Stefano Sardara, deus ex machina della Dinamo Sassari (foto: Giuliano Gatti)

Stefano Sardara, deus ex machina della Dinamo Sassari (foto: Giuliano Gatti)

Probabilmente serviva una bella entrata a gamba tesa come quella di Stefano Sardara per aumentare l’attenzione su due creature che da un po’ segnano il passo. Dinamo Sassari e Cagliari Dinamo Academy, pezzi di uno stesso puzzle, ultimamente non scaldano granché, per motivi molto diversi. Purché se ne parli, consigliano i maestri del marketing, e non si può dire che il patron sassarese non sappia il fatto suo sulla materia. E allora il fulmine all’alba della seconda stagione di vita dell’altra Dinamo, porta di nuovo al centro del tavolo quel connubio cagliaritano-sassarese che raccoglie ora mugugni ora approvazione.



Sardara non usa mezzi termini per mettere in piazza la delusione dovuta allo scarso entusiasmo del capo di sotto. E, aggiunge, il disegno economico-sportivo verrà portato avanti comunque, a Cagliari o altrove. Parole chiare, che aprono la riflessione e forse non aiutano a fidelizzare verso un qualcosa che dichiaratamente può vivere da una parte o dall’altra. La Cagliari Academy è nata con diversi vizi difficili da estirpare, e chissà se ci siano tempi e modi per invertire la rotta evitando il naufragio dell’idea, sicuramente innovativa per il basket italiano.

Ma perché quelli che dovrebbero essere nuovi tifosi, appassionati e consumatori, faticano a scaldarsi? La percezione di essere di fronte ad un mero satellite è netta. Un po’ come avviene nel calcio per l’Olbia “costola” del Cagliari, la Salernitana della Lazio, il Bari del Napoli, le nasciture squadre B e via dicendo. Anni fa basket e volley cagliaritani traevano beneficio anche dalla scia del dio calcio, con il travaso di pubblico dal vicino Sant’Elia, di passaggio e comodo per assaggiare un altro evento a ruota, magari appassionandosi grazie ai risultati. Altre epoche, meno televisive e con più contatti tra i vari sodalizi. Oggi una partita della Dinamo cagliaritana ha la cornice di un match di basket giovanile o dilettantistico, con silenzio teatrale in un impianto sempre più obsoleto. Manca, di fatto, la creazione di un evento-show a corredo, che possa invogliare a recarsi al Pala Pirastu al di là dei meri 40′ di gara.

Risultati, ma non solo. Perché la Cagliari Dinamo Academy non è andata assolutamente male nella sua prima stagione, seppur altalenante. Non è bastato per riempire i tanti spazi vuoti. C’è bisogno, è evidente, di qualcosa di più. Le spiegazioni sono e possono essere molteplici. Da quel nome Dinamo che toglie anche ai meno attenti ogni dubbio sulla dipendenza da via Nenni al campanilismo, passando per lo stato di salute delle altre società cestistiche sarde e cagliaritane. Quel poco che esisteva è confluito nell’iniziativa arrivata dal nord, oppure è stato annacquato e sepolto. Questo dibattito si scatenò anche a Sassari, nel mirino c’era l’egemonia Dinamo sulle altre società turritane.

Latita, però, soprattutto l’autenticità di un club, di una squadra che viva di luce propria, che abbia raggiunto i grandi palcoscenici (in questo caso la Serie A2 di basket, mica poco) con le proprie gambe. La dipendenza, organizzativa o economica, se c’è va mascherata, pena lo scarso innamoramento della gente. Si sono viste in passato realtà che hanno riempito gli spalti pur essendo notoriamente figlie di altre, ma nell’epoca recente certi progetti illuminati non hanno raccolto dividendi dal punto di vista della passione reale, genuina, concreta. La quale si traduce nella cosa più rilevante per i patron: numeri, denari, sponsor.

Perché è sacrosanto che un imprenditore persegua i suoi fini, come e dove meglio creda. Ma è altrettanto innegabile come la gente possa ancora scegliere – in un’era fatta di partite giocate in altri stati, azzeramento di retrocessioni, ripescaggi, vendite di titoli sportivi, business spinto in barba allo sport – di infiammarsi per qualcosa che non sia mero cartone, che sia competitivo. Perché l’entusiasmo non si accende a bacchetta facendo di conto. Non ancora.

Fabio Frongia



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