Empoli-Cagliari

Empoli-Cagliari

Sembra di vedere il Cagliari di qualche mese fa”. Alzi la mano chi non lo ha pensato durante Empoli-Cagliari, con una vena di amarezza o con i primi timori in vista della stagione che sarà. Constatazione difficilmente opinabile alla luce dello spettacolo offerto dai rossoblù. Una prestazione che ha mostrato il fianco ai primi, precoci, allarmismi.

Già, precoci. Perché il calendario è ancora aperto sul mese di agosto e all’orizzonte si prospettano altre 37 giornate di campionato. Probabilmente l’unico motivo di fiducia lasciato in eredità dal “Carlo Castellani” di Empoli. Lo scoglio a cui aggrapparsi dopo una sconfitta che racconta solo in parte la mediocre recita offerta dal Cagliari, oltretutto contro un avversario diretto nella corsa alla salvezza.



Mai sanguinare davanti agli squali“, ripeteva spesso Dan Peterson. Lezione che il Cagliari avrebbe dovuto ben tenere a mente. Lo stesso Rolando Maran, alla vigilia, professava coraggio: Non mi precludo nulla, dobbiamo dare il massimo” affermava il tecnico trentino. Parole immediatamente smentite a distanza di poche ore. Dal primo minuto, infatti, il Cagliari ha regalato il pallino agli avversari, che per oltre un’ora hanno determinato ritmi e fluidità di gioco. Una squadra tutt’altro che trascendentale quella di Andreazzoli, armoniosa nella sua essenzialità e andata a nozze contro una rivale tanto passiva.

Inutile attendere uno squillo dei solisti, inghiottiti nella spirale di confusione e nervosismo. Da Castro, bisognoso di affinare l’intesa coi compagni, passando per Cigarini e Farias, ancora al piccolo trotto, fino ai terzini, apparsi impacciati (Faragò) e timidi (Lykogiannīs). Ultimo, ma non ultimo, Nicolò Barella: atteso dall’anno della completa consacrazione e sul quale pende un’ambiguità tattica relativa al ruolo. Nessun sofismo, solo quella chiarezza che gioverebbe alla crescita del giocatore.

Le materie da studiare e sulle quali crescere, perciò, non mancano. Come è inevitabile che sia a fine agosto. Evitiamo però di arrivare all’ultimo giorno di scuola con l’acqua alla gola. Il tempo non manca: non sprechiamolo.

Stefano Sulis



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