Nicolò Barella in azione contro la Sampdoria (foto: Zuddas , Agenzia Fotocronache)

Nel Cagliari degli alti e dei bassi, i dati aiutano a capire come proceda l’interpretazione dello spartito di Maran. Di sicuro c’è che la sfida con la Sampdoria non ha fatto altro che confermare i segnali delle precedenti.

Dopo stagioni nelle quali si preferiva lasciare il pallino del gioco agli avversari, con l’avvento di Maran si registra la prima, grande novità del possesso di palla a favore. Al cospetto dei doriani la supremazia è stata leggera, mentre a Parma i sardi avevano dominato, seppur in modo sterile. Se, però, tenere il pallone aiuta a subire meno, è anche vero che i numeri confermano la sensazione di un “vorrei ma non posso” quando si deve provare ad affondare il colpo nella trequarti offensiva.



Il pallone passa da un lato all’altro, dall’altra parte l’avversario di turno si chiude, ed ecco che torna in auge uno dei fattori negativi del passato, il lancio lungo. Ben 43 contro la Sampdoria, con Cragno sovente nelle vesti di regista puntando alla testa di Pavoletti. Registrate 13 azioni manovrate: non tante se si guarda ai novanta minuti, ma abbastanza per vedere un po’ di luce nonostante i palloni buttati in avanti, anche per merito di una Samp ben messa in campo.

Le soluzioni per portare pericoli nell’area altrui restano però limitate al cross, soprattutto dalla destra (8 traversoni da questo lato contro i 3 dalla parte opposta), alla ricerca dell’acrobazia di Pavoletti che, per quanto specialista del genere, non può sempre togliere le castagne dal fuoco. Il centravanti ha sulle spalle il peso di tutto l’attacco, vittima della sterilità della sua spalla di turno e spesso lontano dall’area, come testimoniano i chilometri macinati dal livornese. Una delle chiavi di lettura delle difficoltà offensive potrebbe essere proprio questa, visto che Pavoletti è stato il primatista con quasi 11 chilometri e mezzo percorsi. Simbolo di estremo sacrificio, ma anche forieri di lontananza dall’area di rigore. Non ideale per chi dovrebbe cercare soprattutto il gol.

Sterilità offensiva che almeno contro la Sampdoria non si può imputare più di tanto al suo compagno di reparto Diego Farias, eletto MVP dal match report della Lega Serie A e finalmente protagonista di una gara incoraggiante. Il gol (unico nel 2017/2018), però, manca proprio da Cagliari-Sampdoria della scorsa stagione (all’andata), arrivato con un colpo fortuito. Tra gli aspetti positivi dell’ultima recita spiccano, ancora una volta, i recuperi di Barella (7), e Srna come elemento che ha giocato più palloni. Ben 89, con 58 passaggi riusciti e una percentuale di successo vicina al 90%, a dimostrazione della sua importanza tecnica e mentale nello scacchiere di Maran. Spesso chiamato in causa dai compagni, ha abbinato quantità a qualità, creando due delle tre occasioni più rilevanti.

Il Cagliari sprinta subito e si stanca, pagando a caro prezzo la crescita degli avversari. Ora l’Inter. Intanto il bottino è in linea con gli obiettivi (6 punti in 6 partite), anche per questo al “Meazza” servirà giocare con intelligenza e un po’ di sana pazzia. Il Parma ha dimostrato che i nerazzurri non sono invulnerabili e che la squadra di Spalletti ha sì grandi individualità, ma anche fragilità che le varie avversarie delle ultime settimane hanno rischiato di capitalizzare (vedi Tottenham e Fiorentina).



Potrebbe essere utile provare a far “uscire” i nerazzurri per poi colpirli alle spalle in velocità, provando ad abbinare al sacrificio di Pavoletti gli inserimenti senza palla delle mezzali, sin qui mancati. La strada tracciata fino agli ultimi trenta metri è quella giusta, resta da completare una coperta che è ancora troppo corta. Vanno trovate alternative al cross, il centravanti deve tornare a fare il centravanti, così come è fondamentale capire i momenti della gara per non dilapidare energie preziose. Il gol è fondamentale per superare l’ostacolo, difficile che possa farlo sempre Pavoletti, ma vederlo a quaranta metri dalla porta non aiuta.

Matteo Zizola

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