“Il Cagliari continuerà ad essere tutto per me” – SardegnaSport


Andrea Cossu

Andrea Cossu

Le immagini del suo saluto al popolo rossoblù sono ancora fresche. Emozioni che, tifosi e protagonisti in campo, ricorderanno a lungo. A pochi giorni da Cagliari-Atletico Madrid, Andrea Cossu si racconta in un’intervista concessa ai microfoni de L’Unione Sarda, dove descrive le emozioni della serata appena trascorsa e la storia d’amore con la sua maglia del cuore.

Credo sia il momento giusto per smettere. È stata una serata speciale, ringrazio chi c’era e chi non è potuto venire. Mi sono passati tanti di quei pensieri per la testa che facevo fatica a metterli in ordine. Ho rivissuto tutta la mia carriera, tutta la mia storia. Il Cagliari continuerà ad essere tutto per me“.

Ricordi che iniziano dalla prima volta allo stadio: “Cagliari-Giarre, all’Amsicora,  stagione 1988-89. Fu emozionante, ancora non era diventata una ‘malattia’.” Dopo pochi anni il passaggio in curva: “Andavo con mio padre e mio nonno in tribuna, tutti erano concentrati sul campo mentre io guardavo solo la curva. Così quando avevo 11-12 anni, io ed altri ragazzini scavalcavamo la recinzione che separava la tribuna laterale dalla curva nord per poi tornare dai nostri genitori cinque minuti prima che finisse la partita”.

Un’ammirazione proseguita e intensificatasi anche una volta intrapresa la strada del professionismo: “Mi piaceva spingere la squadra e seguirla in trasferta. Mi è capitato di giocare il sabato col Verona e poi la domenica in chissà quale stadio d’Italia con la sciarpa rossoblù al collo. Il rapporto con gli Sconvolts è stato la mia forza perchè sapevo di avere dietro tutti loro, a molti non piaceva ma io non lo rinnegherò mai. Li ho visti fare mille rinunce e sacrifici, e tutto questo per il Cagliari”. 



Qual è stato il primo pensiero mercoledì? “Che io, Andrea Cossu, figlio della Cagliari che si arrangia, ho realizzato il mio sogno e che tutti erano lì con me per celebrarlo. I ragazzi della nord, il popolo rossoblù, la mia famiglia e, soprattutto, il Cagliari”.

Cosa farà Andrea Cossu da grande?  “Inizierò un nuovo percorso, sempre nel Cagliari, come tecnico nel settore giovanile e nell’area scouting. Poi capirò cosa è più adatto a me e cosa voglio davvero”.

Il momento più bello? “A Torino, contro la Juventus, quando sono tornato la seconda volta. Nell’intervallo stavo palleggiando da solo quando il team manager Marcello Sanfelice si avvicina e mi dice ‘Scaldati in fretta che devi entrare’. Da quel giorno è iniziata la mia favola. Il ruolo da trequartista è stato il ruolo della provvidenza, mi ha cambiato la vita. Da quella partita è stato un crescendo continuo,  quell’anno poi è stato magico e il peso che prima mi frenava è diventato la mia forza. Quando giocavo sapevo di avere un popolo dietro che mi spingeva”.



L’allenatore a cui sono più legato? “Ballardini e Allegri hanno rappresentato una svolta per la mia carriera, gli sarò sempre grato. Ma tutti gli allenatori, chi più chi meno, mi hanno dato qualcosa”. Il rapporto con i presidenti? ” Cellino mi ha riportato a Cagliari dalla C, chissà se tutto questo sarebbe stato possibile senza di lui. Con Giulini all’inizio ci sono state delle incomprensioni, del resto non ci conoscevamo. Quando poi sono andato a Olbia mi ha promesso che avrei chiuso la carriera nel Cagliari ed è stato di parola. Non posso che ringraziarlo”.

Un caso che contro l’Atletico abbia lasciato il testimone a Barella? “Con Nicolò ci capiamo al volo, ha il rossoblù addosso. Ma in questa squadra sono in tanti a voler bene al Cagliari. Lascio una buona squadra che ripartirà dal finale della scorsa stagione. Io una bandiera? Non spetta a me dirlo, di certo ho dato tutto per questa maglia“.

Cosa significa giocare per la squadra della propria città: “La responsabilità è forte ma il senso di appartenenza lo è molto di più. Quando mettevo la maglia del Cagliari era come se avessi un’armatura e scendevo in campo per difendere i valori della mia città”.



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