Ninni Corda, 44 anni

Ninni Corda, 44 anni

“Che peccato non aver potuto lavorare a Olbia, con Rusconi presidente”. Parla così Ninni Corda, oggi direttore tecnico a Como (dove il presidente è il cagliaritano Roberto Felleca), in un’intervista a L’Unione Sarda, dove ripercorre la sua vita calcistica. Girovago del pallone, prima sardo e poi italiano (Monterotondo, Como, Savona, Barletta), Corda parla di “società con base solida” per il Como, che negli ultimi tempi è stato investito da una contestazione mica da ridere, con tanto di striscioni ostili alla proprietà compilati in limba.

“La speranza è l’ultima a morire”, afferma in merito al ricorso al TAR portato avanti per ottenere il ripescaggio in Serie C (il Como ha vinto i playoff), parlando di “calcio alla frutta” rispondendo sul caos che attanaglia i campionati di Serie B e Serie C, tra ricorsi, rinvii di calendari e inizio di campionati, scioperi dei calciatori.



Poi la considerazione importante sul presente e sul futuro. “Con il rispetto che ho per tutti, oggi in Sardegna potrei allenare solo a Cagliari e a Olbia”, mentre sulla Nuorese di Artedino retrocessa in Eccellenza ha parole agrodolci. “Mi piange il cuore per la mia città. La gestione degli ultimi anni, però, non credo sia stata all’altezza del grande pubblico nuorese. E mi dispiace anche per Artedino, uno che ci mette passione e denari. Ne ho grande rispetto, pur non condividendone alcune scelte”.

La Sardegna del pallone vive un periodo con alti e bassi. “Purtroppo il livello è molto basso – dice Corda -. Se togliamo Cagliari, Olbia e Arzachena, e mi auguro presto la Torres, c’è poco. Non ho notato una crescita dei settori giovanili negli ultimi anni”. Complimenti al Lanusei: “Conosco il presidente Daniele Arras: riesce nel miracolo di far quadrare i conti e di fare calcio in un certo modo in un paese molto piccolo”.

Espresso “sconforto totale” per la sparizione dell’Alghero, Corda auspica la riemersione del calcio del sud dell’isola (“Chissà, magari il selargino e cuore granata Felleca potrà dare una mano a quei colori”), e indica nella Juventus “un modello di ispirazione”. Il sogno? “Arrivare in Serie A con il Como dei sardi. Con un progetto buono, in 5-6 anni è possibile”.



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