Tommaso Giulini (foto: Zuddas, Agenzia Fotocronache)

Tommaso Giulini (foto: Zuddas, Agenzia Fotocronache)

La sua conferenza stampa di fine stagione è stata annunciata per mercoledì in occasione del Trofeo Sardegna (amichevole alla Sardegna Arena tra Cagliari e Olbia), ma intanto – prima di incontrare tutti i cronisti che di consueto seguono il Cagliari – Tommaso Giulini fa il primo bilancio pubblico post-salvezza, dopo l’assaggio di domenica sera.

Il presidente, in un’intervista rilasciata al direttore de L’Unione Sarda Emanuele Dessì – individua nel primo tempo di Genova contro la Sampdoria il momento più brutto della stagione, mentre è la vittoria di Firenze (quella che di fatto ha dato la salvezza) il segmento più esaltante. Sì, al Luigi Ferraris, il Cagliari colò a picco e la retrocessione fu davvero vicina. “Colpa dell’assenza di tre difensori” dice Giulini “perché lì Pisacane e Castan non stavano bene, Ceppitelli lo capì e si unì al coro”.

GIULINI SULLO STADIO: “VEDREMO SE PROGETTO SARA’ DI SPORTIUM…”



Nonostante la brutta figura alla quartultima giornata, nemmeno lì Giulini pensò di cambiare Lopez, perché “ero convinto che lui, con la serenità, la conoscenza dell’ambiente, potesse portare la barca in salvo. Non ho mai pensato di richiamare Rastelli”. La scossa – spiega Giulini a L’Unione Sarda – “l’avevamo data con il cambio di direttore sportivo”. Proprio Giovanni Rossi, il DS scelto in estate al posto di Stefano Capozucca, era stato silurato dopo un altro KO doloroso, quello di Verona contro l’Hellas, nonostante poche settimane lo avesse definito intoccabile. “Ogni tanto una bugia può scappare – afferma il presidente – La mia idea era comunque quella di cambiare a fine stagione”. Sul calciomercato di gennaio: “Prendemmo quello di cui avevamo bisogno: Castan e Lykogiannis, che è cresciuto molto proprio come Faragò, arrivato nel gennaio precedente”.



La soddisfazione di Giulini risiede anche nel fatto di aver riscontrato “un amalgama assoluto” nel mondo Cagliari, “squadra, società, giornalisti, tifosi” che – aggiunge – “ci hanno dato tutto. In aeroporto dopo Verona abbiamo iniziato a capire quanto la piazza fosse arrabbiata. La Curva Nord (intesa come tifoseria organizzata, ndr) ci può essere molto d’aiuto in questi momenti, come si è visto dopo la gara contro la Roma o venerdì all’allenamento alla Sardegna Arena”. Eppure i cori contro Giulini da parte della tifoseria organizzata continuano a sentirsi. “So che non mi hanno mai amato – commenta il presidente – ma li rispetto. Faccio volentieri da parafulmine se in momenti difficili il tifo rimane incondizionato”.

La retrocessione sarebbe stata un dramma ma “non avrei mollato. Se un giorno dovessi farlo sarebbe dopo un bel momento. E’ chiaro che ci sono momenti di scoramento, dove sei solo con soltanto la tua famiglia accanto. Non devi far vedere la tensione all’esterno, trasmettendo serenità all’ambiente. L’avversario della squadra era dentro essa, penso alle due gare di Verona, al primo tempo di Genova, ma sia io che il mister (che è stato fondamentale, ribadisce) siamo riusciti a scacciarlo infondendo serenità”. Già, Diego Lopez: rimarrà? “Abbiamo un direttore sportivo (Marcello Carli, arrivato proprio dopo la sconfitta contro l’Hellas, ndr) sul quale facciamo grandissimo affidamento e con il quale dovremo fare delle valutazioni. Ripartire da Diego ha dei pro e dei contro, come ogni scelta. Dopo un mese in apnea ora occorre soppesare tutto. Il cambio di modulo ha fatto bene alla squadra, con il 3-5-2 ci siamo un po’ appiattiti. Se dopo Sassuolo – quando eravamo strasalvi – Diego fosse tornato al 4-3-1-2, con cui ha giocato per tanti anni da calciatore e allenatore, questa salvezza sarebbe arrivata prima. Non è una critica, ma solo un mio punto di vista. A ottobre era il momento giusto per affidargli la squadra, abbiamo sofferto ma non c’è gioia senza sofferenza e abbiamo dato un’emozione forte a tutto il nostro popolo. Chiudere così ti dà ancora più entusiasmo per progettare la prossima stagione e analizzare con lucidità gli errori di cui faremo tesoro”.

Sul mercato, dopo aver ringraziato Cossu e Dessena per aver “tenuto sempre il gruppo unito e carico”. “Joao Pedro resterà, spero anche Barella”, mentre Pavoletti “ha quattro anni di contratto”.

Giulini non ha dubbi nel considerare “una ferita che non si rimarginerà mai” la vicenda Fluorsid (inchiesta iniziata proprio un anno fa sull’inquinamento ambientale della sua azienda di Macchiareddu), parlando di “situazioni che si dovranno probabilmente continuare a vivere nei prossimi mesi”.

La chiusura è ancora per gli umori della piazza. “Si è unita in un modo molto bello, seppur diverso da quelli delle scorse due stagioni. Faccio il presidente con molta passione ed entusiasmo, nei miei confronti vedo ancora grande diffidenza, non penso di meritarla ma il tifoso va sempre rispettato nelle sue opinioni, anche se – aggiunge – i frustrati da tastiera proprio non li considero”.

“Il Cagliari è vivo, più che mai” chiosa il patron, nonostante “in tanti avessero già fatto il funerale senza il morto”. Parola di Giulini.



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