Nicolò Barella impegnato a Empoli (foto: www.cagliaricalcio.com)

Nicolò Barella impegnato a Empoli (foto: www.cagliaricalcio.com)

Fattori tecnici e tattici, sia individuali che collettivi. E’ difficile trovare fra gli aspetti negativi visti quello risultato più determinante nella sconfitta del Cagliari a Empoli. C’è però un filo rosso che potrebbe legare ognuno di loro e che risponde alla parola trequartista.

Il tema del numero dieci è figlio del calciomercato concluso senza regalare a Maran l’alter ego di Joao Pedro. La cui squalifica era cosa nota già da mesi e che, quando sarà disponibile, non avrà comunque un sostituto di ruolo in caso di infortuni o squalifiche, motivi non così rari nella carriera del brasiliano. Da un lato, dunque, pur prendendo un tecnico fedele al 4-3-1-2, non si è coperto a dovere un ruolo fondamentale come quello del numero dieci; dall’altro lo stesso tecnico sembra al momento non voler fare di necessità virtù. Si entra, insomma, in un tema caro agli allenatori che si sono succeduti sulla panchina cagliaritana: quello della duttilità. L’adattamento dei giocatori al sistema di gioco vince su quello di quest’ultimo ai giocatori disponibili. E così Maran, non avendo a disposizione un trequartista di ruolo, ha optato per lo spostamento a turno di Barella e Ionita (più Sau in corso d’opera). Senza riuscire a coprire con profitto quello che ad oggi è a tutti gli effetti un buco.



Il piano di riserva resta dunque nel cassetto, ma appare necessario. Anche se prioritario sarà trovare la miglior condizione fisica così da trascinare così quella mentale, ugualmente importante. L’Empoli, infatti, ha vinto tutti i duelli ed è arrivato quasi sempre primo sulle seconde palle, marchio di fabbrica di Maran nei suoi trascorsi clivensi e catanesi. E, non dimentichiamolo, punto di forza del Cagliari che si risvegliò dal torpore nelle ultime gare dello scorso campionato. Quando, come oggi, mancavano Joao Pedro e la sua alternativa dietro le punte.

Resta comunque il dovere di trovare varianti a quel 4-3-1-2 che ha fatto parte della storia recente del Cagliari e che sembrerebbe l’unica stella polare del nuovo corso. In un calcio che è cambiato profondamente, a maggior ragione se non si hanno gli interpreti adatti per far rendere al meglio la squadra con una certa disposizione, perseverare nelle proprie convinzioni potrebbe essere deleterio. Magari avrà ragione Maran, tutto si sistemerà dopo una serata storta, ma già da domenica contro il Sassuolo si avrà la prima controprova. Ironia della sorte, proprio contro quel De Zerbi a lungo accostato alla panchina rossoblù nella corsa poi vinta dal trentino. Una gara fondamentale. Togliere lo zero alla voce punti in classifica, ma soprattutto scacciare i fantasmi del passato, è l’obiettivo primario.
Matteo Zizola



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