Salvatore Sechi, presidente della Torres (foto: Alessandro Sanna)

Salvatore Sechi, presidente della Torres (foto: Alessandro Sanna)

E’ ancora forte, a Sassari, l’eco per la promozione della Torres in Serie D. Euforia alla quale non si sottrae neanche il presidente rossoblù, Salvatore Sechi. “Comincio a realizzare solo adesso che abbiamo fatto un’impresa – confessa sulle colonne de La Nuova Sardegna – rivedo il film del campionato e mi rendo conto di quanto sia stato bellissimo e complicato arrivare dove siamo arrivati”.

Sembra lontano il clima di depressione, imperante appena dodici mesi fa: “Ho scoperto una società devastata dai debiti maturati negli anni – racconta – ma anche un orgoglio e un senso di appartenenza che erano gli stessi che avevo lasciato io. Ho evitato le falle finché ho potuto e ho evitato che la Federazione ci radiasse dal campionato. Sarebbe stata una macchia indelebile”.



Nonostante le migliori intenzioni, anche questa stagione non era iniziata nel migliore dei modi: “Adesso si può dire. Era una squadra costruita male. O, quantomeno, non all’altezza delle ambizioni della Torres. Dopo cinque gare avevamo la miseria di cinque punti. Poi abbiamo perso contro Sorso e Stintino e allora ho deciso di far pesare il mio ruolo. A ottobre ho cambiato allenatore e ho preso in mano il timone della baracca. Perché Tortora? L’avevo conosciuto l’anno prima e ci eravamo capiti subito. Quando l’ho chiamato chiedendogli se fosse interessato di venire ad allenare a Sassari non ci ha pensato un attimo”.

Con l’anno nuovo è arrivata la sterzata tanto attesa: “E’ cambiato tutto. Ho cercato di stare più vicino alla squadra e ho dato alla società un’impronta più professionale possibile. I ragazzi sono diventati un gruppo vero e abbiamo iniziato la scalata della classifica. Da gennaio abbiamo acquisito la mentalità della squadra che sa di essere la più forte e abbiamo inanellato 20 risultati utili consecutivi. Un piccolo miracolo sportivo e umano”.



E adesso? Tortora resterà per altri due anni, indice di come sia stato abbozzato un programma a medio-lunga scadenza: “Io ho sfiorato la B, non voglio fermarmi alla D. Stiamo programmando il futuro, ma vogliamo farlo con serietà, tenendo i piedi per terra ma ricordandoci di essere la Torres”.

Ci sono aggiornamenti in merito ad una possibile collaborazione col Latte Dolce? “Le porte sono aperte a tutti quelli che hanno voglia di investire per aiutarci a portare avanti il progetto. Più investitori ci sono e meglio è. Ma parlo di imprenditori e non di altre cose, non mi piacciono le cose pasticciate e non vado dietro alle voci. Se c’è qualcuno interessato sono pronto a parlarne, in maniera limpida e pubblica. Finora non ho incontrato né sentito nessuno. Con i ‘si dice’ non si va da nessuna parte”.



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