Foto ricordo con l'almanacco. Da sinistra: Nicholas Pennington, Yuri Senesi, Alessandro Marino, Paolo Ghisoni, Simone Pinna e Mattia Muroni

Foto ricordo con l’almanacco.
Da sinistra: Nicholas Pennington, Yuri Senesi, Alessandro Marino, Paolo Ghisoni, Simone Pinna e Mattia Muroni

Non dovrebbe essere un paese per vecchi. Sembra questo lo slogan che porta in giro per il Paese il progetto “La Giovane Italia” capitanato da Paolo Ghisoni, appassionato giornalista di Sky Sport, che da anni porta avanti un lavoro dal sapore patriottico oltre che di stampo tecnico e sportivo, in un mondo, il calcio, dove l’erba del rettangolo verde del vicino sembra sempre più verde. “Ripartire dai vivai” è ciò che abbiamo sentito dire con picchi di recrudescenza dopo la debacle della nazionale italiana. Ma Ghisoni e il suo gruppo lo dicono da tempi non sospetti.

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Video: le parole di Ghisoni e Marino durante la conferenza stampa ⇓

Martedì 8 maggio a Olbia, nella tappa sarda del suo periplo sul territorio nazionale, il giornalista ha presentato il nuovo almanacco che mette in vetrina i giovani Under 19 che si sono messi in evidenza nei campionati maschili e femminili. Non tutti, per problemi di spazio, ma rassicura: “abbiamo un database online”. C’è spazio, invece, per Roberto Biancu e Nicholas Pennington, due ragazzi che si sono conquistati il posto da titolare a suon di prestazioni sempre più convincenti.  Ma tanti sono stati i ragazzi in maglia bianca che in questi anni hanno fatto capolino nell’ambito giornale: da Muroni a Senesi, passando per Pinna e Cotali. “Olbia è una realtà che guardiamo con grande interesse, perché sta segnando una strada che presto verrà battuta dagli altri club, considerata anche la stagione di riforme che ci prepariamo a vivere. Puntare sui giovani come risorsa da far crescere e preparare per le categorie superiori” afferma Ghisoni.

“La Giovane Italia” è un progetto giornalistico, sì, perché racconta le storie dei ragazzi che vanno oltre al mero gossip, ma anche sportivo e tecnico. Un lavoro immane, quello di raccogliere i dati di tutti i giovani prospetti italiani, tanto che viene considerato un vero e proprio vademecum per addetti ai lavori che deve battersi per scappare dall’ansia del voler esserci a tutti i costi, dalle pressioni degli sponsor, dall’insistenza di genitori invadenti e procuratori affamati. Per evitare questa deriva la strategia è cambiata con “il team di lavoro che si è avvicinato molto di più alle squadre consolidando un rapporto di fiducia”. La novità di quest’anno è che sono stati reclutati gli “ex giovani” italiani nelle vesti di recensori dei nuovi talenti dei vivai delle loro squadre, così da renderli ancora partecipi del lavoro che li ha visti in passato protagonisti.

Tra i problemi più grandi, secondo il giornalista, c’è quello della scarsa visibilità di cui godono realtà virtuose che potrebbero dare un futuro al movimento calcistico italiano. “Sono gioielli di cui nessuno sa nulla”. Da qui la volontà di conoscere, scoprire, toccare con mano le realtà meno conosciute e più green. Oltre alla visibilità un altro ostacolo rispetto al lavoro orientato ai giovani è rappresentato dalla politica sindacale dell’Associazione Calciatori che, punge Ghisoni, preferisce tutelare il giocatore trentenne piuttosto che il giovane.



Tornando all’aspetto giornalistico e al modo di raccontare le storie dei ragazzi con l’obiettivo di andare oltre la mera cronaca, Ghisoni si sofferma sul caso di Nicholas Pennington che ha subito una squalifica di 6 mesi e attraversato un periodo non facile prima di diventare protagonista della bella stagione olbiese: “La percezione sembra sempre che si voglia sbattere in prima pagina una notizia in maniera superficiale senza indagare su ciò che è realmente avvenuto. Penso a Nicholas, appunto, e anche ad Alberto Cerri e alla squalifica che rimediò quando giocava con gli Allievi Nazionali della Juventus. Nelle storie dei ragazzi vanno considerate tante cose. Bisogna provare a raccontare le loro storie al di là delle solite situazioni che fanno notizia. Questa deriva va combattuta nel rispetto della loro storia e di un percorso di sacrifici che è da celebrare”.

L’incontro si chiude con il dibattito innescato dall’ultima domanda: si può incentivare un sistema che preveda l’inserimento dei giovani anche nelle grandi squadre? La risposta è laconica: “No. Con questa Federazione e senza un radicale cambiamento permarrà il fastidioso stallo al quale stiamo assistendo da anni. Abbiamo bisogno di investimenti, non di tagli. La situazione dopo il fallimento della Nazionale denota che in Italia non si vuole avviare veramente un nuovo corso”.

La speranza, allora, resta quella di un’intensa stagione di riforme e della diffusione su larga scala delle realtà che cercano di fare un calcio diverso, di premiare il giovane il talento e di investire, con una Federazione forte alle spalle, nella cura dei settori giovanili. Per davvero e non per spot.

Roberta Marongiu

 

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