Joao Pedro con la fascia di capitano del Cagliari (foto: Zuddas)

Joao Pedro con la fascia di capitano del Cagliari (foto: Zuddas)

La squalifica di 6 mesi per Joao Pedro ha soddisfatto un po’ tutti, dal giocatore al Cagliari, che ha sostenuto pienamente il suo brasiliano anche nel giorno dell’udienza davanti al giudice del Tribunale Antidoping, Adele Rando, vista la presenza a Roma anche del presidente Tommaso Giulini (con lui l’AD Catte e l’avvocato Porzio). Si temeva il peggio, dopo la richiesta di 4 anni da parte della procura, ma alla fine le tesi difensive sono state accolte in pieno. Andiamo allora a capire – tra giustizialismo, colpevolismo, polemiche e parallelismi – quello che è stato l’excursus di una vicenda tribolata ma a sostanziale lieto fine. Joao Pedro, classe ’92, simbolo del Cagliari di cui è stato anche capitano (117 presenze e 31 reti dal 2014), tornerà il 16 settembre e potrà allenarsi per tutta l’estate con il gruppo, giocando grazie ad una deroga le amichevoli. In tribunale, al dibattimento durato come una partita (90 minuti), c’erano anche la moglie di Joao Pedro e i nuovi testimoni chiamati, il medico e il fisioterapista brasiliani più un perito tecnico.

I FATTI – Joao Pedro assume un integratore contaminato senza indicazione della società e risulta positivo all’idroclorotiazide in due controlli consecutivi, dopo le partite di Reggio Emilia (Sassuolo) e Verona (Chievo). Il calciatore rinuncia alle controanalisi e ammette di aver assunto l’integratore, mentre il Cagliari lo sostiene ma si chiama subito fuori anche per salvaguardare il proprio staff medico e i suoi consulenti. La tesi difensiva è quella di assunzione di un integratore contaminato. Di fronte alla procura, che chiede a Joao Pedro chi gli abbia consigliato o prescritto la sostanza incriminata, il brasiliano avrebbe potuto coinvolgere i medici della società (cosa successa nel caso di Lucioni del Benevento, positivo ad un anabolizzante presente in una pomata, squalificato per 1 anno assieme al medico sociale fermato per ben 4 anni). Da ricordare come per i medici, in questi casi, ci sia in ballo non solo una sanzione sportiva, ma anche – in casi particolarmente gravi – sanzioni ulteriori a livello giudiziario e di Ordine professionale.

CLICCA QUI – Le parole di Giulini dopo la sentenza

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RESPONSABILITA’ – Nel caso del Benevento, si è talvolta detto che la società sannita avrebbe “sacrificato” il suo medico per attenuare la sanzione del calciatore. Errore, poiché per la normativa antidoping l’atleta è sempre responsabile, e l’eventuale responsabilità del medico non attenua la sua. Anche in caso di consiglio o prescrizione medica, l’atleta è tenuto ad accertarsi dell’assenza di sostanze proibite in prodotti assunti, “salvandosi” solo ove sia provata la somministrazione di soppiatto all’interno di bevande o altri prodotti leciti.

VERSO LA SENTENZA – Una volta riscontrata la positività al test antidoping, Joao Pedro viene fermato in via cautelare per 2 mesi (è infatti tornato prima dell’udienza del 16 maggio in Fiorentina-Cagliari) e incassa la richiesta di squalifica per 4 anni da parte della procura. Questa ha fatto un discorso sostanzialmente “matematico”, in nome della recidiva (positività a due controlli consecutivi) e del presupposto che il diuretico coprisse una sostanza illecita. Va da sé che 4 anni siano una sanzione pesantissima, se pensiamo che la stessa fu inflitta ad Alex Schwazer per assunzione di EPO. Inoltre, il diuretico di per sé non è sostanza dopante, anzi tende ad impoverire le prestazioni di un atleta, visti i suoi effetti su idratazione e sangue. La normativa antidoping presume che un diuretico copra qualcos’altro, ma in questo caso è la procura a dover provare quale sia (e se ci sia) qualcosa di nascosto dal diuretico.

LA DECISIONE – Si arriva così al tribunale antidoping. La tesi difensiva dei legali De Toni e Mari, supportata dalla consulenza tecnica – firmata dal Prof. Massimo Montisci e dalla Prof.ssa Donata Favretto UOC di Medicina Legale e Tossicologia Forense dell’Università di Padova -, ha rilevato come un integratore sia stato contaminato dal diuretico rilevato dai test antidoping, e tra l’altro reperibile anche in natura. La consulenza di due professionisti del settore, peraltro da sempre molto attivi nella lotta al doping, ha sicuramente avuto un ruolo decisivo. Ecco allora che i 6 mesi di stop per Joao Pedro vanno a punire la negligenza dell’atleta, che non viene scagionato dall’ignoranza circa la contaminazione dell’integratore, chiamato com’è a verificare in modo estremamente attento ciò che va ad assumere.

Fabio Frongia





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