Rolando Maran

Rolando Maran

E fumata bianca fu. Dopo giorni da allenatore del Cagliari in pectore, Rolando Maran può rilassarsi e pensare alla sua squadra rossoblù che verrà, quella che dovrà tenere in pugno per almeno gli anni di contratto firmati davanti al presidente Giulini e al direttore sportivo Carli. L’ex Chievo, esonerato a tre giornate dalla fine dell’ultima stagione ma con all’attivo tante annate ad obiettivo-cartellino timbrato tra Verona e (prima) Catania , è il vincitore per distacco del breve casting aperto dai sardi dopo una salvezza tra le più sofferte della storia. Non si poteva continuare con Diego Lopez, troppo povero di contenuti e già da mesi pericolante, mentre la candidatura di Ivan Juric ha perso via via forza dopo essere apparso ideale identikit legato a quelle parole di Carli che risuoneranno ancora a lungo: “Vogliamo un tecnico che proponga calcio e faccia emozionare i tifosi”.



Ecco, non proprio Maran il primo nome che viene in mente, ma adesso occorre mettere a disposizione del trentino una squadra all’altezza. E il Cagliari affidato agli aziendalisti (colpevoli) Rastelli e Lopez non lo era, non lo è mai stato, per via di sessioni di mercato deboli, agonizzanti, foriere di problemi tecnici e tattici. Maran è il classico allenatore da usato sicuro, l’impiegato della panchina che fa con quel che ha – probabilmente mai amico dei giornalisti, compito non richiesto – uomo di grande stile e pacatezza, poco avvezzo a fronzoli o invenzioni. Ecco perché il mercato e il tipo di squadra che gli verrà messa a disposizione farà la differenza. Prova ne sono le buone cose fatte a Catania con un organico frizzante e qualitativo, con il quale (al netto degli smussamenti) bene fecero altri allenatori di capacità più o meno elevate: Zenga, Mihajlovic (anche lui accostato timidamente al Cagliari) e Montella.

A fare da contraltare con quell’esperienza etnea, invece, l’ultimo Chievo. Vecchio, imbolsito, a fine ciclo come l’allenatore che invece nelle stagioni precedenti aveva mostrato solidità, idee chiare e risultati, tanto da essere già cercato da Giulini e già invocato da una piazza, quella cagliaritana, stanca di alti e bassi e mediocrità.
Ecco, Maran avrà molte più pressioni rispetto all’era clivense e a quella catanese (calda ma che arrivava da lustri di oblio), dovrà dare una sterzata forte rispetto agli scialbi primi quattro anni giuliniani. Senza finire nel tritacarne (dei tifosi ma della stessa società), col sostegno del club, delle sue idee e capacità, con un po’ di fortuna che non guasta mai. In bocca al lupo.

Fabio Frongia



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