Gianfranco Satta, ex dg della Torres

Gianfranco Satta, ex dg della Torres

Un anno fa Gianfranco Satta tendeva la mano a Salvatore Sechi e nasceva un progetto fondamentale per edificare quella che oggi è la Torres. Senza il sindaco di Tergu, già deus ex machina del calcio in Anglona negli ultimi anni, l’attuale nocchiero torresino non avrebbe potuto dare linfa fondamentale a quella creatura rossoblù che annaspava dopo la retrocessione in Serie D, eredità dei disastri continentali e inevitabile nonostante gli sforzi profusi nell’inverno precedente da colui che in casa Torres già fu dirigente dei tempi prima dorati e poi nefasti.



Oggi che siamo al giro di boa post-promozione (tramite gli esaltanti playoff), e che si è passati per mille peripezie stagionali, la Torres cammina. Lo fa da sola, senza cordate o collaborazioni cittadine, con un orgoglioso uomo solo al comando, la fusione con lo Sporting per riportare la sede a Sassari e un contesto pieno di domande interno. “Innanzitutto, partirei dal gesto di generosità fatto un anno fa”, racconta Satta, pronto a uscire dall’organigramma assieme ai due soci da lui coinvolti nell’avventura. “Quello che ha fatto il Tergu, Tergu e la sua comunità rimarrà nei libri di storia – continua Satta – Il presidente Sechi era alla Torres già dal mercato invernale 2016, in Serie D, ed è quindi già retrocesso dalla quarta serie. Già allora, quando arrivò sulla sella rossoblù, si sarebbe potuto operare diversamente a livello tecnico ed economico per salvare la categoria. Così non fu fatto e questo dovrebbe insegnare qualcosa”.

Nelle scorse settimane si è espresso senza mezzi termini sulle cose di casa Torres: com’è la situazione attuale relativa alla posizione sua, di Massimiliano Oggianu e Giuseppe Cau nell’organigramma?

Sechi vuole governare da solo. Nei prossimi giorni verranno formalizzate le dimissioni dei soci di mia fiducia. Non c’è stato accesso ai conti e ai movimenti dell’ASD Torres, è stato approvato il bilancio in ritardo rispetto alla scadenza di aprile 2018. E’ chiaro come ci siano delle responsabilità non da poco”.

Qual è il suo bilancio sull’esperienza torresina intrapresa un anno fa?

Bella e faticosa, nel complesso gratificante. Ho conosciuto molte persone che hanno riconosciuto il mio impegno, tanti tifosi in questi mesi e anche dopo la promozione mi hanno ringraziato. E’ chiaro che ora debba prendermi una bella pausa dal calcio, visto tutto quello che è successo.



Perché, da un momento all’altro, si è defilato?

Presi le distanze dalla gestione personalistica del presidente Sechi. La squadra costruita in estate aveva delle difficoltà oggettive. Mancavano soprattutto attaccanti adeguati, gli innesti in corso d’opera di Chelo e Spinola sono stati fondamentali per risalire. Se avessimo avuto quei giocatori a inizio campionato penso che si sarebbe potuto dare filo da torcere al Castiadas.

Qual era la sua idea per la Torres nel breve e medio periodo?

Penso che non si possa più fare calcio senza fare rete, programmando, affidandosi a persone competenti. Il mio sogno era ed è quello di una Torres a dimensione extra-sassarese, che potesse davvero essere una realtà di livello per il movimento sardo e guardando quindi anche oltre Tirreno, sul campo e non.

Sechi può essere al timone di questa idea?

Di fatto lui ha preso il timone a fine 2016 nel corso del marasma Piraino, ed è retrocesso. L’alleanza da parte mia era volta a mettere a disposizione una società sana, visto che la fusione sbandierata inizialmente non era possibile. Credo che ci dovesse essere più riconoscenza per il mondo Tergu, senza il Tergu Plubium non ci sarebbe più stata Torres. Posso aggiungere una cosa?

Prego.

La Torres va gestita in modo etico, dentro e fuori dal campo, voglio dirlo con chiarezza. Io spero che l’attuale dirigenza sia all’altezza, costruendo una Torres che possa giocarsi le sue chance in Serie D. Ad oggi la squadra va rinforzata, altrimenti farebbe fatica. E la Torres non può vivacchiare in Serie D, non può fare un anno di transizione. Chiaro che se da qui a inizio stagione dovessero arrivare rinforzi le mie valutazioni cambierebbero.

Sechi ha sempre ringraziato i tifosi, soprattutto gli ultras. Avrebbe fatto lo stesso?

Per me tutti i tifosi son fondamentali, vanno rispettati e ringraziati. Però dico anche che una società calcistica va gestita senza ingerenze.

Si parla della vicinanza a Sechi di Nello De Nicola, dirigente storico del calcio italiano e torresino. Come la vede?

Di fatto ha sempre frequentato Sechi e la società, sin dall’ottobre 2017. L’ho visto più volte in zona e quindi direi che è il segreto di Pulcinella.

Secondo lei ci sono possibilità che il discorso con Abinsula, Matica e il mondo Latte Dolce si riapra?

Già nella nuova Torres di un anno fa l’obiettivo era aprire a realtà imprenditoriali cittadine e non solo. Penso che da via Leoncavallo sia stato presentato un programma ufficiale con ottimi dettagli in direzione ambiziosa. E’ veramente miope non prenderlo in considerazione, direi una mossa incosciente.

Sechi ha sempre detto che almeno fino alla Serie D si può far da soli senza particolari problemi…

E infatti dalla D è già retrocesso, in un campionato dove diverse altre realtà furono cancellate o annaspavano. Affrontare la Serie D da soli vuol dire dover essere in grado di garantire anche attraverso i mezzi propri una solidità finanziaria e patrimoniale adeguatamente proporzionata alla sfida da affrontare, con tutte le insidie che questo può comportare se non adeguatamente coperti, non basta l’entusiasmo, ci vuole ben altro. Quando Sechi ha fatto la conferenza stampa post-proposta di Abinsula e soci ha parlato di vendita della Torres. Ricordo che parliamo di una Associazione Sportiva Dilettantistica, quindi una persona giuridica senza scopo di lucro. Dire la parola vendere è fuori luogo. Sempre con riferimento alla sua domanda aggiungo e specifico che occorre prestare molta attenzione alla questione. Affrontare la serie D da soli vuol dire dover essere in grado di garantire anche attraverso i mezzi propri una solidità finanziaria e patrimoniale adeguatamente proporzionata alla sfida da affrontare, con tutte le insidie che questo può comportare se non adeguatamente coperti.



L’organigramma Torres come andrà avanti?

Di fatto c’è solo Sechi. Anche il fratello Adelmo, con il quale ho un ottimo rapporto essendo un grande tifoso torresino che mi ha dato una grande mano, si è allontanato. Non ci sono i presupposti perché qualcuno si avvicini per far fare il salto di qualità, oltre che di categoria. Non mi risulta ci siano team manager, direttori sportivi o figure di raccordo. Penso che il modello di calcio sia differente, altrimenti vuol dire che nel mondo parecchi addetti ai lavori hanno capito poco…

Si può parlare di ennesima occasione persa per Sassari?

Certo che si. Guardate cosa hanno fatto Cagliari e Olbia: hanno fatto rete e sono due realtà nei professionisti. La mia idea di crescita e gestione di un club è fatta di integrazione col nostro territorio, anche per risollevarlo a livello calcistico in un momento complicato. La Torres deve essere catalizzatore di un progetto con le società della zona, dove ci sono crisi diffuse. Ci dev’essere apertura, non la chiusura in atto da mesi. O si prende atto di dover unire le forze oppure non si costruirà nulla di buono. Non si è voluto dare seguito alle proposte arrivate, peccato.

Tiferà la Torres di Sechi?

Assolutamente sì, e spero che vada alla grande. Non sarà facile. Andare incontro ad un altro fallimento sarebbe disastroso e renderebbe vano quanto fatto un anno fa. Speriamo bene, io intanto mi prendo un periodo di pausa e osservo da appassionato e sostenitore.

Fabio Frongia



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