28-11-2017, Cagliari, Sardegna Arena, Calcio, Coppa Italia, Cagliari vs Pordenone. Foto Gianluca Zuddas/Fotocronache. Nella foto: Andrea Cossu

28-11-2017, Cagliari, Sardegna Arena Foto Gianluca Zuddas/Fotocronache. Nella foto: Andrea Cossu

Inutile girarci intorno. Quando questa sera – intorno alle 20:07 – Andrea Cossu lascerà il prato della Sardegna Arena, non calerà solo il sipario sulla carriera di un giocatore. Si chiuderà una parentesi della vita di ogni tifoso rossoblù, che al folletto cagliaritano ha legato ricordi, gioie e delusioni della propria passione.

Quella di Andrea Cossu non è stata una carriera, ma una serie di capitoli che hanno composto una storia. Romantica e anacronistica. Un paradosso che, per alcuni anni, ha lasciato stupefatti e con diversi quesiti sospesi. Nel vederlo giocare veniva da chiedersi dove avesse nascosto, fino al 2008, quel talento strabordante e capace di sorprendere il calcio italiano. Le qualità non sono mai state un mistero, sin da quando calcava i campi polverosi di Cagliari. A sorprendere era la quantità di talento, tenuta sottotraccia fino a quel fatato semestre che segnò la sua esplosione. Quando, Ballardini prima e Allegri poi, costruirono le fortune rossoblù sulla sua capacità di ricamare calcio, ogni tifoso si scoprì improvvisamente più ricco. Con un retrogusto di sorpresa a render tutto più piacevole.



La parola chiave può essere proprio questa: sottotraccia. Segmento di un carattere schivo e riluttante ai riflettori, degna espressione del legame con la terra madre che ha sempre visto come motivo di vanto e mai di limitazione. Una bambagia che ha vissuto come una culla dorata, tanto da spegnere sul nascere ogni forma di corteggiamento esterno.

Non un caso che sia sempre stato considerato “uno di noi”. Parole spesso gettate al vento in un calcio moderno abituato a voltare pagina e dimenticare i suoi protagonisti in un batter di ciglia. Ma non in questo caso. Vedendo Andrea Cossu, ogni tifoso vedeva il parente o l’amico (se non addirittura sé stesso) costretto a lasciare la Sardegna per dare forma al proprio sogno, tra nostalgia e orgoglio, per poi tornare nella propria terra con la forza di chi ben sa cosa rappresenti l’isola per ogni emigrato. Un discorso sempreverde, che esula dal mondo del calcio. Per questo motivo, quel numero 7 sulle sue spalle rappresentava un paradigma per ogni tifoso.



Ma non vogliamo scivolare nelle serenate scontate. Chi vi scrive avrebbe auspicato un finale diverso. O meglio, una data diversa. Proprio per la forza che il suo messaggio ha rappresentato. Avrebbe sperato in un addio al termine di una stagione vissuta sulla cresta dell’onda, da protagonista. Scansando così la pagina amara dei sei mesi da svincolato pre-Olbia. Così come il ritorno forzato (minutaggio alla mano) in rossoblù e il silenzio assordante di questi ultimi due mesi. Ma ci piace pensare che Andrea Cossu abbia voluto (giustamente) scrivere il suo finale.

Per questo motivo stasera, intorno alle 20:07, alzatevi tutti in piedi. Non sarà solo un omaggio ad un giocatore, ma ad una storia di Sardegna.

Stefano Sulis



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