Rolando Maran, tecnico del Cagliari



E’ stato un Cagliari da far brillare gli occhi quello visto nei primi venti minuti della gara col Milan, posticipo della quarta giornata di Serie A andato in scena alla Sardegna Arena. La truppa di Rino Gattuso ha veramente capito poco in quello scorcio di prima frazione dove i rossoblù sono stati una furia impazzita nello scagliarsi contro gli avventori rossoneri, incapaci di imbastire azioni degne di nota a causa della grande pressione profusa dagli uomini di Maran, con un Nicolò Barella formato nazionale, capace di prendersi anche gli elogi di un certo Andrea Pirlo. Come ha detto lo stesso tecnico calabrese nel postpartita, se i sardi fossero riusciti a raddoppiare, la gara sarebbe diventata molto complicata da rimettere in piedi. L’unica cosa da rimproverare agli isolani è l’essersi abbassati eccessivamente dalla mezzora in poi, favorendo le scorribande di Suso e Higuain. La retroguardia ha comunque retto bene e ha preso gol per error proprio, servendo al Pipita una chance su un piatto d’argento. C’è stata anche la sfida fra i futuri numeri uno della nazionale dove Cragno si è messo decisamente in mostra a dispetto di un Donnarumma poco impegnato.



Il pareggio col Diavolo ha chiaramente un peso specifico diverso rispetto a quello ottenuto col Sassuolo, dove il gol di Boateng a tempo scaduto aveva il sapore della beffa. Stavolta c’era davanti una big che punta al ritorno in Champions League, pur essendo ancora alla ricerca della miglior condizione e della giusta quadratura. Il coriaceo Cagliari, invece, ha mostrato una grande organizzazione di gioco. Una compattezza simile non si vedeva da anni nei rossoblù. La mano del tecnico trentino inizia a vedersi e ci sono alcuni punti sui quali è impossibile non porre l’accento. Eravamo soliti vedere una squadra che, non appena incassato un gol, si scioglieva come neve al sole. Mancanza di concentrazione e personalità, oltre all’essere invischiata in situazioni non sempre idilliache. Finalmente si vedono sprazzi di calcio, cosa raramente avvenuta sotto le gestioni di Rastelli e Lopez, pur avendo raggiunto chi l’undicesimo posto in classifica, chi la salvezza. Interpreti tecnici e di qualità permettono un ottimo dialogo in mediana, con tanto di coinvolgimento dei terzini a tutta fascia, Srna in particolare. L’ex Shakhtar, quando necessario, indossa le vesti di regista esterno e coi suoi filtranti a gamba alta serve palloni invitanti ai compagni, come quello all’indirizzo di Pavoletti dal quale è poi scaturito il vantaggio isolano.



Maran stupisce tutti a gara in corso: 4-3-1-2 come base identitaria – o una variante, il 4-3-2-1 con Joao e Farias alle spalle di Pavoletti – ma perché no, anche un 4-4-1-1 atto maggiormente a contenere gli avversari e ripartire, o ancora l’interessante 3-5-2 (o 5-3-2) con Bradaric fra i centrali difensivi. Dunque non un momentaneo abbassamento da “salida lavolpiana“, bensì una scelta cosciente e ben definita per sfruttare non solo le doti tecniche ma anche quelle fisiche di un giocatore che partita dopo partita risulta sempre più interessante, rispolverando un ruolo che il classe 1992 aveva già ricoperto durante la sua carriera in patria. Ovviamente, non è tutto rose e fiori per i sardi. Il rischio di regalare un tempo al Milan, nonostante l’ottima fase difensiva, può non sempre portare dividendi. Sarebbe stato necessario alzare il baricentro rispetto a quanto visto nei secondi quarantacinque minuti del match coi rossoneri. Uno dei temi più scottanti è quello della seconda punta: né SauFarias si sono dimostrati in grado di fornire un adeguato supporto a Pavoletti. Ci vorrà del tempo, magari, urge però trovare quanto prima una soluzione, la quale potrebbe rispondere al nome di Joao Pedro. Intanto, Cagliari e i cagliaritani si godano questa squadra con un Barella, suo diadema, in esponenziale crescita. Le premesse per fare molto bene ci sono e con dei piccoli accorgimenti, anche in sede di mercato, forse si può davvero guardare più in alto del solito. Avanti tutta, Rolando!

Mattia Marzeddu

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