Simone Aresti, portiere del Cagliari

Simone Aresti, portiere del Cagliari

Prima di Castro e dopo Srna: Simone Aresti è stato il secondo acquisto del calciomercato estivo del Cagliari. Il portiere originario di Narcao arriva in rossoblù dall’Olbia, a titolo definitivo. Sbarca nel Golfo degli Angeli per ricoprire la carica di terzo portiere, dietro Alessio Cragno e Rafael. Innesto inseribile in rosa come prodotto del vivaio cagliaritano, in quanto il 32enne è cresciuto calcisticamente nel capoluogo sardo. Queste le parole nella conferenza stampa della “Sardegna Arena“:



E’ bastato un incontro per sancire il mio ritorno” dice col sorriso sulle labbra. “Da quando sono andato via è stato il mio obiettivo, ci ho pensato tutti gli anni e ciò mi ha motivato durante le mie stagioni per ritornare qua“. Il portiere sardo trova una nuova presidenza: “A livello societario è cambiato tutto, ho trovato una struttura molto più organizzata. Io rispetto al passato sono un altro portiere, ho fatto tante esperienze e numerose partite fra B e C. Credo di essere pronto per questa nuova avventura“. Nella sua esperienza col Savona, nella Lega Pro 2011-12, siglò addirittura due gol in stagione: “E’ da un po’ che non segno, spero di sbloccarmi quest’anno (ride n.d.r)“. Sui suoi modelli nel ruolo di portiere: “Mi piacciono molto Marchetti, con cui ho avuto la fortuna di allenarmi, e Handanovic. Stimo anche Alisson ma sono in parecchi a piacermi. Cerco di trarre spunto da tutti“.

Sul suo possibile impiego: “Sapevo che sarei venuto qua come terzo portiere, ed è anche giusto così perché sono indietro rispetto a Cragno e Rafael. Me ne accorgo dagli allenamenti. Spero di poter colmare questo gap sul campo. Ho davanti a me profili importanti: Cragno è uno dei migliori talenti e Rafael ha tante presenze in A. Io mi metto a lavorare, parto a fari spenti con serenità, facendomi trovare pronto qualora ci dovesse essere bisogno“. Gli viene chiesto poi quali differenze abbia riscontrato nell’essere allenato da Ninni Corda e Bernardo Mereu, allenatori sardi che l’ex Olbia ha avuto nella sua carriera: “La fame di vincere li accomuna, sono allenatori che hanno vinto tanto in categorie basse. Hanno raccolto meno di quanto meritavano. Anche io sono ancora in tempo per vincere qualcosa, spero! (ride n.d.r.). Mi son tolto la soddisfazione di vincere qualche campionato. Ho ancora circa sette anni di carriera davanti, spero di potermene togliere delle altre“.

Questa è l’occasione della vita calcistica di Aresti: “Arrivo nel momento giusto. C’è stata anche in passato la possibilità di ritornare, ma poi non si è avverata. Per un portiere sardo è tosto giocare con la maglia del Cagliari. Sono sicuro che posso dare una mano alla squadra, sia in campo che fuori“. Sul suo esordio in Serie A: “Quando Giampaolo mi disse che avrei fatto l’esordio in Serie A ad Ascoli, non ho dormito tutta la notte, sono arrivato al match distrutto. A quell’età non hai la personalità e l’esperienza per reggere l’urto, io non ero pronto. Adesso, dopo tutte le partite che ho fatto fra i professionisti, mi sento maggiormente formato. Sarà una bella emozione, se dovessi giocare con la maglia del Cagliari addosso. Già venire col Pescara è stata una bella emozione, anche se abbiamo perso“.



Sul punto di svolta della sua carriera: “Pescara in Serie B. Siamo andati vicini alla Serie A e giocavo, poi mi sono infortunato nel mio momento migliore in entrambi i miei anni. Anche a Terni sono stati giorni importanti, i più formativi che mi hanno permesso di migliorare come portiere“. Ancora sulla possibilità di rivestire la maglia cagliaritana prima dell’estate 2018: “Quasi tutti gli anni ci siamo sentiti e c’è stata la possibilità di ritornare. Potevo venire a gennaio o anche dopo che il Cagliari vinse il campionato di B. Ci siamo sentiti varie volte, poi per una cosa o per l’altra il tutto non si è mai concretizzato, fino ad adesso“. Sul salto di categoria: “Il salto in Serie A è molto grande. Dalla C alla A è un altro sport. La palla va cento volte più veloce e i calciatori pensano più rapidamente. Gli attaccanti possono farti gol in un attimo. Penso però di poter reggere il salto, sempre lavorando tanto. Non vedo l’ora di fare ancora più sul serio“. Mentre sulla discesa di categoria dello scorso anno: “E’ stata dura: è difficile salire di categoria, ma ancor di più scendere. Olbia è una bella piazza e un progetto con tanti giovani. E’ stato complesso ma abbiamo fatto un bel campionato, ci sono tanti giovani con prospettive importanti e stanno facendo una grande cosa. Entro qualche anno potranno ambire anche a qualcosa di più“.



Sulle esperienze fuori dall’Isola e l’importanza della famiglia: “Fuori dalla Sardegna son stato accolto bene e mi sono trovato ottimamente ovunque io sia stato. La mia ragazza era contenta di venire qua. Le mogli sono molto importanti per noi calciatori, ci permettono di riposarci dopo che andiamo in campo e consumiamo ogni energia. Sarà bello far crescere mio figlio qui in Sardegna, dove è nato“. Perché quando eri qui non hai sfondato? Lui risponde così: “Nel 2005 non ero pronto, forse noi sardi maturiamo un po’ più tardi degli altri. E’ giusto che abbia fatto le mie esperienza, in C2, C1 e B. Sono maturato senza che nessuno mi regalasse nulla“. Sulla novità della Sardegna Arena: “E’ pazzesco, sono rimasto a bocca aperta nel ritornare qua. Quando entri in campo e senti il pubblico così vicino vengono i brividi solo a pensarci. E’ veramente una bella struttura“. Chiosa finale su Melchiorri, calciatore ancora di proprietà del Cagliari e suo ex compagno al Pescara: “Con Federico ci sentiamo spesso, siamo molto amici e parliamo di tutto tranne che di calcio. Quando l’ho sentito mi ha fatto i complimenti per il ritorno al Cagliari. Penso vada a giocare vicino a casa. Sono contento per lui, anche se probabilmente non lo avrò come compagno di squadra, avremo modo di vederci e risentirci“.

dall’inviato Francesco Aresu

...e tu cosa ne pensi?

Registrati e accedi per inviare un commento
  Avvisami via email  
quando ci sono:
error: Funzionalità disabilitata