Maran con Pavoletti (foto: Zuddas , Agenzia Fotocronache)

Cambiano l’avversario e lo scenario, il Cagliari no. Buono a metà, non abbastanza per fare punti o gol, restituendo l’impressione di un’incompiuta sulla quale occorre lavorare ancora tanto. E bisogna farlo con quello che si ha in cambusa. Là davanti c’è oggettivamente poco, e si sapeva che i nodi sarebbero arrivati al pettine, quando abbondano i difensori (centrali ed esterni) e non c’è un trequartista che possa fare le veci di Joao Pedro, elemento imprescindibile per caratteristiche e qualità che non può essere garantita (anzi affossata) da un mediano adattato come Ionita.



Al cospetto dell’Inter il plotone di Maran – che regala sorprese in sede di XI titolare (Faragò e Dessena non tradiscono) – gioca una gara solida ma priva di concretizzazione, finendo per pagare dazio ad un avversario più forte. Rimane l’impressione di una squadra con marcate differenze tra le due facce. C’è quella positiva di una identità di gioco riconoscibile, poiché si vede organizzazione e si sa cosa fare, conducendo uno spartito senza affondare alla prima difficoltà. Banale, forse, ma non alla luce di come si era abituati.

C’è poi la sterilità offensiva, prevedibile sin da quando sul mercato si poteva (provare a) fare di più. Che fosse azzardato affidarsi a determinati giocatori è stato detto e ribadito. Il campo non sta mentendo, restituendo un Cagliari che per il momento lavora bene a livello collettivo, in fase di non possesso e ad inizio manovra, ma non riesce a sfondare il muro quando c’è da condire la pietanza. Emblema di ciò sono quel paio di occasioni in cui i rossoblù hanno impensierito la Beneamata, dando verticalità e rapidità ad una manovra sterile, prima con Faragò poi con Barella che imbecca Sau con una giocata di tottiana memoria.

Maran ruota i suoi con regolarità (bocciato Pajac, dentro un altro terzino adattato con il piede “debole”), mettendo e togliendo gli effettivi per dare ritmo a tutti e trovare una chiave davvero affidabile. A lui il compito di non incartarsi. In avanti, accantonato in fretta Cerri dopo il primo tempo di Parma – nonostante preparazione a singhiozzo e investimento estivo – la staffetta Sau-Farias si conferma povera, mentre Pavoletti avrà passato l’ennesima notte a sognare un tiro in porta. Lo chiamavano punta di diamante…

Fabio Frongia



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