Di seguito il nostro “pagellone” della stagione del Cagliari: ecco i voti ai singoli calciatori divisi per ruolo, ai due allenatori (Rastelli e Lopez) e alla società per il suo comportamento e scelte generali.

Alessio Cragno (foto: Agenzia Fotocronache)

Alessio Cragno (foto: Agenzia Fotocronache)

PORTIERI

Rafael 6.5 – Inizio di stagione complicato dai guai fisici, poi prende parte da titolare al miglior momento (quello iniziale) dell’era Lopez, condividendo col collega Cragno una fase in cui entrambi non stavano benissimo e spesso erano contemporaneamente in dubbio. Sempre affidabile e mai di disturbo, avercene.

Cragno 8 – Non sbaglia nulla, cresce ulteriormente e si conferma una grande certezza del Cagliari e del calcio italiano. Prodezze a non finire, supera anche lo scoglio infortuni, risponde da par suo allo scetticismo di chi lo ritrovava in Serie A dopo la falsa partenza del 2014/2015. Pezzo pregiato nel mercato, tenerlo sarebbe un’ottima mossa.

Crosta 5 – Dopo l’esordio roboante e mediatico a fine stagione scorsa, rimane in prima squadra per crescere giocando poco e lavorando con David Dei (preparatore e valore aggiunto del mondo Cagliari) e con i due di cui sopra. Non entusiasma nelle due presenze stagionali, a Roma con la Lazio e in Coppa Italia col Pordenone, condite dalle 4 con la Primavera (una al Viareggio). Ora dovrà andare a giocare con continuità nel calcio dei grandi.

Faragò e Ceppitelli del Cagliari (foto: Zuddas)

Faragò e Ceppitelli del Cagliari (foto: Zuddas)

DIFENSORI

Van der Wiel 3 (ceduto a gennaio) – Colpo da carta patinata a ridosso della prima giornata di campionato, scompare un mese per mettersi al pari con gli altri e fino a gennaio gioca poco e male. Mediocre professionista, uomo di qualità ancora inferiore vista la scarsa serietà dimostrata durante e dopo un commiato privo di rimpianti.



Andreolli 4.5 – Una delle delusioni stagionali. Parte da titolare impalmato come leader difensivo, sparisce presto nell’anonimato, confermandosi un ex giovane buono per fare il comprimario.

Miangue 5 – La società investe su di lui per fare il titolare (senza concorrenza) a sinistra. Delude tecnicamente e tatticamente sin dai primi allenamenti e amichevoli estive, venendo presto accantonato. Si rialza un minimo nel cuore del girone di ritorno, ma deve fare di più per dimostrare di poter diventare un calciatore. Mezzi fisici promettenti, il resto chissà se c’è, nascosto tra errori, amnesie e qualche buon colpo (vedi l’accelerata su Basta e il cross-assist contro la Lazio).

Castan 5.5 (acquistato a gennaio) – Esordio da urlo con le prime partite dove sembra il salvatore della patria, il leader esperto che mancava in un periodo di inizio declino. Si spegne in fretta e chiude malissimo a Genova, facendo capire perché nessuno punta più su di lui.

Pisacane 6.5 – Va un po’ sulle montagne russe come tutta la squadra, entrando e uscendo dalle rotazioni. Lottatore che non molla mai, lavoratore esemplare, attaccato alla maglia, ha da tempo fatto ricredere tutti e nel momento decisivo chiude la cerniera difensiva firmando la salvezza.

Lykogiannis 6 (acquistato a gennaio) –  Non risolve i problemi della fascia sinistra, arrivando a gennaio. Galleggia senza squilli (e con un po’ di patemi anche fisiologici) fino alle ultime tre partite dove è protagonista e conquista la sufficienza. E’ lui a scagliare il pallone della salvezza per il gol di Pavoletti a Firenze. Merita fiducia con un progetto più solido.

Ceppitelli 7.5 – Leader difensivo rigenerato dal varo del 3-5-2, brilla anche col ritorno alla difesa a quattro. Segno che il calciatore è di livello, ha qualità di costruttore dalle retrovie e sa guidare il reparto. Non era, insomma, quel che sembrava prima di ottobre: un inaffidabile pronto all’addio tra gli improperi. Ha acquisito enorme valore e ora starà a lui e al Cagliari decidere se proseguire l’avventura.

Capuano 5 (ceduto a gennaio) – Sta finalmente bene e gioca con continuità fino all’esonero di Rastelli, risultando poi protagonista della sfortunata seconda parte di stagione del Crotone.

Romagna 7 – Giovane promessa italica, uno dei pochi colpi veri del calciomercato rossoblù, dimostra sin dal principio serietà e affidabilità. Il futuro è suo, sperando sia a lungo cagliaritano.

Nicolò Barella

Nicolò Barella

CENTROCAMPISTI

Dessena 4 – La generosità non basta per renderlo adeguato a questo livello. In grande difficoltà sotto tutti quei punti di vista che contano in un campo da calcio.

Cossu 4 – Icona dei bei tempi che furono, spizzica momenti di campionato senza mai lasciare il segno.

Cigarini 6.5 – Arrugginito, si fa aspettare ma  mostra in poco tempo di saper organizzare una squadra dallo spartito avaro di argomenti. Dopo una prima parte balbettante, è decisivo ad inizio di girone di ritorno, poi si fa male e la sua assenza pesa come un macigno durante il crollo verticale. Colpa di una società che in modo miope decide di non puntare su un suo vice.

Joao Pedro 5 – Annata fatta di consuete pause e due errori che portano 4 giornate di squalifica (rosso con la Fiorentina) e 2 mesi (più 4 fino a settembre) di stop per doping. Alla fine può tirare un sospiro di sollievo. Fondamentali i gol a Udine e Bologna.



Faragò 7.5 – Comincia da possibile futuro Spinazzola del Cagliari (Rastelli dixit), riferito al suo adattamento a terzino. Entra in scena da fluidificante di destra nel 3-5-2 di Lopez e fornisce un enorme apporto fatto di gol (contro Verona e Benevento), serietà, assist (Pavoletti ringrazia) e dinamismo. Faragò-Pavoletti è forse l’unica vera arma tattica del Cagliari 2017/2018. Anche lui piace a tanti, ma il Cagliari che vuol prendere la rotta giusta non può non blindarlo.

Barella 7.5 – Il salto definitivo di un ragazzo che difficilmente potrà essere trattenuto. Farlo (a patto che le motivazioni rimangano a mille) sarebbe un grande “acquisto”. Nonostante la giovane età, spesso si carica la squadra sulle spalle diventando anche infallibile rigorista e regista, cosa che (ancora) non può fare. Unico neo la foga a volte eccessiva, che gli procura cartellini ma che è sinonimo di vivacità troppo spesso rara nel gruppo rossoblù. Inter (favorita?), Roma, Juventus, estero: dove andrà, se andrà?

Padoin 7.5 – Dove lo metti sta, a volte fa fatica (come col Chievo davanti alla difesa) ma spesso ti trascina e dà l’esempio. Pesante il gol di Bergamo, memorabile la prova di Firenze, meglio quando viene protetto dentro il campo anziché esposto alle intemperie sulla fascia o da regista.

Ionita 6 – Sulla carta è uno dei top player del Cagliari, ma raramente emerge come trascinatore. L’impegno non manca mai, ma ci si aspetta di più.

Deiola 5.5 – Per lui è stata un’annata molto complicata dentro ma soprattutto fuori dal campo. Per larghi tratti è una comparsa che, come quasi tutte le seconde linee, si fa fatica a considerare arruolabili (parla il minutaggio concesso a lui e agli altri panchinari). Buttato in campo nella disperazione dell’ultimo trittico, si gasa e conquista un’inerzia che si spera possa essere importante per il futuro suo e del Cagliari. Fresco di rinnovo nel momento più duro, segno della fiducia del club.

Caligara SV – Semestre di apprendistato ad Asseminello, in attesa di capire se potrà stare nel calcio che conta. Intanto ha all’attivo due debutti prestigiosi: prima il Camp Nou in Barcellona-Juventus, poi il Meazza in Inter-Cagliari.

Leonardo Pavoletti esulta dopo il gol alla Lazio (foto: Agenzia Fotocronache)

Leonardo Pavoletti esulta dopo il gol alla Lazio (foto: Agenzia Fotocronache)

ATTACCANTI

Giannetti 4 – Poche occasioni per mettersi in mostra, non pervenuto.

Farias 4 – Di lui si è detto tutto, croce e delizia per via di gol sbagliati clamorosamente e qualità in grado di dare pepe. La partita di Firenze è emblema del suo essere elemento inaffidabile, anche se nella pochezza cagliaritana può ancora spiccare. Un solo gol, fortunoso con la Sampdoria, un lungo oblio fino alla volata dove attira su di se le imprecazioni di un popolo. Era ormai ceduto sul gong del mercato, gli applausi contro l’Atalanta saranno preludio all’addio?

Ceter 5 – Rimandato a luglio, quando potrà iniziare una preparazione atletica e continuare ad orientarsi laddove è sbarcato a gennaio. Mandato allo sbaraglio durante la crisi, mette in campo dedizione e fisico nei vari spezzoni a lui concessi. Attaccante mobile seppur prestante, dovrà trovare chi vorrà e saprà lavorare per forgiarlo. Lo farà a Cagliari o in prestito altrove?

Sau 4 – Il gol al Crotone, nel battesimo della Sardegna Arena, è pia illusione. Spento, mortificato, non ha più i colpi che l’hanno reso celebre. La rete alla Spal è un raggio di luce nel buio più totale che sa di declino.



Pavoletti 8 – A lungo criticato, forse perché dal calciatore più pagato della storia ci si aspetterebbe che faccia pentole e coperchi. Mai domo, i palloni succosi li vede col contagocce e ringrazia il buon Faragò che qualcosa gli porge. Lottatore, va in doppia cifra, timbra la rete-salvezza di Firenze, non ha a disposizione lo straccio di un’impalcatura tattica per mettersi in mostra, è sempre al suo posto grazie ad un’ottima condizione che sopperisce ad una qualità di base non strepitosa. Con un progetto tecnico degno di tal nome potrebbe trovare vero ed ulteriore smalto.

Han 5 (riportato alla base a gennaio dopo il prestito al Perugia) – In Umbria parte come un razzo e rinforza l’attenzione mediatica (anche extra-calcio) su di sé. Ripreso a gennaio a furor di popolo, pronti-via è elettrico e dà speranza, poi sparisce in un mistero emblematico del dramma sportivo che a Cagliari si stava consumando. Fondamentale ritrovarlo per vederlo esplodere davvero.

Melchiorri 5 (ceduto a gennaio) – Il rientro dall’infortunio è complicato, non fornisce buoni segnali (almeno nelle uscite pubbliche in Primavera e Coppa Italia) e se ne va a Carpi. Qui, in Serie B, rinasce. Balla il (difficile) riscatto da parte degli emiliani, il Cagliari lo ritroverà e deciderà con lui il da farsi.

Diego Lopez e Massimo Rastelli

Diego Lopez e Massimo Rastelli

ALLENATORI 

Massimo Rastelli 4.5 – Confermato dopo un tira e molla stucchevole, con uno staff tecnico smantellato e impostogli, vede continuare la sua delegittimazione maturata nelle stagioni precedenti fino all’inevitabile divorzio. Inizio di campionato promettente con 6 punti in 4 gare (2 KO in casa di Milan e Juventus) e prestazioni solide, poi il naufragio che riporta alla mediocrità di gioco degli anni precedenti con l’aggravio dell’assenza di risultati. Verrà ricordato come l’allenatore forse più divisorio della storia rossoblù, nell’era social che amplifica tutto, ma chi auspica un Cagliari gagliardo, propositivo, spettacolare, vincente non può rimpiangerlo.

Diego Lopez 4.5 – Si salva, e questo conta per lui e (soprattutto) per il Cagliari. Le prime settimane sono incoraggianti, con il suo avvento il Cagliari diventa compatto e fa punti, poi a ridosso di fine 2017 si affievolisce fino al precipitare delle cose. Il curriculum parla per lui, il Cagliari lo sceglie decidendo di risparmiare e sottovalutando i problemi, lui non fa nulla per smentire l’andazzo. Ci vorrà la sfuriata di Carli, la chiamata generale alle armi quando ormai la retrocessione era ad un passo, per evitare il disastro. Colpevole, oltre all’assenza di idee e carisma, per l’aziendalismo (come il suo predecessore) e il reiterato sbandieramento che tutto fosse ok. Qualcuno ancora lo idolatra, ma (repetita iuvant) chi auspica un Cagliari gagliardo, propositivo, spettacolare, vincente non può rimpiangerlo.

Tommaso Giulini (foto: Agenzia Fotocronache)

Tommaso Giulini (foto: Agenzia Fotocronache)

SOCIETA’ voto 4

Difficile giudicare chi ha sbagliato quasi tutto quello che poteva sbagliare. Tra le note positive ci sono l’affare Cigarini-Murru e l’innesto di Romagna, quindi la scelta di Carli (DS), che andrà valutato d’ora in avanti a cominciare dalla scelta del nuovo allenatore. Il resto è una sequela di strafalcioni clamorosi, un pasticcio che stava per portare al disastro Serie B. Conferma stiracchiata di Rastelli, scelta del silente Rossi (DS silurato dopo il KO in casa Hellas) che non lascia il segno, due sessioni di calciomercato al risparmio e un maldestro tentativo di mascherare i buchi in nome di una presunta duttilità dei calciatori presenti, senza intervenire laddove serviva. Una stagione nevrastenica, con mille difficoltà interne ed esterne (una costante dal 2014), una serie di dichiarazioni e scelte fuori dalla realtà fino all’incubo (parola di Giulini) pre-salvezza. Ce n’è abbastanza per imparare e cercare di fare meglio.

Fabio Frongia



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