L'esultanza del Cagliari a Bergamo

L’esultanza del Cagliari a Bergamo

Dopo l’esordio contro l’Empoli, la sensazione fu quella di aver ritrovato certi fantasmi del passato. Il primo punto casalingo, ottenuto contro il Sassuolo, aveva risollevato l’umore di squadra e ambiente. I tre punti conquistati contro l’Atalanta promettono un futuro roseo. Questione di condizione, di atteggiamento, ma soprattutto della filosofia di Maran, che giorno dopo giorno viene assimilata da chi in campo deve poi esprimerla, concretizzando i concetti di compattezza, squadra corta e voglia di lottare. Tutti elementi fondamentali per avere soddisfazioni.

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Alle sensazioni dal vivo fanno da spalla i fatti, sotto forma di dati. In fase di non possesso palla, al Castellani, il Cagliari aveva occupato in lunghezza quasi 33 metri di media, e in larghezza 28,5. A Bergamo si è passati ai quasi 25 per 30. Sembrerebbe insignificante, ma si tratta di ben 300 metri quadri di differenza, che ribadiscono quanto i reparti si siano avvicinati, permettendo ai singoli di esprimersi al meglio e di trovare sempre un appoggio dal compagno.



Questo atteggiamento permette di recuperare il pallone con maggiore frequenza e di poter così sviluppare una manovra più lineare, fatta di combinazioni strette e veloci, passaggi corti e gioco a uno, massimo due tocchi. Senza sfilacciamento diminuiscono i lanci lunghi e niente sembra affidato al caso. Che il tutto avvenga per una crescita della condizione fisica o grazie ai nuovi acquisti, inseriti strada facendo, poco cambia. Il risultato è un Cagliari magari non spumeggiante, ma senza dubbio solido e arcigno.

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I singoli, appunto. A Empoli scesero in campo dieci undicesimi della squadra salvatasi a fatica pochi mesi fa. Contro il Sassuolo uscì (per infortunio) Castro ed entrarono i nuovi acquisti Srna e Klavan, oltre a Padoin: esperienza al potere. A Bergamo Maran ha deciso di lanciare anche Bradaric, davanti alla difesa, con risultati egregi.



Brada ha rappresentato il punto nevralgico di uno schieramento nel quale tutto ha funzionato alla perfezione. Il baricentro perfetto che ha unito fisicità, recuperi difensivi (ben 5, più del totale di Cigarini in due partite), tecnica e visione di gioco, dettando i tempi e dando spesso sfogo alla manovra con un senso della posizione di livello assoluto. Un regista che calza alla perfezione con il maranismo. Solido, intelligente e senza tanti fronzoli, dotato di velocità di pensiero e di capacità nel capire il momento: quando accelerare manovra e passo e quando, al contrario, mettere in congelatore il gioco e restare a protezione del reparto difensivo.

Le impressioni lasciate negli spezzoni delle prime uscite stagionali sono state confermate alla prima occasione utile da titolare. Calciatore e squadra si sono aiutati reciprocamente. La prossima prova sarà rappresentata dal Milan, ma soprattutto dalla necessità di ripetersi dando continuità ad un certo tipo di prestazione. Il passato ha abituato ad un continuo sali-scendi di prestazioni e risultati, adesso la strada appare tracciata e, come da slogan societario, va percorsa un centimetro alla volta. La salvezza è obiettivo minimo, pensare in grande non deve essere un’utopia.

Matteo Zizola



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