Alcune immagini dalla manifestazione (foto: Twitter CONIFA)

Alcune immagini dalla manifestazione (foto: Twitter CONIFA)

Ha preso il via il 31 maggio la coppa del mondo della CONIFA (la WFC 2018), la manifestazione internazionale riguardante tutte le federazioni calcistiche non affiliate alla FIFA. La ConIFA organizza la Coppa del Mondo e i Campionati Europei. Sono 49 le federazioni appartenenti a nazioni senza stato e minoranze etniche, quest’ultimo è il caso di Cipro Nord, l’Abcazia e il Panjab. Ma ci sono anche micronazioni indipendenti non riconosciute dalla FIFA, che quindi non disputano le qualificazioni mondiali ma solo quelle continentali (come Kiribati e Tuvalu) o Monaco, che non partecipa neanche a quelle UEFA non essendo ad essa iscritta.



DOVE? – L’edizione 2018 è organizzata dalla federazione del Barawa, ovvero la selezione dei somali che hanno subito la diaspora in Inghilterra (Barawa è un porto in Somalia). Si gioca quindi non nel Corno d’Africa ma a Londra, più precisamente nell’area metropolitana di Greater London e nelle contee dell’Essex e del Berkshire, in 10 stadi con capienza dai 1000 ai 5000 posti. Curiosità: il cartellino verde per chi simula o protesta, il colore è frutto dello sponsor Paddy Power.

LA FORMULA – Le squadre partecipanti sono 16, divise in 4 gironi da 4. Poi, dai quarti di finale, eliminazione diretta dai quarti di finale fino alla finale del 9 giugno, al Queen Elisabeth II Stadium di Enfield. La finale sarà arbitrata dall’internazionale (della federazione inglese) Mark Clattenburg. Ci sarà comunque spazio anche per le eliminate dei gironi, che disputeranno un torneo parallelo per assegnare i piazzamenti finali. Quelli cosiddetti di rincalzo, ma che in una manifestazione del genere dove il risultato sportivo conta assieme a tanti altri significati sono quanto mai importanti.

ALCUNE PARTECIPANTI – A difendere il titolo conquistato nel 2016 è l’Abcazia, che batté in finale il Panjab. Ma occhio a Cipro Nord e all’Isola di Man. Altra grande favorita l’unica rappresentante (e unica affiliata alla ConIFA) all’interno del territorio italiano: la Padania. I crociati sono bicampioni d’Europa, dopo la conferma del titolo continentale in quel di Cipro Nord nell’estate 2017, e sono stati inseriti nel girone C contro il Matabeleland, regione dello Zimbabwe con allenatore nientemeno che Bruce Grobbelaar (ex portiere del Liverpool), Tuvalu e la Terra dei Siculi (che non hanno niente a che vedere con l’isola del Sud Italia ma rappresenta un popolo dell’Ungheria).

DALL’ITALIA SOLO LA PADANIA (CON STANKEVICIUS) – La selezione padana (che in passato vide anche professionisti come Maurizio Ganz e i fratelli Federico e Michele Cossato) comprende giocatori provenienti dai campionati dilettantistici del Nord Italia, Serie D ed Eccellenza regionale. Spicca l’ex Lazio e Brescia Marius Stankevicius. Il 36enne lituano, ancora in attività e militante al Crema in Serie D, a dispetto della nazionalità del paese baltico, è eleggibile per la selezione padana in quanto ai mondiali ConIFA l’unico criterio di convocazione è il “senso di appartenenza al territorio”.



IL CASO SARDEGNA – Quest’ultimo aspetto è certamente molto importante a livello generale, e andrebbe considerato anche nel caso della Sardegna, auspicando in tempi quanto più prossimi possibile l’istituzione di una selezione. In attesa di una Nazionale (o Natzionale) sarda istituzionalizzata a livello FIFA e legata a serie evoluzioni politiche, la messa in piedi di una squadra affiliata alla ConIFA sarebbe qualcosa di molto percorribile. Ci vorrebbe, come già espresso su questo giornale, una parte attiva e della politica in senso stretto e di quella sportiva, con un ruolo da protagonista della FIGC Sardegna, quanto mai dormiente su questo fronte e molto più interessata a guardare solo a est, al di là del Tirreno. Proprio il “senso di appartenenza al territorio” è un criterio che aiuterebbe non poco, ben sapendo come la Sardegna e i sardi siano “fatti” anche da tutte quelle persone che non hanno legami di sangue o parentali con ma si sentono dichiaratamente sardi per svariati motivi. Restando al calcio, gli esempi di Gigi Riva e Daniele Conti, tra gli altri, arrivano in soccorso, ma sono molti gli atleti – anche nelle categorie minori – che in Sardegna hanno di fatto messo radici e, come si dice spesso, “sono più sardi di molti sardi”.

Il manifesto ufficiale dell'edizione 2018

Il manifesto ufficiale dell’edizione 2018

L’iniziativa potrebbe essere volano a livello culturale, rinforzando un sentimento identitario quanto mai fragile nella nostra terra, ma nel concreto anche turistico e pubblicitario. Il cosiddetto marketing territoriale… Non mancano, infine, gli spunti storici che legano il calcio all’identità sarda, che sarebbe ora di spostare dalla vacua rivendicazione al terreno dei gesti concreti. Tutti ricordano l’effimero ma unilaterale consenso per una Nazionale sarda in soccorso delle vittime dell’alluvione in Gallura nel 2013, mentre sono lampanti i riscontri su quei contenuti che parlano di Nazionale sarda, di identità e dibattito in merito presenti anche sul nostro giornale. Ecco perché, in presenza di un dibattito serio e costruttivo da parte di chi ha davvero le armi per muovere dei passi tangibili, giova ricordare due episodi come l’amichevole tra una selezione sarda e l’Inghilterra a Oristano prima di Italia ’90 e la sfida di futsal (calcio a 5) tra Sardegna e Catalogna in quel di Nuoro qualche anno or sono.

Fabio Frongia

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