Simone Padoin firma autografi alla Sardegna Arena (foto: Zuddas Agenzia Fotocronache)

Simone Padoin firma autografi alla Sardegna Arena (foto: Zuddas Agenzia Fotocronache)

Il suo rendimento da quando è arrivato, in maniera mediatica per i trascorsi juventini e le caratteristiche social, è spesso stato oggetto di discussione. Qualcuno deluso perché forse si aspettava una star, altri titubanti alla luce di un pesante ingaggio triennale. Ma c’è stato anche chi si è innamorato presto di un friulano dalle poche parole e l’esempio trasmesso in modo tangibile. Simone Padoin da Gemona, 34 primavere, è il calciatore con il giornale sotto braccio e la massima disponibilità al sacrificio. Terzino, fluidificante, mezzala, regista: quattro abiti per un tassello che, nelle varie peripezie di questo biennio, non è mai stato schiodato. Semplicemente perché era (ed è) impossibile farlo. Questo è sicuramente un limite della creatura Cagliari, prima di Rastelli e ora di Lopez, costretta a riciclare anziché proporre certezze, ma intanto Padoin è meglio averlo anziché no. La conferma dovrà essere quindi assoluta, ma non legata al pensiero che “tanto c’è Padoin che può far tutto”, teoria sposata in modo dannoso in estate e a gennaio.



L’ultima recita, quella di Firenze, ha restituito un Padoin smagliante, ai limiti dello stratosferico. Uomo ovunque, perfettamente a suo agio nel 4-4-2 tutto corsa, muscoli, compattezza e tattica disegnato già in precedenza contro la Roma. Pendolo difensivo tra fascia e mediana, quando il friulano viene protetto e non esposto eccessivamente – cosa che avviene se gioca “tutta fascia” o play -, ecco che vengono fuori la sagacia e la condizione fisica. Emblemi di enorme professionalità che saranno preziose anche in futuro. Sì perché il Pado, uomo prima che calciatore da apprezzare per la grande serenità in campo, la pacatezza fuori unita ad eloquio e schiettezza, non potrà non essere un perno da cui ripartire. Lo sa il presidente Giulini, che dovrà guardare prima di tutto agli aspetti umani per rifare la squadra del futuro, lo dovranno sapere il direttore sportivo Carli e il nuovo allenatore che verrà. A maggior ragione ora che Padoin ha dimostrato di essere affidabile nonché attaccato alla Sardegna. Vive e ha vissuto in pieno con la famiglia la nuova dimensione, ha assaggiato il nuovo percorso da allenatore, ha soprattutto dato una scossa al Cagliari che annaspava.

All’andata contro l’Atalanta segnò un gran gol timbrando una vittoria importantissima e in qualche modo (colpevolmente) illusoria sul fatto che il Cagliari non facesse parte della lotta salvezza. Al “Franchi” ha messo a ferro e fuoco la difesa viola sulla sua corsia di destra, ha crossato e breakkato, dato equilibrio e sbuffato. Ecco perché domenica ci vorranno undici Padoin. Lui, come tutti, vuole festeggiare da protagonista. Proprio contro un altro pezzo del suo cuore: un po’ rossoblù, un po’ bianconero e un po’ atalantino.

Fabio Frongia



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