Rolando Maran e Marcello Carli in conferenza stampa (foto: Enrico Locci/Agenzia Fotocronache)

Rolando Maran e Marcello Carli in conferenza stampa (foto: Enrico Locci/Agenzia Fotocronache)

È calato il sipario sulla sessione estiva di calciomercato. Finalmente, commenterà qualcuno. Dopo settimane di trattative e abboccamenti, indiscrezioni e smentite, è tempo di lasciar parlare il giudice ultimo: il rettangolo verde. Inutile, però, negare come le trattative di mercato riescano a solleticare le ambizioni dei tifosi, ognuno coi propri progetti e le rispettive opinioni. Al termine di una sessione intensa come quella appena conclusa, è possibile tracciare un bilancio complessivo delle operazioni condotte in porto dal Cagliari.

Come uno studente a rischio bocciatura fino al 10 giugno dell’anno precedente, il Cagliari si è deciso a cambiare. E tanto, come testimonia il passivo di 19 milioni al gong finale del mercato. Novità che cominciano dalla guida tecnica, sinonimo di come fosse indispensabile un’inversione di tendenza. Archiviato il martoriante e continuo paragone tra Rastelli e Lopez, si riparte da Rolando Maran. Quadrato, pratico, con buona pace degli amanti delle bollicine. Avrà a disposizione una rosa plasmata sulla sua idea di calcio, a dimostrazione della fiducia di cui gode in via Mameli. Una rosa che offre diverse garanzie e qualche scommessa.



Il colpo principale era già presente nella rosa della passata stagione. Non conosceremo mai, probabilmente, l’ammontare delle offerte pervenute per Nicolò Barella, ma l’aver trattenuto lo Swarowski nella bacheca di casa rappresenta certamente un messaggio di solidità.

Nelle retrovie, gli arrivi di Srna e Klavan regalano esperienza e respiro internazionale al gruppo di Maran. Gli scettici potranno (giustamente) obiettare come gli arrivi analoghi di Alves, van der Wiel e Isla non abbiano sortito gli effetti sperati. Altrettanto vero che alle spalle dell’ex Liverpool e di Ceppitelli spingano due elementi affidabili come Romagna e Pisacane. Discorso applicabile anche al capitolo terzini: due per fascia, diversi per caratteristiche e spendibili, perciò, in relazione agli avversari e ai momenti delle gare.

Tra i volti nuovi, la certezza è data da Lucas Castro. Conosce il calcio italiano e le architetture del tecnico, suo sponsor numero uno: la logica porta a pensare che, per lui, cambieranno solo i colori della divisa. Qualche timido punto interrogativo per Bradaric. Non tanto per le qualità (rispecchia le caratteristiche del regista ricercato da Maran), quanto per la capacità di adattamento ad un campionato più probante rispetto a quello croato.



L’annata del reparto offensivo sarà legata all’esito di alcune scommesse. Alberto Cerri, reduce da una buona stagione a Perugia, è chiamato ad una conferma nella massima serie. Dieci milioni rappresentano un investimento importante per l’ex Parma, un attestato di fiducia da parte di via Mameli, nella speranza di una consacrazione definitiva dopo i segnali incoraggianti lanciati nel suo percorso formativo. Farias e Sau, per motivi diversi rispetto a Cerri, sono altre due scommesse. In cerca di rilancio dopo una stagione con le polveri bagnate e segnata da alcuni grattacapi fisici di troppo, si apprestano ad iniziare la stagione dal sottotitolo “ora o mai più”.

Logica la cessione di alcuni elementi ormai fuori dai giri rossoblù e poco utili alla causa: Miangue, Giannetti, Capuano, Deiola. Si, anche Deiola. Al netto dell’apprezzabile attaccamento alla maglia, infatti, solo un sardismo stantio e con pochi sbocchi nella logica del professionismo avrebbe trattenuto il centrocampista in rossoblù. Deiola intraprenderà il suo percorso, come ogni altro suo collega, nella speranza di averlo (veramente) utile e arruolabile tra dodici mesi. E non come un simbolo fine a sé stesso.

Errori? Dovendo cercare un neo, è difficile trovare una spiegazione a due conferme. Daniele Dessena, ormai una bandiera riposta in una teca, e Marco Andreolli, arrivato in pompa magna dodici mesi fa e ormai relegato al ruolo di quinta scelta tra i centrali. Due ingaggi pesanti che – specialmente nel secondo caso – il Cagliari non è probabilmente riuscito a piazzare. Ma siamo davanti al cosiddetto ago nel pagliaio, che non pregiudica una valutazione ampiamente sufficiente. Il giudizio finale, l’unico insindacabile, spetta ora al campo. Buon campionato a tutti.

Stefano Sulis



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