Tommaso Giulini, presidente del Cagliari dal 2014

E’ di una settimana fa l’annuncio del protocollo d’intesa tra Università di Cagliari e il consorzio Sportium, secondo il quale gli esperti delle due parti collaboreranno nello studio preliminare alla realizzazione di quello che dovrà essere il nuovo stadio di Cagliari. “Rafforzare la terza missione del nostro ateneo, in riferimento allo sviluppo tecno-economico e socio-ambientale”, si legge nella nota, che parla di “singole attività di ricerca-consulenza”, all’interno di un rapporto di cinque anni, mediante il quale si snoderanno tutti quei passi che potranno essere utili per arrivare al compimento dell’opera.



Un’evoluzione più formale che pratica, dalla quale il Cagliari Calcioche intanto continua il suo giro d’Europa per studiare gli impianti del Vecchio Continente – rimane sostanzialmente estraneo, come si evince anche dal risalto nullo dato alla vicenda. A prima vista del comunicato stampa diramato da Ateneo e Sportium, il nuovo impianto di Sant’Elia parrebbe dietro l’angolo, ma in realtà non è difficile capire come l’iter che porterà alla nascita del nuovo stadio sia ancora lungo, per non dire tutto (o quasi) da (ri)cominciare. Si parla, infatti, di “accordo relativo alla progettazione definitiva, esecutiva, direzione lavori, certificazione Leed (Leadership in energy and environmental design, attestazione sui materiali impiegati nel progetto) e in modalità Bim (Building information modeling, metodo per la gestione delle costruzioni)” ancora da trovare. Il progetto definitivo è conditio sine qua non per far partire davvero la marcia, evitando di parlare sostanzialmente del nulla o di qualcosa più simile all’evaporabile che altro. Una volta presentato – da Sportium o chi per esso – il progetto definitivo ed esecutivo, toccherà alla Conferenza dei Servizi approvarlo e dare il la alla gara di appalto per realizzare lo stadio.

Il concept di stadio proposto da Sportium (foto: Zuddas Agenzia Fotocronache)

Cagliari e Sportium lavorano “per tappe”. Al momento si parla di accordo per arrivare ad un progetto preliminare che poi il Comune di Cagliari dovrà determinare di pubblico interesse. Sarà (sarebbe) uno stadio profondamente diverso rispetto a quello che nel dicembre 2015 fu reso noto con B Futura, l’unico che realmente fa testo perché su quello Palazzo Bacaredda si espresse con la dichiarazione di pubblico interesse. Il Cagliari ha di fatto deciso di ripartire daccapo.



Sportium produrrà un progetto preliminare per il Cagliari, che lo sottoporrà al Comune qualora lo ritenga in linea con le idee alberganti in via Mameli. A quel punto il Cagliari potrebbe sottoscrivere l’accordo con Sportium per il progetto definitivo ed esecutivo, così da andare in Conferenza dei Servizi e appaltare l’opera. In tutto ciò, concept presentati in pompa magna ad inizio 2018 o anche tre anni fa, non sono da prendere in considerazione perché di tutt’altro si sta parlando.

Da non trascurare un dettaglio offerto dalla legge numero 96 del 21 giugno 2017, ovvero l’ammissione di “demolizione e ricostruzione, anche con volumetria e sagoma diverse, nonché la sua riconversione o riutilizzazione a fini sportivi”. In sostanza, si può buttare giù il vecchio Sant’Elia e ricostruire allargandosi un po’. Tra l’altro, la variante al PUC è automatica con la dichiarazione di pubblica utilità, rendendo superfluo il passaggio di un anno fa.

Dicembre 2015: Zedda (Sindaco Cagliari), Signorelli e Santoni (B Futura) presentano il rendering del nuovo stadio

Ma la cosa più importante – che arriva dalla suddetta legge – riguarda le eventuali discrepanze tra quello che è il progetto definitivo e quello che viene presentato prima, a livello preliminare. Ci si può infatti discostare solo “motivatamente”, evitando quindi di presentare un qualcosa di diametralmente opposto, o molto differente, rispetto a quello su cui si era già deliberato. Ad oggi, le istituzioni hanno deliberato solo sul progetto preliminare tirato su con B Futura nel 2015. Che, alla luce delle successive dichiarazioni d’intenti in termini di idee progettuali (che richiamano anche all’utopia degli Europei 2028 in Italia), è molto lontano da quanto si paventa oggi. Si pensi solo, oltre al disegno, alla differente capienza che comporta (anche) aumento della volumetria e cambio del piano economico.

Da non trascurare la questione politica. Se prima era stata superata, compiendo tutti i passi necessari per arrivare a dover presentare il progetto definitivo e partire, adesso è necessario dialogare nuovamente con l’amministrazione e il Consiglio comunale. Non il migliore degli orizzonti, in un momento di caos a livello partitico e con le elezioni regionali dietro l’angolo… Ce n’è abbastanza per tribolare tra tornate elettorali, tempi di deliberazione, traccheggi vari, ricordando come siano 90 i giorni che possono passare dal progetto preliminare al pronunciamento comunale. Il Comune aspetta il definitivo, il Cagliari Calcio ha potere d’impulso per presentarlo, dopodiché saranno 180 i giorni per ottenere il parere della Conferenza dei Servizi. Oggi, l’unico modo per rompere l’impasse è presentare il progetto definitivo, ma i fatti dicono che il Cagliari è ancora molto lontano dal lavorarci, essendo tornato a girare l’Europa per studiare mentre comprensibilmente incensa la sua (chissà per quanto) casa dei sogni. Ecco perché parlare oggi di scadenze, inaugurazioni e stadio pronto nel duemilaics risulta totalmente fuori luogo.

Fabio Frongia



 

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