Matuzalem e Srna ai tempi dello Shakthar Donetsk

Matuzalem e Srna ai tempi dello Shakthar Donetsk

Il Cagliari attende ancora una risposta da Darijo Srna. Vi abbiamo raccontato tutto, fin dall’arrivo del croato – in gran segreto – all’aeroporto di Elmas. La società di via Mameli attende ormai da una settimana la risposta del calciatore che, nel frattempo, sarebbe stato contattato anche dall’Inter e da club di Premier League, sommati alle precedenti proposte arrivate da Turchia, Cina e USA. La Sardegna è fra le sue possibili destinazioni. Abbiamo cercato di saperne di più sul terzino croato intervistando Francelino Matuzalem, compagno di Srna dal 2004 al 2007 proprio allo Shakhtar Donetsk. L’ormai ex centrocampista brasiliano, che ha chiuso la sua carriera di calciatore in Serie D al Monterosi, ha visto crescere l’ex capitano della Croazia e ha anche calcato importanti piazze in Serie A, fra cui Napoli, Piacenza, Brescia, Lazio, Genoa, Bologna e Verona.



Ciao Francelino! Anzitutto, che persona è Darijo?

Io ho giocato con lui tanto tempo fa. Gli anni passano e non so se sia cambiato ma lo ricordo come un ragazzo umile, bravo ad ascoltare quelli che avevano fatto esperienze più importanti delle sue. E’ sempre stato curioso di sapere come fosse il calcio italiano. E’ un ragazzo in gamba.

E come giocatore?

Come giocatore mi piace tantissimo, è uno dei pochi terzini destri che hanno un bel passo, dei buoni tempi di gioco e soprattutto un gran piede. Infatti, io ho fatto parecchi gol (25 reti in 68 presenze n.d.r.) con lui, giocando da mezzala. Era capace di mettere la palla dove voleva. A sinistra c’era Raț e dall’altra Darijo. Da metà campo in su era un giocatore con tanta qualità. Negli anni ha dimostrato di essere un giocatore fortissimo, anche con la nazionale.

Che tipo è in spogliatoio e in gruppo?

E’ molto tranquillo, anche se il suo carattere è difficile da spiegare. Allo Shakthar c’era un gruppo brasiliano e uno ucraino. Poi anche qualche serbo e lui si metteva con loro perché parlavano la stessa lingua. In spogliatoio era piuttosto taciturno ma quando apriva bocca si faceva sentire, non era mai banale!



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Saprebbe farsi sentire anche nello spogliatoio del Cagliari?

Sì. Inoltre, adesso è più maturo dopo aver vinto tanto ed essere diventato recordman di presenze in nazionale. E’ un giocatore già pronto per il calcio italiano.

Qual è il suo ruolo ideale?

Ha fatto sempre il terzino destro quando abbiamo giocato insieme, con la possibilità di ricoprire anche un ruolo più avanzato. Non so se possa giocare a sinistra. Io l’ho visto sempre giocare nella sulla sua fascia di competenza. In quanto ai moduli: va bene qualsiasi difesa a quattro, in particolare 4-3-3 o 4-4-2.

Si adatterebbe subito al campionato italiano?

Potrebbe fare un po’ di fatica iniziale a livello tattico e difensivo, come capita a tutti gli stranieri appena arrivati in Italia. Ma può adattarsi rapidamente.

Riuscirebbe anche a calarsi in una mentalità da squadra salvezza come quella del Cagliari?

Quando un calciatore del suo calibro si cala una simile realtà, conoscendo la storia del club e l’obiettivo della società, è sempre in grado di adattarsi. Non penso sia un problema per lui lottare per salvarsi o, ancora meglio, provare a raggiungere l’Europa col Cagliari.

Qual è il tuo rapporto con Darijo?

Non ci sentiamo da parecchio tempo. Ogni tanto ci scambiavamo qualche messaggio, quando giocavo con Vrsaljko (al Genoa n.d.r).



Parlando di te: che stagione è stata per la tua squadra?

Sono al Monterosi da due stagioni. Nella prima siamo arrivati a un passo dal vincere il campionato. Quest’anno partivamo con lo stesso obiettivo ma la stagione non è andata bene. Ha girato tutto male e ci siamo posizionati a metà classifica. Da ciò che ho dedotto parlando col presidente, nella prossima stagione si proverà a costruire una squadra per salire in Serie C.

Ora il futuro: giocherai ancora o ti senti pronto per allenare?

Ho detto basta. Sto facendo il corso da allenatore e le mie energie mentali vengono completamente prosciugate da questa attività. In questo momento devo mettermi in testa che non si gioca più, bisogna cambiare mentalità. Non mi sento ancora pronto come allenatore: appena finirò, mi piacerebbe mettermi a lavorare con un tecnico esperto, magari da secondo. Poi, dopo aver accumulato un po’ di esperienza, vorrei provare un’avventura da prima guida tecnica.

Come stai trovando questa nuova esperienza?

Per uno che ha giocato a pallone è più facile capire alcune cose pratiche, mentre quelle teoriche sono ben più complicate. A livello di approccio, scendere in campo e poi agire è completamente diverso dal dover studiare.



Per un calciatore è sempre difficile dire basta?

Per gente che gioca a un certo livello, ritirarsi è più difficile. Lo vedo, ad esempio, da Gilardino e Thiago Motta, miei compagni di corso. Piano piano, il cervello ti dice che è ora di smettere. Andare al corso mi ha fatto bene sotto quest’aspetto.

Occupa molto tempo fare il corso da allenatore?

Il corso tiene la testa veramente impegnata! Chi l’ha fatto prima di me, ha spiegato quanto sia pesante. Iniziamo alle 9 e terminiamo alle 19. Si parla anche di comunicazione, psicologia e tanti altri aspetti teorici. Per il cervello di un giocatore è difficile accettare tante informazioni. Stare in campo è diverso: ricevi qualche indicazione, vai dentro ed esegui. Questa, invece, è tutta un’altra preparazione. Come se dovessi imparare a camminare. La parte teorica ti apre la mente e ritornano alla memoria molti ricordi del tuo passato calcistico.

Mattia Marzeddu

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