Rolando Maran e i suoi in campo a Pejo

Rolando Maran e i suoi in campo a Pejo

Compattezza fra i reparti, linee strette e squadra corta, elementi assecondati da una crescita di condizione e conseguente atteggiamento battagliero. Sono questi gli aspetti principali dell’evoluzione mostrata dal Cagliari prima contro il Sassuolo, poi a Bergamo, due partite che hanno portato in dote quattro punti e una classifica positiva in questo inizio di stagione. C’è però un altro elemento che come un filo rosso unisce le tre gare fin qui giocate in campionato, dalla sconfitta di Empoli all’esordio di Empoli fino alla vittoria contro l’Atalanta: l’asimmetria dello scacchiere tattico messo in campo da Maran.



Inutile parlare di numeri tattici, il Cagliari ha dimostrato, nel bene e nel male, di non essere finora schiavo di un unico spartito. A chi temeva una squadra schierata sempre e comunque con il 4-3-1-2, il tecnico ex Chievo ha risposto mischiando le carte non solo da partita a partita. Come dimostrato di fronte a Gasperini, può cambiare canovaccio anche all’interno degli stessi novanta minuti. L’unico elemento comune è stato lo spostamento del baricentro della squadra verso un lato: i dati ci dicono che il Cagliari, quando in possesso palla, tende a occupare maggiormente la parte destra del campo piuttosto che quella opposta, in modo da creare lo spazio per colpire proprio nella corsia meno utilizzata, sfruttando le incursioni verticali di Barella e il sostegno di Padoin.

Nella passata stagione, con la gestione Lopez, il 3-5-2 aveva utilizzato ampiamente la ormai nota catena di destra composta da Romagna come esterno della difesa a tre, Barella come mezzala e Faragò come fluidificante a tutto campo. Una mossa che diede i suoi frutti nel breve termine, ma che a lungo andare si dimostrò chiave unica e prevedibile per cercare di aprire le difese avversarie con i cross per Pavoletti come obiettivo. Niente incursioni centrali in assenza del trequartista e fascia sinistra che si limitava a compensare la spinta sul lato opposto, senza attaccare la difesa avversaria, con il risultato di diventare facilmente leggibili e dunque sterili.

Con Maran l’asimmetria è sì marcata, ma non vincolata esclusivamente al versante favorito, anzi. L’esempio lampante si è avuto proprio a Bergamo, quando i rossoblù hanno avuto le maggiori occasioni proprio con cambi di gioco repentini, attirando prima gli avversari sulla fascia di maggior spinta per poi attaccare lo spazio scoperto con le aperture del regista e di mezzali dotate dal punto di vista tecnico. Il riassunto perfetto è nella palla-gol capitata a Farias a dieci minuti dal termine, quando Srna, Bradaric, Faragò e Pavoletti hanno attirato i nerazzurri orobici con una ragnatela di passaggi vicino alla linea laterale, poi il regista croato ha aperto il gioco dall’altra parte a beneficio di un Farias che si lanciava nella prateria venutasi a creare. L’armonia fra i reparti e l’intelligenza tattica dei giocatori sono state le chiavi di volta per il successo in terra bergamasca.



Contro il Milan rientrerà Joao Pedro, sarà Maran a scegliere se puntare immediatamente sul brasiliano e soprattutto come puntarci. Trequartista tornando al 4-3-1-2 di fabbrica o seconda punta a supporto di Pavoletti? In ogni caso, il mister potrebbe proseguire sul progetto di queste prime uscite, ovvero sfruttare la duttilità dei giocatori a disposizione e puntare sul Cagliari camaleontico. Un Cagliari che sappia passare da tutte e tre le fasce, alternando la fisicità con Pavoletti punta dell’iceberg e il gioco sul corto con l’aggiunta di Joao Pedro.

Sarà anche importante capire quale Milan si presenterà alla Sardegna Arena. Gattuso finora ha dovuto affrontare due squadre di prima fascia e, dati alla mano, ha puntato su un possesso palla prolungato soprattutto nella propria metà campo, come dimostrato dal fatto che a effettuare più passaggi nelle prime due uscite siano stati i suoi difensori: Calabria, Romagnoli e Musacchio. Ora, di fronte a una squadra con obiettivi ben diversi da Napoli e Roma qual è il Cagliari, sarà interessante vedere se i rossoneri punteranno su un baricentro più alto, provando ad avvicinare Higuain alla porta, o se il Pipita continuerà ad abbassarsi sostenendo la manovra, lasciando che gli esterni offensivi (Suso e Calhanoglu) e le mezzali (Kessie e Bonaventura) attacchino lo spazio alle spalle della difesa rossoblù. Dipenderà molto anche dall’atteggiamento di Barella e compagni, fin qui bravi a capire il momento della gara, decidendo ora di alzare la pressione ora di compattarsi perdendo qualche metro, attaccando la profondità e vincendo i duelli sulle seconde palle.

Domenica si avranno le risposte, la più importante delle quali sarà capire se il Cagliari formato Maran consoliderà la strada intrapresa a prescindere dal risultato che verrà fuori dal campo. La prestazione di fronte a una delle grandi del campionato è un banco di prova importante che dirà quale futuro potranno aspettarsi i rossoblù.

Matteo Zizola

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