Daniel Fonseca

Daniel Fonseca

Procuratore affermato, con un occhio sempre vigile sul calcio italiano. Daniel Fonseca, ex attaccante rossoblù, analizza quelli che – a parer suo – sono i mali del calcio italiano. Con un pensiero sempre rivolto a quella Cagliari che lo accolse quasi trent’anni fa.

I dirigenti italiani devono domandarsi come mai i giocatori di qualità preferiscono andare in Inghilterra, Spagna, Germania o, addirittura, in Cina Un motivo ci sarà – ha affermato sulle frequenze di Radio 1 -. La cosa più strana è che avete tanti giovani forti ma che non hanno la possibilità di giocare. A 19 anni vengono mandati in prestito in B o in C. Noi in Uruguay a 18 anni giochiamo in A, poi vada come vada. Ma se un giocatore ha talento, allenatore e società ci credono e lo fanno giocare. Punto. Poi se fa male qualche partita è normale, fa parte del gioco”.



Quest’analisi permette a Fonseca un ricordo dei suoi esordi cagliaritani: “Quando arrivai a Cagliari non segnai per 17 partite. Ma Ranieri mi ha supportato e ha avuto fiducia in me. E, come Ranieri, anche la famiglia Orrù. Dopo un anno e mezzo sono passato al Napoli in un trasferimento record. E’ tutta questione di sapere  cosa vuoi: punti agli stranieri ma non hai i soldi, i giovani italiani non li fai giocare. Ci sarà un motivo, dunque, se l’Italia è fuori dal Mondiale”.

“Cagliari è nel mio cuore – prosegue l’ex attaccante uruguaiano – ed è nel cuore dei miei figli. E’ una squadra che tifiamo. Il Cagliari e la famiglia Orrù mi hanno aperto le porte dell’Italia, ogni volta che vado in Sardegna o che incrocio un sardo è una festa. Posso solo ringraziare per la pazienza con cui mi hanno aspettato”. 



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