Filippo Tortu

Filippo Tortu

Filippo Tortu si racconta. E’ ancora l’uomo del momento, lo sarà in futuro, perché è uno degli sportivi più brillanti. L’ultima gemma è stato il 10”03 di Savona sui 100 metri, con cui si è avvicinato a Pietro Mennea e ha fatto presagire una volta di più di poter diventare uno dei bianchi più veloci di sempre. Ai microfoni di Sky Sport, Tortu ha spaziato su molti temi personali, riguardanti il campo e non. La prima considerazione è quella sulle sue origini sarde, derivanti dalla famiglia (tempiese) di papà Salvino, che è anche l’allenatore di Filippo.

“Io mi sento sardo al 100% – dice convinto -, quando lo dichiaro il ramo brianzolo della mia famiglia, in particolare mia nonna materna, si offende e me lo fa pesare. Mi riconosco nei modi di fare dei sardi, la Sardegna è la terra di mio padre, poi è ovvio che non nascondo di essere nato, cresciuto, vivo in Brianza e anche di quella parte sono orgoglioso. I Quattro Mori sono ovunque, non mancano mai, quando gareggio io la portiamo noi”.

Cento o Duecento? – “I 100 metri sono una gara dove prendi, parti e devi andare forte senti lo sparo e non devi più pensare ad altro, mentre i 200 metri sono una gara un po’ più ragionata e tattica. Per ora mi piacciono di più i 100, se poi dovessi iniziare ad andare meglio sui 200 allora prenderei quella strada”.



Il crac di Nanchino – “Erano le Olimpiadi giovanili 2014, mi ruppi entrambe le braccia cadendo dopo l’arrivo. Ero stanco, persi l’equilibrio e misi male le braccia. Nonostante il dolore, ricordo quella trasferta come una delle più piacevoli”.

Sport, che passione! – “La passione per lo sport, gli sport in generale e l’atletica in particolare me l’ha trasmessa mio padre. Ho iniziato perché lui e mio fratello (Giacomo, più grande di Filippo ndr) la praticavano, ma sin da bambino ho fatto di tutto. Scelsi l’atletica perché a pallacanestro facevo fatica, andavo più veloce della palla”.

Paragoni pesanti – “Il paragone con Mennea e altri grandi del passato fa piacere, la mia fortuna è che vivo un po’ tra le nuvole, non do troppo peso alle cose belle o brutte. Una grossa mano me l’ha data mio padre, che mi allena e non mi ha mai messo pressioni o altri pesi, lasciandomi allenare pensando solo al lavoro sul campo. E’ fondamentale scindere il rapporto tra padre e allenatore, lui riesce a farlo bene e glielo riconosco, da piccolo mi diceva di fare qualsiasi sport avrei voluto, ora mi dice di laurearmi perché è importante”.



L’amore per il calcio e la Juventus – “Sono tifoso della Juventus, non sono un malato di calcio. Ho sempre visto molti documentari e contenuti sui Mondiali, il calcio è una passione che coltivo da anni. Nedved è stato l’idolo del passato, Barzagli quello dell’attualità. In camera ho un quadrettino con la maglia in terracotta di Nedved che è un po’ il mio oggetto-angelo custode. Se dovessi pensare a qualche sportivo da incontrare direi Bolt o anche Fosbury, colui che cambiò il salto in alto. Un sogno? Andare a vedere i Mondiali di freccette, mi emoziona l’atmosfera e l’adrenalina di quella manifestazione che vedo sempre in tv durante le feste natalizie. Gli ultimi due Capodanno li ho passati a casa ammalato…”.

Un giovane vecchio… – “Sono un grande appassionato di cinema, un po’ di tutti i generi, e poi essendo patriota dico ovviamente la commedia all’italiana. Mi piacciono molto i cantanti italiani un po’ datati, da Lucio Battisti a Patty Pravo e Fausto Leali. Sono un po’ un giovane vecchio…”.

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