Marcello Carli (foto Empolichannel)

Marcello Carli (foto Empolichannel)

“Un tecnico propositivo e che faccia emozionare i tifosi”. Queste, in sintesi, le considerazioni di Marcello Carli mercoledì scorso, quando rimandava agli incontri di questa settimana con il presidente Tommaso Giulini. Al centro del tavolo la scelta del nuovo allenatore del Cagliari e, contestualmente, le mosse di calciomercato della società rossoblù. Nuovo allenatore, si diceva. Sì perché Lopez – pur citato spesso da Carli con fare bonario e cameratesco – non può e non potrà continuare la sua avventura in rossoblù, non potendo combaciare con quell’identikit di mister capace di regalare calcio attivo, innovazione, bollicine e risultati. Facendo emozionare una piazza sì esigente, ma anche capace di aspettare e apprezzare quegli allenatori che – magari non subito corroborati dai risultati – lasciano intravedere qualcosa. Ecco perché Rastelli e Lopez furono bastonati (ma anche apprezzati nelle scarse parentesi positive) mentre Allegri venne accarezzato davanti a 5 sconfitte di fila in partenza non prive di trame degne di nota.



Lo sa bene Carli, che sceglierà in prima battuta il nocchiero e che ha respirato due mesi di disastro tecnico fortunatamente non foriero di una retrocessione drammatica. Tenere Lopez, nonostante le varie peripezie da febbraio in avanti, ha permesso di evitare ulteriori scossoni, anche perché in giro non è che ci fosse granché a buon mercato. Prova ne sono le sole 2 partite del croato Tudor a Udine, prima di essere gentilmente salutato a salvezza (raffazzonata anche quella) acquisita. Tenere Lopez per ripartire con un ciclo che dovrà essere (si spera) rinfrescante e non stantio non può rientrare nelle cose.

Nella triade Juric, De Zerbi, Maran, l’ex clivense sembra come l’anello discordante. Pragmatico e affidabile, anche se viene dall’ultima stagione sbagliata (con esonero), Maran ha fatto divertire in quel di Catania, dove però la folta colonia argentina permetteva un certo tipo di palleggio e dominio del gioco. Al Chievo, pur arrivando al traguardo, non ha dato alla realtà scaligera chissà quale svolta estetica. Il ritmo e l’aggressività sono i capisaldi di un Juric che vuole anch’egli riscattare l’ultimo segmento genoano; le sue squadre devono essere al top dal punto di vista atletico per attuare le idee del croato, il cui 3-4-3 (o varianti a seconda della posizione delle punte) potrebbe aiutare a non cambiare più del dovuto la rosa cagliaritana. De Zerbi è forse il più propositivo e innovativo di tutti – amante di possesso, palla a terra, ricerca dello spazio e della verticalizzazione -, chiamato a dimostrare il suo valore anche iniziando una stagione nelle migliori condizioni, non a babbo morto (come a Palermo e Benevento) senza più nulla da perdere.

Se Juric e De Zerbi appaiono i due profili più vicini alle considerazioni di Carli, Maran come altri “ordinari” della panchina non infiammerebbero certo la piazza e rappresenterebbero una partenza forse mugugnante, seppur non quanto una conferma di Lopez.

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Rimangono poi le “minestre riscaldate”. Ranieri avrebbe grande appeal emotivo in nome dei tempi che furono, della signorilità e gli ultimi successi internazionali. Oltre a costare parecchio (ma lì un’operazione di marketing ad ampio raggio potrebbe aiutare) non è certo quel tecnico propositivo che si taglierebbe bene sull’identikit tracciato pubblicamente. Donadoni e Ventura (anche loro non economici…) hanno anch’essi grande esperienza, danno l’idea di essere in fase calante ma rappresentano un usato sicuro che potrebbe rendere se dovessero concretizzarsi le migliori condizioni. Pochi dogmi, molte (e varie) creature in carriera, incontrerebbero consensi e critiche in egual misura.

E poi ci sono le cosiddette scommesse, di tenore e provenienza variabile. Stroppa, che di calcio propositivo a Foggia (ma anche agli inizi pescaresi) ne ha fatto vedere eccome, sembra ora un azzardo forse eccessivo ma anche coerente con l’idea lanciata dal direttore sportivo. Con lui anche gli altri allenatori, dalla Serie B o dalla Serie C, più o meno sponsorizzati e per i quali sarebbe inutile stilare la ridda di nomi. Discorsi ancora virtuali e da sfera di cristallo, almeno fino a quando i faccia a faccia dirigenziali non daranno qualche spiraglio.

Fabio Frongia



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