La dirigenza del Cagliari alla Sardegna Arena (foto: Zuddas)

La dirigenza del Cagliari alla Sardegna Arena (foto: Zuddas)

Ha fatto scalpore e destato curiosità la mancata assegnazione della Licenza UEFA al Cagliari (ed altre quattro società di Serie A) da parte della Commissione di primo grado. Un po’ perché trattasi di tema sempre rumoroso e di interesse, un po’ perché visto il momento difficile dei sardi ha suscitato l’ovvia, amara ilarità.



Ma perché il club di Tommaso Giulini, che quattro anni fa si insediava non nascondendo velleità europee, non può (e non potrà?) godere della licenza che consente – previa qualificazione, ovviamente – di partecipare alle competizioni continentali? Giusto sgombrare subito il campo dal discorso economico e di bilancio, nodo che negli anni scorsi aveva stangato le genovesi, qualificatesi sul campo.

Il Manuale di riferimento, datato 2015, elenca moltissimi criteri da soddisfare per ottenere la licenza. Alcuni anche bizzarri, o comunque “ovvi”, come per esempio la presenza di un vice allenatore e di un team manager. Dagli aspetti tecnico-sportivi a quelli organizzativi, passando per l’area legale, economico-finanziaria e infrastrutturale, un club per avere l’ok della UEFA deve ottemperare a una serie di voci lungo l’iter che si completa in primavera.

Non è un mistero che il nodo per il Cagliari sia rappresentato dallo stadio. Già con il vecchio Sant’Elia, come ora con la amovibile Sardegna Arena, la società rossoblù non potrebbe ambire a disputare nel proprio impianto eventuali impegni oltre confine. Seppure le tabelle consultate e diffuse anche nel periodo pre-apertura della Sardegna Arena indicassero come raggiungibili abbastanza facilmente i numeri per ospitare partite europee, è più semplice pensare che il Cagliari – qualora ad un certo punto si trovasse in posizione invitante – lavorerebbe per indicare un altro terreno di gioco. Cosa fatta, per esempio, dall’Atalanta con Reggio Emilia in questa stagione.

Il discorso delle deroghe sui campi da gioco è comunque, come sempre, aleatorio e tortuoso, e si presta a tante dinamiche diplomatico-politiche. Un caso limite ma che può fare scuola è quello del Napoli, che storicamente indica Palermo come sede delle sue partite europee per poi giocare puntualmente sotto il Vesuvio grazie ad una deroga reiterata e conseguente a piccoli interventi-toppa.



Il Cagliari ha dunque deciso, scientemente, di interrompere il suo iter di adempimento per ottenere la licenza UEFA. Al netto di problemi economici o gravi carenze strutturali nel club, che non risultano, è evidente che la posizione ben lontana da quelle nobili ha consigliato giustamente di pensare ad altro.

Fabio Frongia

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