Hamed Camara

Hamed Camara

Tra i convocati di Max Canzi per il primo raduno della Primavera, figurano anche quelli dei giovani Hamed Camara e Abou Cissè. Profilo sconosciuti ai più, ma che stanno vivendo il loro sogno dopo mille difficoltà che la vita ha riservato loro. Storie che si intrecciano con la cronaca contemporanea, fatta di sbarchi e migrazioni, speranza e sofferenza, e arrivano fino ai colori rossoblù che rappresentano l’occasione di una vita per entrambi.

Abou Cissè deve compiere ancora 18 anni, ma ha un background fatto di esperienze – alcune contrastanti – per le quali sarebbero necessarie più vite. Le doti tecniche non mancano, non un caso se lo scorso anno regalò la salvezza in Eccellenza al “suo” Taloro Gavoi con 14 reti. Un carattere forgiato da sofferenze e fame, che lo spinsero a tentare la traversata verso l’Europa ormai due anni fa. Dalla sua Costa d’Avorio fino alla Tunisia, poi tre mesi in Libia e lo sbarco in Sardegna nel maggio 2016. Alla disperata ricerca di un sogno, che adesso si tinge del rossoblù cagliaritano. “Quello che sto vivendo è un sogno – ha raccontato a La Nuova Sardegna -. Non posso che ringraziare tutte le persone che ho incontrato in questi anni, mi hanno supportato nei momenti difficili. Per me è una grande opportunità, spero di ripagare la fiducia che la gente ha avuto in me”.



La storia di Camara, centrocampista guineano classe 2001, è stata raccontata dalla pagina Facebook Amici del Calcio:

Vi racconto una favola.
Una favola che inizia in un paese lontano e che finisce a Cagliari, ma che potrebbe continuare ovunque.

Mohamed, questo è il nome del protagonista di questa felice vicenda.

Volete sapere dove tutto ha inizio precisamente? In uno dei tanti barconi che salpano dalle coste libiche in cerca di fortuna, in cerca di una nuova vita… in cerca della vita
Ma in realtà ancora più lontano, in quel di Conakry, in Guinea.

Mohamed è un ragazzo che ha le idee chiare, è un sognatore, perché sognare non costa nulla, ancor meno quando si arriva dal continente africano.

Il ragazzo sbarca a Cagliari dopo una traversata di diverse ore nel mar Mediterraneo, insieme a tanti altri ragazzi, speranzosi come lui. Lui però ha un sogno che vuole realizzare a tutti i costi, diventare un calciatore.

Il primo impatto col calcio italiano lo ha in una società cagliaritana, dove tutto nasce per caso.
Si presenta agli allenamenti, assiste e viene invitato a “tirare due calci” al pallone. Il ragazzo ha stoffa, se ne accorgono subito e di lì a poco il tesseramento sembra scontato, ma le nuove disposizioni dell’Uefa sono severe. I tesseramenti dei ragazzi under 16 sono più complicati e una società piccola come quella non riesce a concludere positivamente la cosa.
Il ragazzo ha “fame di calcio” e continua ad allenarsi nella società, non si arrende e aspetta l’occasione giusta.
Un giorno, insieme ad alcuni amici e tramite un passaparola, giunge in un campo sterrato di Quartu Sant’Elena. Il campo di Gianni Roccotelli.
Si sta disputando una gara non ufficiale tra ragazzi italiani e africani. Lui si unisce. Lo chiamano Pogba, facile intuire il perché.

Faccio parte di quel gruppo, anzi, l’ho creato insieme a mio padre qualche mese prima.
Se dovessi raccontarvi come arrivai a integrare ragazzi africani sorridereste, ma quella è un’altra storia.

Hamed, si fa chiamare così, continua a frequentare il gruppo per un pò, poi sparisce.
Nel mentre ci eravamo stabiliti nel campo dei Salesiani presso l’Oratorio Don Bosco Selargius e, dopo alcuni mesi, il ragazzo ricompare.
Gioca con maggiore frequenza e continua a incantare con le sue giocate.

Decisi di fare qualcosa.

Contattai un amico del forum Forum “Scetti Casteddu” e, confidando nelle sue conoscenze, gli chiesi se potesse segnalare in qualche modo il ragazzo, senza alcun impegno, e con poche speranze direi.
Questo amico mi ricontattò dopo poche settimane:
“Dani, mi hanno risposto, hanno chiesto un vostro contatto!”
Non ci credevo, mi sembrava però il classico “le faremo sapere”.
Passa qualche giorno e squilla il cellulare di mio padre. È un sabato mattina e dall’altra parte del telefono c’è Mario Beretta, proprio lui, il responsabile del settore giovanile del Cagliari calcio. Chiede alcune informazioni sul luogo dove fosse stato possibile visionare il ragazzo, comunicando che avrebbe mandato qualcuno.

Quel pomeriggio ci ritroviamo come solito al campo e, ansiosi di vedere qualcuno, iniziamo la gara. In lontananza, un ragazzo scruta la partita, sta in disparte, è solo.
Mio padre si avvicina (il giorno decise di non giocare volutamente) e si presenta. È Marco Lantieri, ex primavera rossoblù, collaboratore di Oscar Erriu.

Assiste al primo tempo della partita, dopodiché vuole conoscere Hamed. Due domande per rompere il ghiaccio e poi la domanda più importante: “Ti va di fare un paio di allenamenti con noi ad Asseminello?”
L’emozione è tanta. L’opportunità attesa da tanto tempo.

Il ragazzo inizia gli allenamenti con le giovanili rossoblù agli ordini di Martino Melis. Conosce Daniele Conti, Suazo ecc.

Il ragazzo piace, ma per il tesseramento si continua a rimandare.
Mohamed continua ad allenarsi, gioca contro la prima squadra più di una volta non sfigurando.
Non essendo tesserato non disputa le partite ufficiali e, quando può torna a trovarci.

Passa un anno. Un anno di speranze. Siamo nel 2018, pochi giorni fa.
Mohamed mi manda un messaggio:
“Dani mi hanno convocato per partecipare al ritiro con la primavera”.

La felicità mia, di mio padre e di tutto il gruppo degli Amici del Calcio è tanta.
Un sogno che si avvera, anche se siamo solo all’inizio di un percorso che speriamo sia lungo e bellisismo.

Buon viaggio Hamed Camara



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