Salvatore Sechi, presidente della Torres (foto: Alessandro Sanna)

Momento nero in casa Torres, con tre sconfitte e una vittoria nelle prime quattro partite di Serie D, in aggiunta all’immediata eliminazione dalla Coppa Italia di categoria per mano del Latte Dolce. E allora, dopo un po’ di silenzio, parla il presidente Salvatore Sechi, che usa bastone e carota nell’esaminare la situazione.

«E’ troppo facile fare il presidente o i tifosi quando la squadra vince – dice come sempre a La Nuova Sardegna – Diverso è farlo quando le cose vanno meno bene. Prima di Monterosi avevo esortato ad avere fiducia e umiltà, tirando fuori orgoglio e carattere. Invece? Ho visto una squadra spenta e spaventata, non si può non lottare, anche se di fronte avevamo una squadra tra le migliori del girone».



Sotto accusa c’è il calciomercato torresino, che non si sta rivelando adeguato. «Vincere l’Eccellenza è stato un mezzo miracolo – afferma il presidente rossoblù – Sapevamo che avremmo dovuto attraversare difficoltà e un anno di assestamento. Abbiamo ricostruito la squadra puntando su un gruppo di giocatori esperti e su molti ragazzi che devono ancora dimostrare di meritare la categoria. Ho dato fiducia a Tortora e non me ne sono pentito. E’ stato lui a portare la squadra in D e a guadagnarsi sul campo la conferma. Adesso però, dopo due mesi di preparazione e le prime quattro gare di campionato, è giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Io come presidente sto facendo il possibile: ho pagato gli stipendi, ho organizzato la trasferta a Monterosi come fossimo una squadra di serie A e sto cercando di non fare mancare nulla a nessuno. Mi aspetto che la squadra reagisca e che lo faccia già domenica nella sfida casalinga contro il Castiadas».

La piazza mugugna ormai da tempo. «E’ troppo facile sostenere la Torres quando la squadra vince. Il vero attaccamento alla squadra si dimostra nei momenti di difficoltà e io mi aspetto che i nostri supporter ci diano una mano adesso. I fischi e le contestazioni non servono. Anzi fanno il gioco di chi tifa contro. E a Sassari mi sembra che ci sia troppa gente appostata dietro un muretto a secco aspettando chissà cosa. La verità è che siamo in D, che sapevamo che sarebbe stato un anno di assestamento e che il campionato è ancora tutto da giocare. Una cosa però deve essere chiara. Se le cose non cambieranno sarò costretto a intervenire. E non aspetterò dicembre perché il peso di una classifica deficitaria potrebbe aggravare un fardello già molto pesante».



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