Sau, Cigarini, Pavoletti, Dessena

Sau, Cigarini, Pavoletti, Dessena

A Empoli il Cagliari si è presentato con un 4-3-1-2 molto simile a quello che aveva finito la precedente, tribolata stagione. Rolando Maran, tra squalifiche e dinamiche di mercato, ha dovuto – più per necessità che per scelta – confermare molto di quanto aveva trovato in cambusa, con la sola eccezione del fido Castro. La cartina di tornasole della Serie A, dopo la qualificazione agrodolce in Coppa Italia, ha detto che tanto c’è ancora da fare. E che, sopratutto, occorre quanto prima trovare nuovi risvolti in una rosa dove le soluzioni non mancano. Se, poi, queste siano all’altezza, dovranno dirlo il campo e l’operato del tecnico.



A cominciare dal modulo, il ferreo e dogmatico 4-3-1-2, dove sia la questione trequartista sia quella dei terzini va chiarita quanto prima. La prima è stata sviscerata a dovere (clicca qui) e rasenta il banale, anche se non è semplice fronteggiarla dopo un’estate in cui si è scelto di perseguire un’unica strada, per giunta con il mezzo degli adattamenti forzosi. La seconda resta lì sul tavolo: tra Faragò a disagio in un questo sistema, Lykogiannis che non spicca ed è limitato un po’ ovunque, Pajac all’esordio in A e la curiosità per Srna, ecco che la lunga coperta (un anno fa il problema era opposto) rischia di diventare quantomeno poco confortevole. In mezzo il dilemma non è cosa da poco: lanciare subito nella mischia Klavan sembra la trovata più fresca, con Romagna che tornerebbe a destra dove è più a suo agio, mentre Pisacane ha palesato non pochi patemi e Andreolli viene da un periodo in modalità pacco postale.

Provare, però, è la prima regola. Serve sfogliare la margherita per arrivare a dama. Sugli esterni difensivi come altrove. E allora, ecco perché Pajac a sinistra farebbe al caso rossoblù, visto che il croato ha mostrato buona gamba e personalità, magari un po’ di caciara ma anche quella verve che dovrebbe dare un’opzione aggiuntiva alla manovra. Durante l’estate si sono spesso e volentieri viste due coppie definite: Faragò-Lykogiannis e Srna-Pajac. Uno di spinta, offensivo, l’altro più guardingo. L’esperto ex Shakhtar morde il freno, è piaciuto per professionalità e carisma, e chissà che alla prima alla Sardegna Arena non possa esserci direttamente un trio tutto con provenienza “a scacchi”.

La propensione al cross e alla spinta di Pajac consiglierebbe l’inserimento del doppio centravanti, con Cerri (visto nel finale disperato a Empoli) accanto a Pavoletti. L’incognita estiva diventerebbe in fretta ricerca di antidoto, con tutti i rischi di sorta. Ma il Cagliari ha bisogno di una scossa per non trovarsi subito nel pantano fatto di equivoci tattici e inaffidabilità di chi da anni anima l’attacco rossoblù. Qui c’è Sau, apparso volitivo e in palla anche nel caos empolese. In casa, in una gara da vincere (ma di fronte ci sarà un Sassuolo sbarazzino e ben preparato da De Zerbi), Pattolino può accendere la luce arretrando il suo raggio d’azione. Ha tecnica e visione, non ha più l’animo dello stoccatore. Sperimentarlo da trequartista è quasi doveroso. Un’idea che Maran non ha mai smentito, aprendo anzi alla stessa.

Qualcosa andrà fatto in mezzo, dove Barella non si tocca (a patto di riportarlo nella sua posizione e uscire dalla confusione) e non di sola corsa si può vivere. Con lui e Castro interni, potrebbe essere la volta di BradaricCigarini è apparso ancora in ombra e in difficoltà. Il croato è reduce dai Mondiali, come tanti colleghi che però sono già scesi in campo in gare ufficiali senza dimostrare fiato corto o gambe pesanti.



Cambiare per migliorare, magari scuotersi. Nessuna ricetta dà certezze, e Maran sa quel che è meglio fare, vedendo ogni giorno la squadra e sapendo cosa ha in mano. In un Cagliari che, però, deve voltare davvero pagina. Maneggiare con cura ma con decisione.

Fabio Frongia

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