Han Kwang Song in allenamento ad Aritzo, col Cagliari, nell'estate 2017 (foto: Zuddas)

Han Kwang Song in allenamento ad Aritzo, col Cagliari, nell’estate 2017 (foto: Zuddas)

La luna di miele è terminata da diversi mesi. Ma Han e il Cagliari sono ancora alla ricerca di una stabilità che possa giovare ad entrambe le parti. Un percorso più tortuoso di quanto ci si potesse immaginare quando il giovane nordocoreano folgorò il mondo rossoblù. Situazione paragonabile a quella vissuta da molti suoi coetanei, se non fosse per i (giustificati) riflettori che pendono sul giocatore.

Era il febbraio 2016 quando Han, in versione Pollicino, iniziò a lasciare briciole di talento e aspettative con la maglia del Cagliari Primavera. Segnali immediatamente intercettati da tifosi, società e staff tecnico: inutile lasciarlo a svernare nel settore giovanile, l’attaccante era già pronto per il piano superiore. Gli ultimi tre mesi di stagione (cinque presenze e una rete all’attivo) in un Cagliari senza patemi di classifica, rappresentavano così un apprendistato in vista della stagione successiva.



Nell’estate che segue, Han affronta il suo primo ritiro precampionato da professionista mentre nelle sedi di mercato è oggetto del desiderio di diverse squadre. Specialmente in cadetteria. L’opzione Olbia – seppur in famiglia – non solletica l’entourage del giocatore. Il Cagliari è titubante, anch’esso disorientato davanti all’esplosione tanto rapida del giocatore. A spuntarla alla fine è il Perugia, che preleva (in prestito) il pacchetto Han-Colombatto-Pajac. L’avvio di stagione in maglia umbra è stordente, e in casa rossoblù inizia a serpeggiare la sensazione che Han potesse essere la risposta al deserto realizzativo che circonda Pavoletti. Il rimorso di chi, in fondo, non era pienamente convinto di quanto realizzato.

Non un caso che con la sessione di mercato invernale, il Cagliari si affanni per richiamare in Sardegna il giovane asiatico. Una mossa umorale, con poche tracce razionali, che costringe la società di via Mameli ad un esborso economico per “liberare” il giocatore. Dopo 17 presenze e 7 reti in un semestre perugino, Han viene paracadutato in una squadra pericolante. Una carta della disperazione da dare in pasto ai tifosi. Improbabile pensare (con cognizione di causa) che il rientro alla base di un giocatore poco più che debuttante in Serie A potesse risolvere tutti i problemi di una squadra incapace di creare gioco. Infatti, nonostante l’avvio promettente (l’unico a salvarsi nel naufragio contro il Napoli 0-5), anche Han rimane inghiottito nelle contraddizioni rossoblù, finendo per sparire dai radar.



Con il cambio della guida tecnica e le prime uscite stagionali, però, niente sembra essere cambiato. Han, come il più regolare dei soldatini, lavora in silenzio. Ma il traffico nel reparto avanzato vede calare le sue quotazioni. Accanto all’intoccabile Pavoletti, al neo-arrivato Cerri e al rinnovato Farias, infatti, Han e Sau sono rimasti a giocarsi la maglia del quarto attaccante. Situazione che attrae – e non poco – diverse società cadette, su tutte il Perugia, che riaccoglierebbe volentieri il ragazzo.

Come se il tempo si fosse fermato all’estate 2017, il Cagliari si sta confermando incapace di governare la crescita di uno dei suoi prospetti più interessanti. Proprio come nel caso di Santiago Colombatto, “scivolato” al ruolo di terza carta nelle gerarchie di Maran dopo l’arrivo di Bradaric, ma che la società di via Mameli teme di dover salutare – e poi pentirsi – in maniera definitiva.

Una lungimiranza balbettante dunque, che in nome di concetti fumosi ha regalato più di una chance a giocatori appassiti e con meno mordente. L’auspicio minimo è quello di non assistere allo spartito dell’ultima annata. Perché sbagliare sarà anche umano, ma perseverare…

Stefano Sulis



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