Leonardo Pavoletti (foto: www.cagliaricalcio.com)

Leonardo Pavoletti (foto: www.cagliaricalcio.com)

Non c’era bisogno dei 4 gol (due doppiette) in tre partite ufficiali per decretare la Pavo-dipendenza del Cagliari. Il centravanti labronico è partito a cannone, sulla scia della precedente annata, in cui, dopo uno start arrugginito dalle magre napoletane, aveva di fatto salvato i rossoblù a suon di capocciate. Un buon motivo per sorridere, ma come sempre in questi casi c’è anche il rovescio della medaglia: la paura che un raffreddore getti nello sconforto una squadra che ha disperato bisogno di trovare altre certezze là davanti.



Sull’ex Genoa tutto si è detto – dalla mortifera capacità aerea alla generosità unita alla condizione fisica frutto di professionalità – e si può aggiungere soltanto come nell’unica gara senza gol (a Empoli) fosse stato comunque lui il più pericoloso. Allora la difettosa mira su un colpo di testa e uno “splendido palo” avevano fatto gridare vendetta. A lui per primo.

Su quello che circonda Pavoletti, invece, molto c’è da dire. In questa sede ci si era espressi prima del ritiro estivo su quanto fosse azzardato affidarsi (come poi si è fatto) alle lune di Farias e Sau. E l’inizio di campionato non ha smentito, anzi. Prima il brasiliano, poi il sardo, hanno confermato come la porta sia per loro chimera, e che c’è solo da sperare in una redenzione per ora non quotata.

Maran ha provato prima l’uno e poi l’altro, e chissà se a Bergamo non scelga la terza opzione. Quel Cerri per il quale il club si è esposto non poco dal punto di vista economico. Va da sé che debba giocare, anche se nel calcio di cose con poca logica se ne vedono spesso e volentieri. Di sicuro, però, con questo Pavoletti (e con quello della scorsa stagione) il gigante Alberto rischia di trovare poco spazio. Se è stato preso anche per affiancare Pavoletti, allora, i tempi potrebbero essere maturi per lanciare il ventiduenne parmense.



Da sempre in rampa di lancio, schizzato in alto con le ottime cose fatte a Perugia, cambierebbe non poco la fisionomia di un Cagliari che sembra venire fuori con i crismi dell’esperienza e della fisicità. Cerri non ha (ancora) la prima, ma abbonda della seconda. E per una squadra tutto corsa, polmoni, duelli e seconde palle sarebbe manna avere un’ulteriore iniezione di peso.

Del resto, se non si vince nemmeno quando Pavoletti fa doppietta un campanello d’allarme dovrebbe suonare in tempi non sospetti. Perché il valore di Farias e Sau è quello che si conosce (e si vede), e non vale più la locuzione “dobbiamo migliorare”. Per farlo serve altro.

Fabio Frongia

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