Barella e Maran (foto: Zuddas | Fotocronache.it)

La sconfitta di San Siro ha lasciato nel Cagliari degli strascichi che, solo tre settimane fa, erano inaspettati. Non tutto è da buttare – anzi – ma alcuni aspetti, nella loro ripetitività, portano sconforto a un ambiente che vede confermarsi limiti già emersi nella scorsa stagione.



Questione di interpreti, ma anche di interpretazione. Ad un deficit tecnico dei primi si aggiunge un deficit tattico collettivo negli ultimi quaranta metri, come confermano i pochi tiri in porta e la distanza del povero Pavoletti dall’area di rigore. Al netto dell’avversario, il maranismo deve necessariamente cercare una svolta dal punto di vista offensivo, mentre i due gol subiti dall’Inter raccontano tanto dei pregi e soprattutto dei difetti sia per quel che riguarda gli uomini sia per l’atteggiamento.

Il gol di Lautaro Martinez

Il vantaggio dell’Inter arriva al dodicesimo minuto, grazie al primo gol ufficiale in maglia nerazzurra del “Toro” argentino.

Il Cagliari sistemato in fase difensiva contro l’Inter, è evidente il 442 in linea

Il Cagliari è ben piazzato, le linee sono compatte e il 442 in fase di non possesso è chiaro: Ionita si abbassa a supporto di Bradaric in mezzo, Dessena e Barella passano dal ruolo di mezzala a quello di esterni di centrocampo, Pavoletti e Sau danno una mano mantenendo i reparti corti.

Dessena “esce” sull’esterno in pressione sul portatore di palla, il cross porta al gol di Martinez

L’Inter effettua un giro palla da destra a sinistra, finché la sfera arriva a Dalbert: è qui che il problema alla voce “interpreti” prende il sopravvento. Dessena lascia troppo spazio per il cross all’esterno avversario e la ciliegina sulla torta è la postura del capitano rossoblù, che mantiene le braccia dietro la schiena pur non essendo nemmeno dentro l’area di rigore. Passività, errore di posizionamento, ai quali si aggiunge la capacità di Martinez di infilarsi fra i due centrali di difesa sul traversone. Cragno ci mette del suo, con un leggero passo in avanti che non gli permette di avere il giusto slancio sulla conclusione ravvicinata del numero dieci argentino. Se alla compattezza non viene abbinata aggressività, l’errore è dietro l’angolo. Così, pronti-via e subito si parte sotto di un gol.

Il raddoppio di Politano

In mezzo, tra il vantaggio nerazzurro e il raddoppio, c’è stato tanto sterile possesso palla del Cagliari. Un sistematico fraseggio che si spegne sulla trequarti avversaria fino alla decisione di ripartire dalle retrovie. A volte dalla difesa, spesso da Cragno e dai suoi lanci alla ricerca di Pavoletti. Il gol che chiude la partita ci racconta proprio di aspetti difensivi che si incrociano con quelli offensivi.

Il Cagliari nella sua area prima del gol di Politano

Sul calcio d’angolo che dà il là al gol di Politano si vede il classico schieramento a zona pura ordinato da Maran. Quello che però si può notare, e che incide anche sulla fase offensiva, è che oltre al portiere sono ben dieci i rossoblù a protezione della porta nel calcio piazzato. Una costante di tutta la gara, nessuno dei giocatori viene lasciato davanti a tenere occupati i difensori avversari e così ogni respinta finisce per essere preda, sempre e comunque, degli avversari, senza che si possa allentare la pressione. Se far rientrare Pavoletti ha un senso – viste le doti aeree del livornese -, ordinare lo stesso a Sau (o Farias) risulta pressoché inutile: fisicamente non all’altezza di dare una mano sulle palle alte, la loro presenza in copertura lascia il tempo che trova e, per di più, permette all’Inter di salire con tantissimi uomini senza preoccuparsi di un eventuale contropiede. Passi la zona totale, che comunque qualche problema lo sta creando, ma il portare indietro tutti gli effettivi non ha spiegazioni, soprattutto al novantesimo minuto di una gara che si sta già perdendo uno a zero.



Sabato alle 15 arriva il Bologna. Sarà il primo scontro diretto casalingo dopo le sconfitte di Empoli e Parma. Poi si andrà in casa della Fiorentina e toccherà al Chievo arrivare a Cagliari. Fare almeno 6 punti nelle prossime tre partite diventa pressoché obbligatorio. Farlo con un atteggiamento diverso, sia per interpreti che per interpretazione, pare ormai necessario.

Matteo Zizola

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