipo di gioco e se hanno provato qualcosa di diverso in allenamento. A parole sì, andrei sul sicuro e chiederei magari ai calciatori come si sentirebbero di scendere in campo, assecondandoli per non creare elementi di disturbo tattico, oltre a una difficoltà sicuramente psicologica, al momento di scendere in campo.

Il canovaccio prevede perlopiù di giocare su Pavoletti, con cross o lanci lunghi. Il Cagliari è troppo prevedibile?

Alcune volte sì. Ricordo delle varianti che si rifacevano soprattutto alla velocità palla al piede di Farias e Joao Pedro, combinazioni a cui ora assistiamo molto meno. Manca un po’ di fantasia. E’ un lavoro che, come movimento e sacrificio, può fare anche Sau, ma in questo momento è fondamentale che tutti diano più di ciò che hanno nel serbatoio, trovando la benzina dove non c’è per dare una mano alla squadra.

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Cosa manca a questa squadra?

Manca la serenità per tirar fuori tutto ciò che ha. E la grinta. Il Cagliari deve aggredire le partite in maniera diversa e farsi sentire. A volte è stato bacchettato Barella per qualche ammonizione di troppo. Tra l’altro, a Genova i rossoblù si sono caricati di ammonizioni e questo evidenzia un nervosismo sbagliato. Quando si parla di cattiveria significa andare decisi nei contrasti e farsi rispettare sul campo, senza lasciare un metro agli avversari ma facendo attenzione a non accumulare cartellini in maniera esagerata.

E adesso la Roma. Che partita ti aspetti? I giallorossi possono risentire dell’impegno infrasettimanale avuto in Champions League?

Sicuramente sì, anche perché l’eliminazione ha lasciato ai capitolini la sensazione di essere stati buggerati da alcune decisioni arbitrali e potrebbe avere un contraccolpo negativo. Ma potrebbe anche stimolarne la voglia di rivalsa. E’ comunque una squadra viva, lo dimostra il finale col Liverpool. Non è una formazione sulle gambe come se ne vedono tante in questo periodo. Il Cagliari dovrà fare attenzione alle marcature, a Dzeko e agli inserimenti. Soprattutto ai venti minuti finali, dove coi Reds i ragazzi di Di Francesco erano quasi riusciti a portare la sfida ai supplementari.



Il Cagliari può mettere in difficoltà e strappare punti alla Roma?

I sardi hanno gli uomini per fare la partita con chiunque. E’ chiaro che dev’essere una squadra profondamente diversa da quella vista al “Ferraris”. E’ più una questione mentale. Bisogna che si tiri su con le proprie forze da questa situazione.

I rossoblù chiudono a Firenze e poi in casa con l’Atalanta, sulla carta partite meno proibitive. Quale ti sembra la più “abbordabile”?

L’Atalanta in questo periodo non fa sconti a nessuno. La Fiorentina ha qualche possibilità di andare in Europa League e, dopo la tragedia Astori, li abbiamo visti ricompattarsi, diventando come una vera famiglia. Sono due avversarie molto difficili in questo frangente. Entrambe hanno stimoli e non sono demotivate, questo è il problema più grosso. Sarà molto dura far punti con nerazzurri e viola, difficile dire quale sia la più appetibile.

Molti danno la squadra di Lopez da zero punti nei prossimi tre incontri. Secondo te dipenderà più dal Chievo che dai rossoblù la permanenza in Serie A degli isolani?

Io non credo che il Cagliari farà zero punti. La situazione è però molto critica e bisogna tirar fuori il massimo per evitare la retrocessione.  C’è la possibilità di strappare un punto alla Roma per poi andare a giocarsi a mille le ultime due sfide. Ma dev’essere un gruppo molto trasformato rispetto alle ultime uscite. A Genova c’è stata una delle prestazioni più brutte dell’anno. Se la squadra però è questa, rassegnamoci. Ma non penso che quello di Marassi sia il vero Cagliari. Immagino e spero per tutti i tifosi che si veda qualcosa di diverso.

Mattia Marzeddu



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