L'esultanza effimera del Cagliari contro il Sassuolo (foto Zuddas / Agenzia Fotocronache)

L’esultanza effimera del Cagliari contro il Sassuolo (foto Zuddas / Agenzia Fotocronache)

La gara contro il Sassuolo rinfranca il Cagliari. Anche se incassare il pareggio avversario all’ultimo tuffo, per giunta su rigore (e VAR) fa male. E non poco. Di sicuro, però, c’è stata la cosa più importante: un colpo di spugna sopra la prestazione di Empoli. Si attendeva (e auspicava) una rivoluzione nelle scelte di formazione: è arrivata eccome, da parte di Maran, che ha certamente stupito al momento della lettura dell’undici di partenza. Ma si è registrata anche, e soprattutto, una miglioria nella condizione fisica, portando con sé una mentalità più battagliera.



Il tecnico trentino si è così affidato all’esperienza, rappresentata da Srna, Padoin e non solo. Gli esterni difensivi, che furono uno dei problemi una settimana prima, sono diventati la forza, grazie all’apporto proprio dei due più anziani.  Nel momento di difficoltà ci si è aggrappati a chi, per storia, ha la capacità di mettersi alle spalle le paure e di trascinare con sé i compagni. Il terzino croato ha così cancellato i dubbi sul suo ingaggio, fornendo una prova di livello assoluto, coronata dall’assist per il raddoppio illusorio di Pavoletti. L’ex Shakhtar è già beniamino.

Dal match contro gli uomini di De Zerbi arriva anche la conferma della duttilità di alcuni elementi. Questo dà più opzioni a un Maran evidentemente voglioso di mettere tutti in ritmo. Non è dunque un caso il ricorso a Dessena al posto di Castro, out all’ultimo con sgomento dei supporters, così come la staffetta Sau-Farias (invertita rispetto ad Empoli) accanto al totem Pavoletti.

Come si dice in questi casi, guai ad esaltarsi ora e guai a deprimersi per la sconfitta precedente. Alcuni fattori hanno dimostrato che il lavoro da fare è ancora copioso. Benché, come detto da Maran nel post partita, la strada intrapresa sia quella giusta. Il ritorno alla compattezza, ai reparti collegati e alla capacità di aggredire le seconde palle fa da contraltare alle amnesie difensive che hanno permesso al Sassuolo prima di far suonare l’allarme con Sensi e poi, all’alba della ripresa, di pareggiare il momentaneo vantaggio di Pavoletti. Allo stesso modo c’è da lavorare sulla mentalità di una squadra che sembra difettare alla voce killer instinct. Quando il Sassuolo è rimasto in dieci, con i rossoblù in vantaggio, è mancato il cosiddetto colpo del KO. Ci si è accontentati di trascinare la partita verso il fischio finale, senza riuscire né a congelare la contesa né a infilzare per la sicurezza. Un aspetto mentale figlio di un passato che stenta a farsi dimenticare, ma che diventa cruciale per non lasciare altri punti sulla strada della salvezza.



Non è un caso che ad accompagnare questo limite ci sia l’ormai noto problema della seconda punta. Sau si impegna e aiuta, ma non punge. Farias danza, ha spunti ma anche pause. La sostanza è che, in attesa di Joao Pedro, occorre parlare di Pavo-dipendenza.

Obiettivo, insomma, è scacciare anche l’altro fantasma del passato: quello del passo del gambero. Obbligatorio dare continuità e proseguire sulla strada intrapresa, stando lontani dalle montagne russe. La corda è tesa, Maran non ha alcuna intenzione di allentarla.

Matteo Zizola

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