Barella e Maran (foto: Zuddas | Fotocronache.it)

Tre su tre. La pareggite della Sardegna Arena continua. Ed è sicuramente una buona notizia il fatto che la casa dei sogni sia tabù a metà, rispetto alla scorsa stagione quando fu per larghi tratti ostile. Già, a metà. Come il Cagliari di Maran, che si conferma squadra ancora in cerca di una vera compiutezza. Gruppo che di organizzazione ne ha da vendere, di compattezza ne mostra eccome, però poi latita laddove nel calcio conta un pochino… Il gol, la produzione offensiva, il sale di questo sport, cose che mancano nell’insipida pietanza rossoblù.



Contro la Sampdoria è stato 0-0, contro il Milan fu 1-1, contro il Parma KO per 2-0. In tutte e tre le gare sono emerse caratteristiche positive dal cilindro del Cagliari, insufficienti però al fine di godere pienamente e scrivere una classifica che poteva essere ben più dolce, per quanto possa contare oggi. Pavoletti e compagni appaiono squadra che non può prescindere dal ritmo forsennato e dalla corsa a tutta birra per ottenere risultati e fare partita pari, soprattutto contro avversari più forti. Questo hanno detto le ultime due partite interne, mentre in Emilia era mancato del tutto il gioco in zona realizzativa, finendo per risultare sterili e bastonati.

Con l’evidente necessità di aggredire in modo famelico l’avversario, diventa fondamentale fare gol e sbloccare le partite nei momenti di inerzia positiva, fin qui coincidenti con l’inizio della gara. Pena il pericolo di trovarsi in parità (se non sotto) quando la gamba e il fiato si fanno più pesanti. Sia il Milan che la Sampdoria sono cresciuti alla distanza, chiudendo il conto in parità o perché il Cagliari era riuscito a fare (solo) un gol, o perché Cragno aveva ben studiato Kownacki dal dischetto, allo scadere. E così capita che a fine gara i commenti delle due partite siano in fotocopia, inneggianti alla concretezza da trovare e alla condizione da migliorare. Hai detto poco…

Srna si confermava straordinario a tutto tondo, banchettando di fronte a Murru e facendo innamorare tutti per dedizione, qualità, intelligenza. Castro continuava la ricerca di sé stesso, tra un ricamo e una pausa, mentre Barella sbuffava più a vuoto che incidendo, anche se risultava sempre un bel vedere. E chissà che invertire di fascia le due mezzali titolari, così da sfruttare la chiusura di Castro sul secondo palo in occasione delle rifiniture di Srna, non possa essere soluzione valida. Là davanti, il Farias dalla luna buona era molto meno peggio di Sau, anche se finiva crocefisso per quell’incapacità di fare gol ormai cronica, e legata ai discorsi di cui sopra. Demolito mai quanto Andreolli, esubero scartato che entra e combina guai, in una squadra dove bisogna migliorare su tutta linea per evitare di ricadere nei malanni del vecchio Cagliari.

Fabio Frongia



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