Lucas Castro in allenamento

Lucas Castro in allenamento

Quando Maran si è insediato alla guida del Cagliari il primo e unico nome nella sua lista dei desideri è stato Lucas Castro, centrocampista argentino che fra Catania e Chievo ha sempre seguito le orme del nuovo tecnico rossoblù. Dopo un tira e molla con la società di Campedelli, e forte della volontà del giocatore, il Cagliari è riuscito a regalare al tecnico il suo alfiere, facendolo diventare fin da subito il perno sul quale basare la strategia della squadra. Se Castro fosse una tessera di un puzzle sarebbe sia la prima che l’ultima, il pezzo dal quale partire e quello con il quale chiudere l’immagine del Cagliari che vedremo nella stagione 2018/2019.



Del centrocampista argentino ormai abbiamo imparato tante cose, dalla sua passione per la chitarra alle capacità tecniche e di abnegazione, ma poco è stato detto e scritto rispetto all’importanza dal punto di vista tattico. Lucas Castro è un centrocampista completo, dotato di ottima tecnica di base e dinamico, intelligente tatticamente e per questo in grado di passare da mezzala coast to coast “all’inglese” a esterno alto di centrocampo, finanche a trequartista atipico che unisce tempismo negli inserimenti a doti nell’ultimo passaggio.

Vero e proprio ago della bilancia di quello che fu il 4-3-3 del Catania maraniano e dell’ormai noto rombo in quel di Verona, Castro nel precampionato rossoblù è stato prevalentemente utilizzato come interno di destra fra i tre di centrocampo, dimostrandosi utile sia in fase di non possesso che in quella di possesso, ma lasciando intravedere soltanto alcune delle sua prerogative.

Ecco perché, con Joao Pedro ancora ai box a causa della nota squalifica per doping, Castro potrebbe essere la chiave di volta per cambiare abito sullo scacchiere e dare maggiori alternative ai rossoblù senza dover per forza adattare Ionita o Barella al ruolo di numero dieci. Nel 4-3-1-2 visto finora a Cagliari l’argentino è comunque fondamentale: nella pressione alta è la mezzala che accorcia sul terzino avversario, trainando alle proprie spalle l’esterno difensivo così portato a incollarsi all’avversario e facendo altrettanto con i compagni sul lato opposto, portati dall’aggressività di Castro ad accorciare anch’essi.

In Fenerbahce-Cagliari (2-1), i rossoblù offrono sprazzi di pressione alta: si nota la catena di destra spinta da Castro e il pentagono formato da attaccanti, trequartista e mezzali

In Fenerbahce-Cagliari (2-1), i rossoblù offrono sprazzi di pressione alta: si nota la catena di destra spinta da Castro e il pentagono formato da attaccanti, trequartista e mezzali

In fase di possesso l’argentino ha dimostrato già nell’antipasto della stagione di poter aggiungere alla squadra gli inserimenti in verticale senza palla e i cambi di passo palla al piede, mentre resta come asso nella manica il suo continuo attaccare le seconde palle sui lanci dalle retrovie dei compagni di difesa.



Sono insomma ancora da scoprire le sue attitudini offensive, a prescindere dalla posizione in cui può essere schierato. Basta però tornare indietro alle sue esperienze precedenti per vedere quanto i suoi movimenti senza (e con) la palla saranno di vitale importanza nello scacchiere di Maran. Nel suo passato clivense la sua qualità principale era quella di giocare sempre con lo sguardo diretto alla metà campo avversaria, sempre pronto sia con il corpo che con la mente ad accorciare, a scaraventarsi sulle palle sporche e ad attaccare lo spazio alle spalle delle punte quando quest’ultime uscivano dalla linea difensiva.

Castro attacca lo spazio rimanendo pronto per una palla che staziona a metà campo, ma anche per sfruttare la "spizzata" alle spalle della linea avversaria

Castro attacca lo spazio rimanendo pronto per una palla che staziona a metà campo, ma anche per sfruttare la “spizzata” alle spalle della linea avversaria

Castro segue il colpo di testa che prolunga il lancio dalle retrovie e attacca lo spazio alle spalle dei difensori; segnerà con un diagonale dai 16 metri

Castro segue il colpo di testa che prolunga il lancio dalle retrovie e attacca lo spazio alle spalle dei difensori; segnerà con un diagonale dai 16 metri

Castro, grazie al tempismo negli inserimenti, riesce ad abbinare a una costante presenza nell’area avversaria sui cross dalle fasce dei compagni anche la capacità di sfruttare questa dote nei calci da fermo, risultando spesso pericoloso grazie ai blocchi e all’abilità nel cosiddetto terzo tempo. Non solo, perché come mezzala riesce a essere non solo verticale, ma anche diagonale, allargando spesso il raggio d’azione per poi tagliare alle spalle del terzino avversario come una vera e propria ala.

Castro si allarga, prende alle spalle il difensore dettando la verticalizzazione; il Chievo segnerà grazie al suo cross e all'inserimento nel lato opposto dell'altra mezzala

Castro si allarga, prende alle spalle il difensore dettando la verticalizzazione; il Chievo segnerà grazie al suo cross e all’inserimento nel lato opposto dell’altra mezzala

Quest’ultimo aspetto ci racconta di un centrocampista in grado di giocare anche come esterno di un tridente, posizione spesso vista a Catania. La catena con Izco è stata un filo rosso che ha unito i due giocatori dalla Sicilia al Chievo e soprattutto con la compagine rossazzurra i movimenti coordinati dei due risultavano importantissimi per l’equilibrio tattico di una squadra che, ricordiamo, fece nella prima stagione di Maran il proprio record di punti assoluto in Serie A. Castro in quel contesto passava spesso, sia da partita a partita sia a gara in corso, da vertice alto di un centrocampo a tre disposto a triangolo a esterno di destra avanzato, scivolando da una posizione all’altra senza soluzione di continuità.

Nel Catania, come vertice alto del triangolo di centrocampo, Castro è pronto ad attaccare lo spazio alle spalle dell’esterno d’attacco sul lato dove è diretto il lancio dalle retrovie

Nel Catania, come vertice alto del triangolo di centrocampo, Castro è pronto ad attaccare lo spazio alle spalle dell’esterno d’attacco sul lato dove è diretto il lancio dalle retrovie

In definitiva, quando si parla di Castro ci si trova di fronte a un centrocampista completo, sia offensivo che difensivo, capace di giocare sull’esterno come centralmente, tatticamente imprescindibile e ottimo sia in costruzione che in fase di rottura, sia senza che con la palla, sia che si giochi un calcio propositivo sia che si giochi in maniera più attendista puntando sulle ripartenze o sui lanci dalle retrovie.

Nella posizione di vertice alto del triangolo di centrocampo, Castro diventa anche il primo a pressare sul regista avversario, mentre due delle tre punte si allargano sui terzini e la terza rientra a centrocampo in copertura. Un lavoro dispendioso dal punto di vista fisico, ma che se affinato nei sincronismo permette di giocare piuttosto alti nella pressione e di essere più vicini alla porta quando si recupera palla.



Il Cagliari, in assenza di Joao Pedro, ma anche con il rientro del fantasista brasiliano, potrebbe optare proprio per questa opzione, spostando così Castro come vertice di centrocampo coperto da Cigarini (o Bradaric) e Barella, mentre l’Izco della situazione potrebbe essere rappresentato da Ionita.

In alternativa lo stesso centrocampista argentino potrebbe giocare come terzo di destra in un ipotetico 4-3-3, con Ionita come mezzala e Farias sul alto opposto del trio d’attacco in una posizione a lui più congeniale. Lucas Castro dunque come uomo che può far cambiare veste alla squadra, a Maran la scelta per presentarla durante la stagione alle porte.

Matteo Zizola

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