Bradaric in campo nel finale di Cagliari-Sassuolo (foto: Zuddas / Agenzia Fotocronache)

Bradaric in campo nel finale di Cagliari-Sassuolo (foto: Zuddas / Agenzia Fotocronache)

Il Cagliari dei dualismi può essere considerato una novità. Soprattutto dopo che, nella storia più recente, alcuni ruoli erano coperti da un solo giocatore, quando non demandati all’adattamento plurimo del tappabuchi di turno. Partendo dagli esterni di difesa e arrivando alla spalla di Pavoletti, la concorrenza oggi è alta pressoché in ogni casella dell’intoccabile 4-3-1-2 maraniano. Nel dettaglio, tra i ballottaggi più caldi c’è sicuramente quello che vede protagonisti Luca Cigarini e Filip Bradaric.

Nella passata stagione il professore emiliano era il regista unico e indiscusso della squadra, tanto che la sua assenza nel cuore del girone di ritorno fece soffrire non poco la già fragile truppa rossoblù. Un’annata a più volti, la prima di Cigarini in Sardegna: partita da diesel (ma denotando subito miglioramenti in termini di gestione del gioco), proseguita da leader, quindi l’infortunio e la macchia di un pomeriggio nero in quel di Genova. Proprio quella città dove Cigarini viveva e giocava (poco, chiuso dall’emergente Torreira) l’anno prima.



Un’estate in bilico, ma l’importanza di Cigarini non è mai stata in discussione. Soprattutto l’imprescindibilità di un regista. E allora, scelto di mandare Colombatto a Verona, ecco l’esigenza di trovare in Bradaric un alter ego efficace. Seconda linea della nazionale croata vice-campione del mondo, sul suo valore ha garantito il connazionale Srna, e pochi sono stati i dubbi del club nell’andare a prenderlo dal Rijeka.

Settimane di apprendistato, assaggi di partite vere alla Sardegna Arena, adesso appare pronto a cercare di strappare la titolarità a Cigarini. I tifosi hanno già scelto, Maran fa ovviamente diplomatica melina, le premesse fornite dai match contro Palermo e Sassuolo hanno messo l’acquolina all’ambiente. I tempi sono maturi per affidargli la regia?

Qualche settimana fa presentavamo Bradaric nel dettaglio (leggi qui), i primi minuti in campo hanno confermato l’idea di un regista gradito a Maran, meno architetto e più robusto ragioniere, simile a quel Radovanovic che il tecnico trentino piazzava davanti alla difesa del suo Chievo. Muscoli e qualità di rottura delle trame avversarie, ma anche ordine, pochi fronzoli e facilità nel cucire la manovra sul corto: queste le doti di Bradaric che hanno convinto a puntare su di lui.

Ora sta al croato confermare quanto di buono si dice e si è visto finora. E sta a Cigarini crescere di condizione, tornare sui suoi livelli, sentirsi ancora importante e farsi trovare pronto allorché dovesse partire dalla panchina. Non un rincalzo, ma una risorsa aggiuntiva. Senza dimenticare che Bradaric potrà all’occorrenza giocare dietro le punte, e allora magari si parlerà di convivenza.

La tecnica, l’intelligenza tattica e la visione periferica di Bradaric sono incoraggianti, ma prima di mettere il carro davanti ai buoi è necessario affrontare una prova del campo più solida e costante. Perché se è vero che l’attuale Cigarini non convince, è altrettanto innegabile come sovente chi sta fuori abbia sempre ragione, un po’ come gli assenti. In ogni caso, ad oggi c’è fiducia: le chiavi del centrocampo del Cagliari sembrano in buone mani.

Matteo Zizola



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