Rolando Maran impegnato durante un match (foto: www.cagliaricalcio.com)



Eppur si muove“, avrebbe detto Galileo Galilei parlando della terra. Ma noi vogliamo utilizzare la frase attribuita (a quanto pare erroneamente) al noto scienziato pisano con un’accezione positiva, parlando del Cagliari di Maran. Quattro punti in tre partite: è vero, il bottino dei rossoblù dopo 270 minuti dall’inizio del campionato sarebbe potuto essere maggiormente proficuo, ma è inutile piangere sul latte versato, nello specifico quello del finale di gara col Sassuolo. Ciò che deve rimanere della partita coi neroverdi è la prestazione, la capacità di saper reagire e non buttarsi giù alla prima difficoltà contro una formazione che ha dimostrato di saper giocare davvero bene a calcio. Ogni nodo viene al pettine e difatti, appena sette giorni dopo, la Dea (bendata e non) ha ripagato Barella e soci con tre punti nell’ostico catino dell’Atleti Azzurri d’Italia: una prestazione non esaltante dell’Atalanta, reduce dai 120 minuti più rigori col Copenaghen e dunque non nelle migliori condizioni fisiche. Ma i sardi sono stati capaci finalmente di approfittare delle defezioni avversarie con una prestazione quadrata e coriacea, a tratti anche di qualità, la quale ha portato in cascina tre punti preziosi.



L’inserimento di Srna ha totalmente cambiato il volto della creatura di Maran: per una squadra che fa delle corsie laterali la sua arma principale, un interprete come il primatista croato è un lusso non da poco. L’incognita fisica è stata dissipata nella gara della Sardegna Arena, dove ha disputato un centinaio di minuti dopo quasi un anno di inattività. Sulle qualità del 36enne di Metkovic, invece, non v’era alcun dubbio. Anche il suo connazionale Bradaric ha dato qualcosa in più al centrocampo, reparto che ha fatto letteralmente la differenza nel match con gli orobici. Un piede educato, forse non come quello di Cigarini, ma supportato da un fisico muscolarmente più importante, capace di fare la differenza a livello difensivo. Da sottolineare anche la sua calma flemmatica nello sbrogliare alcune situazioni complesse. I compagni si fidano di lui e lo cercano tanto, ne è testimone la grande quantità di palloni giocati a Bergamo. Non sempre perfetto ma il tempo sarà suo prezioso alleato.



Insomma, la fiducia verso la nuova era maraniana, dopo il passo falso all’avvio, sembra in esponenziale crescita. Tante ancora le situazioni da migliorare, come ad esempio uno spartito che rischia di diventare monotematico, fatto quasi esclusivamente di cross. La qualità a centrocampo c’è e qualche lampo qualitativo nel fraseggio si è visto. Il reinserimento di Joao Pedro, in tal senso, sarà dirimente e ci farà capire quale direzione vorrà prendere il Cagliari in quel ruolo che negli anni del 4-3-1-2 è stato di cruciale importanza, ovvero il trequartista. Finora, Castro a parte, si è optato per due interpreti atipici come Barella e Ionita, i quali hanno offerto più sostanza che ricamo, diventando i primi interditori della squadra. JP10 sarebbe sprecato con questi compiti e dunque sarà da appurare se il tecnico trentino avrà intenzione di modificare l’atteggiamento dei suoi dalla cintola in su, coinvolgendo maggiormente una trequarti pronta a svariare su tutto il fronte, memore del miglior Andrea Cossu versione 2010. Col Milan sarà già una prova di fuoco dopo una sconfitta, un pareggio e una vittoria. La bilancia andrà a pendere da una e una sola parte, considerando anche un pari come risultato positivo. Lasciamo lavorare mister Maran e, visti i primi vagiti, diamo piena fiducia al corso 2018/2019 della formazione isolana. Non si può e non si deve fare altrimenti.

Mattia Marzeddu

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