La gioia rossoblù in questa stagione (foto: Zuddas)

La gioia rossoblù in questa stagione (foto: Zuddas)

Un’impresa, la follia, l’orgoglio. Parole (si spera non al vento) che fanno da corredo al tormentato avvicinamento del Cagliari alla sfida contro la Roma. Rossoblù in panne, in bilico sull’orlo di un baratro inatteso ma meritato, dal quale devono sfuggire con le proprie forze, tirando fuori il massimo dal poco che hanno dimostrato di avere in corpo, nella testa, nelle gambe. Concetti espressi bene in settimana dal direttore sportivo, Marcello Carli, in carica da pochi giorni ma già capace di sferzare l’ambiente. Non basta, non può essere sufficiente, sia perché l’acqua passata sotto i ponti è troppa e molto salata, sia perché di fronte c’è un calendario ostico e poco, pochissimo tempo. Le altre, insomma, appaiono favorite rispetto ai sardi.

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Occorre scacciare i brutti pensieri, che però sono realtà crudele, e ci si può appellare alla fede, alla dichiarata voglia di mettere in campo l’ardore massimo. Tutto vero, bellissimo, capace di risvegliare i migliori istinti, e magari richiamare allo stadio i tifosi fiaccati da troppe, reiterate delusioni. Poi però c’è il calcio, e il Cagliari in questi anni (non mesi, si badi bene) ne ha visto poco, avendo prevalso improvvisazione, noia, fortuna anziché no, in una continua roulette russa che ieri ha pagato e oggi molto meno.

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Sì perché il Cagliari non potrà soltanto entrare in campo e correre come un dannato, mordendo caviglie e picchiando. Sì, dovrà e potrà fare ben poco di diverso, ma in questo sport servono anche capacità di ragionare, di muovere il pallone, di rispondere ad un avversario tra i più forti. Ecco perché l’impresa risulta complicatissima, perché – come si è sempre rilevato – il Cagliari non ha impalcatura tattica e forze tecniche in grado di infondere fiducia. Non ci sono schemi, non ci sono idee, non ci sono talenti in grado di tirare fuori le castagne dal fuoco. Questo è il vero problema, auspicando che venga mascherato dall’animus pugnandi smarrito in queste settimane da incubo.

Fabio Frongia



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