Leonardo Pavoletti esulta

Leonardo Pavoletti esulta

Sono bastate due partite (più una di Coppa Italia), a Leonardo Pavoletti, per riannodare il filo con la stagione passata: il centravanti livornese sarà ancora il trascinatore del Cagliari. Un ruolo che ben si sposa con le ambizioni e lo spirito del panzer rossoblù: “Ho fatto finalmente un ottimo ritiro – ha raccontato l’ex attaccante del Napoli ai microfoni di Francesco Velluzzi de La Gazzetta dello Sport -. Ho lavorato  bene con Maran e lo staff, con loro sono felice”.

I gol di testa sono ormai un marchio di fabbrica: “Devi capire prima degli altri dove va il pallone, più vai verso la palla e più forza dai – spiega –. Poi se la schiacci il portiere ha più difficoltà. E devi saper prendere il tempo. Chiaro, una cosa su cui lavoro è il controllo del pallone, migliorare nello stop perché so di non avere un piede raffinato”.



Ha già dimostrato di avere un piede educato Darijo Srna, i suoi cross potrebbero aiutare ulteriormente il lavoro aereo del Pavo: “Credo che mi abbia preso in simpatia. Da subito. E perché lo prendo sempre in giro. Ma se mette tanti cross la smetto. Parliamo di un campione vero, non un turista per caso, uno che a 36 anni lavora così è un esempio per il calcio. Così come Padoin, un altro che si allena sempre al massimo”.

Il bottino di reti sta facilitando la crescita di un rapporto sempre più stretto con i tifosi: “Sono alla seconda stagione a Cagliari e comincio a legarmi. Mi sono fatto degli amici anche fuori dal club. Uno, a dire il vero, giocava con me a Casale Monferrato e l’ho ritrovato qui. Ricordo che inizialmente, dopo la fantastica accoglienza in aeroporto, c’era un po’ di diffidenza. Adesso sento il calore”.



Una stima generata anche dallo spirito di sacrificio che mostra sempre in campo: “Non guardo in faccia nessuno: adrenalina pura. Le prendo e le do. In allenamento, con i compagni, sto più attento. Partner ideale? Uno piccolo che scarta e inventa la giocata, ma è normale perché non sono molto creativo e aiuto nel gioco di sponde, palle sporche e contrasti. Il gol poi è benzina pura, il coronamento del lavoro di una settimana di sudore e sacrifici in allenamento. Una sensazione unica per cui la notte non riesci a dormire”.

Capitolo Nazionale: sogno ancora vivo? “Assolutamente si, sarei contento di tornarci. Vorrebbe dire che sto facendo bene con la squadra”.

Il Cagliari ha creduto in lui, cinque anni di contratto e un investimento pesante: “Ringrazierò il presidente Giulini per sempre, mi ha dato fiducia e il tempo che mi serviva dopo le difficoltà di Napoli. Ha capito che siamo umani e non macchine. In città mi trovo benissimo, vivo con la mia compagna ma esco anche con i compagni di squadra. Amo il pesce e ho imparato ad apprezzare le specialità tipiche, mi piace conoscere i ristoranti e ormai ho i miei punti fissi. Tra un mese e mezzo, poi, diventerò padre: il gol più bello della mia vita. E nascerà a Cagliari”.



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