Roberto De Zerbi

Roberto De Zerbi

“Io voglio un tecnico foriero di una squadra propositiva, che faccia emozionare, che non sia passivo”. Era il 23 maggio, il Cagliari si era appena salvato in extremis dal baratro della Serie B e il nuovo direttore sportivo Marcello Carli parlava così descrivendo l’identikit dell’allenatore dell’immediato futuro.

Il primo nome che venne in mente fu quello di Roberto De Zerbi. Erano d’altronde passate poche settimane da quel Benevento-Cagliari che, nonostante la rimonta rossoblù tutta nel recupero, aveva già suonato il primo di tanti campanelli d’allarme per Barella e compagni.



I destini di De Zerbi e il Cagliari si erano incrociati già a ottobre quando, proprio alla Sardegna Arena, il tecnico bresciano esordì sulla panchina del Benevento. I campani arrivarono in terra sarda con zero punti in classifica, e solo una prodezza di Pavoletti oltre il novantesimo tolse loro la possibilità di portare a casa il primo, storico punto in Serie A.

Già da quella gara De Zerbi mostrò il suo credo calcistico che rispecchia proprio l’ipse dixit di Carli: squadra propositiva, nonostante la classifica deficitaria; che fa emozionare, per nulla passiva, non schiava di una tattica precostituita, ma modellata sulla base dei giocatori disponibili. E, successivamente, adattata alle idee del proprio allenatore con la rivoluzione nel mercato di gennaio.

La gara di ritorno suonò poi come conferma. Il Benevento, sempre ultimo in classifica e davanti alla classica ultima spiaggia, mise il Cagliari alle corde per novanta minuti, dimostrando che si poteva comunque provare a giocare a calcio senza paure. Il Cagliari strappò i tre punti sulla sirena, ma il nome di De Zerbi iniziò a fare capolino fra i desiderata dell’ambiente rossoblù.

Con l’arrivo del nuovo ds, colui che portò Sarri a Empoli, l’equazione Carli-De Zerbi si fece più insistente e non può che tornare alla mente il momento nel quale Capozucca contattò Gasperini per la panchina del Cagliari, una volta raggiunto il ritorno in Serie A con Rastelli. Un rimpianto che ancora aleggia dopo ormai tre anni, acuito dalle prestazioni di un’Atalanta pronta a entrare in pianta stabile nel calcio europeo e, soprattutto, fucina di giocatori che prendono il volo non appena sfiorati dal Re Mida Gasp. Domenica De Zerbi tornerà a Cagliari, ancora una volta diretto verso la panchina avversaria, forte della vittoria all’esordio contro l’Inter. Una vittoria che le cronache dicono meritata e figlia di quel calcio propositivo, emozionante e non passivo di cui sopra: una vittoria, insomma, agli antipodi di quello che ha lasciato la sconfitta cagliaritana a Empoli.

Riuscirà De Zerbi a creare nuovi rimpianti? A Maran la risposta.

Matteo Zizola



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