Beth Griffiths
(Photo by Kieran Galvin/NurPhoto)

Non solo nuovi acquisti per l’FC Sassari Torres Femminile che settimana dopo settimana comincia a prendere sempre più forma. Per Beth Griffiths, numero uno proveniente direttamente dall’Inghilterra, sarà il suo secondo anno a Sassari.

“Sono nata a Chelmsford, una città a 40 minuti da Londra. Ho due fratelli più grandi di me che in qualche maniera hanno influenzato la mia vita e la mia carriera da calciatrice. Ho iniziato a giocare a 5 anni e ho mosso i primi calci nella squadra in cui giocava uno di loro, ossia nel Baddow Spartak. Ho iniziato a fare il portiere perché se volevo giocare con loro dovevo sempre stare in porta. La prima svolta è arrivata ad 11 anni: mi notò una squadra femminile, il Maldon Town, che in seguito divenne la mia squadra sino a 16 anni. Tuttavia, dai 14 sino ai 16 ho giocato anche in prima squadra con il Colchester Academy, un’opportunità in più per crescere e migliorarmi. Purtroppo quasi subito ho iniziato ad avere già i primi problemi con il ginocchio e ho dovuto smettere per due anni. A 18 anni si è presentata l’occasione di riprendere nel Chelmsford City e nella squadra dell’università. A 21 anni ho subito le prime operazioni al ginocchio destro e mi sono dovuta fermare per un altro anno. Conclusa l’università sono riuscita a riprendere e a difendere la porta del West Ham femminile per un anno (allora militava nella terza divisione inglese femminile), prima di arrendermi nuovamente per sottopormi ad un’altra operazione al ginocchio. Una volta ripresa, sono arrivata alla Torres Femminile.”



Curriculum pieno di gioie e dolori che alla lunga ti ha portata a Sassari: come si è concretizzato il trasferimento?  
“Una giocatrice del West Ham, Erika Campesi, ha giocato nella Torres Femminile e mi ha parlato tanto della società e della città. Ricordo che stavano cercando un portiere e mi aveva chiesto se potevo essere interessata. In seguito sono stata contattata e ho trovato l’accordo per venire in Italia e giocare la Serie B. Sono arrivata qui dall’anno scorso.”

Come ti trovi in Italia e quali differenze hai notato con il calcio inglese? 
“I primi 3 mesi sono stati difficili: avevo problemi con la lingua e non era facile confrontarmi con le compagne e capire che cosa voleva il mister. Dopo Natale ho iniziato ad apprendere di più e da li è stato più facile capire la vita sassarese, ciò che chiedeva il mister e dialogare con le compagne. Per fortuna una compagna, Elisa Farris, parlava inglese e mi ha aiutata molto dentro e fuori dal campo, poi mi sono messa a studiare e piano piano le cose sono sensibilmente migliorate. La differenza tra il calcio inglese e quello italiano è che non ci sono i soldi in Inghilterra. Mi allenavo due volte a settimana, lavoravo 8 ore (specializzata nel settore investigativo informatico, ndr) e andavo a giocare per pura passione. A livello tecnico e tattico in Italia il calcio è un po’ più aggressivo, in Inghilterra si prova sempre a giocare corto e costruire dal basso direttamente dal portiere, mentre in Italia si ha più scelta in questo senso anche se si deve sempre cercare la soluzione migliore a seconda della situazione di gioco.”

L’anno scorso hai avuto modo di giocare la Serie B e quest’anno la federazione ha deciso di riformare i campionati con una formula che dovrebbe aiutare a far crescere il movimento, dunque ad aumentare la competizione a livello nazionale. Pensi che sia stata una scelta azzeccata?
“L’anno scorso c’era troppo divario, se quest’anno la riforma permetterà di avere squadre più livellate sarà sicuramente positivo per l’intero movimento. A mio modo di vedere è meglio vincere 1-0 contro una squadra forte piuttosto che vincere 5-0 contro una squadra meno forte.”

In Inghilterra hai avuto modo di giocare in qualche rappresentativa? 
“Ho giocato per due anni in una rappresentativa regionale che si chiama Essex. Proprio in quel torneo mi hanno notato alcune squadre che ho citato prima. E’ stata una bella esperienza perché mi ha permesso di giocare in un contesto importante ed è stata molto formativa a livello calcistico.”

C’è stato un tecnico che ha inciso particolarmente nella tua formazione?
“Sicuramente il mio primo allenatore. Mi ha insegnato le basi per giocare in porta. Devo dire che per un periodo ho anche giocato come terzino destro perché in squadra c’era la necessità di cambiare qualcosa…”

Il modello a cui ti ispiri?
“Buffon. Lui è stato uno dei migliori portieri di tutti i tempi.”

Sogni e ambizioni per il futuro?

“So che non posso giocare per tanti anni a causa del mio ginocchio ma vorrei rimanere nel mondo del calcio come preparatore dei portieri. In Inghilterra ho già avuto una piccola esperienza in una piccola squadra locale vicino alla mia città, non escludo che in futuro possa diventare il mio ruolo.”



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