Carboni e Sechi, vice e presidente Torres (foto: Alessandro Sanna)

E’ un momento estremamente complicato quello che attraversa la Torres. Dopo tre sconfitte nelle prime quattro partite di Serie D, sono tornati lontani i fasti dei mesi scorsi, quelli in cui si vincevano i playoff di Eccellenza e si viveva un idillio che pareva rinverdire i tempi migliori. Poi la vicenda-Latte Dolce, la decisione di tirare dritti e un calciomercato che non ha esaltato, lasciando anzi falle e dubbi sulla gestione del tutto. L’inizio di stagione non è esaltante, ma va ricordato che anche 12 mesi fa, all’alba del massimo torneo regionale (dopo la buia retrocessione) la Torres singhiozzava e passava per momenti molto simili a quelli odierni.



La piazza mugugna e si augura una pronta svolta, al di là delle posizioni prese in merito alle scelte societarie del recente passato. Vedere la Torres in panne non piace a nessuno, ecco perché le dichiarazioni di Salvatore Sechi su chi vorrebbe vedere andare male le cose, aspettando dietro un muretto, appaiono fuori luogo e hanno sicuramente fatto poco piacere al popolo rossoblù. Soprattutto perché suona come un voler mettere le mani avanti e un tentativo di spostare il focus dai problemi reali.

Squadra incompleta e inadeguata, come si era ravvisato a bocce ferme, con poca esperienza e talento nei ruoli chiave, aggrappata alla fame e allo spessore morale di pochi calciatori, forse insufficienti per trascinare il resto della giovane truppa. Sechi, oltre al monito ai gufi, ha annunciato di tenere gli occhi aperti sul mercato anche pre-dicembrino, e ha senza mezzi termini lanciato un avviso anche al tecnico Pino Tortora. Pochi fronzoli, nei confronti di quel sanguigno mister che lo stesso Sechi ha idolatrato come capopopolo. “Ognuno si assuma le proprie responsabilità”, ha tuonato il presidente, con un riferimento nemmeno troppo velato a quel che tutti sanno, ovvero il ruolo preponderante ricoperto da Tortora (tra gli altri) nelle scelte estive e di inizio stagione.

Sechi, pubblicamente e non, ha fatto intendere di essersi defilato e ora subisce l’esito del modus operandi dei mesi e delle settimane scorse. Questo lo assolve in parte, visto il sentiero tracciato dopo la promozione con la manifesta volontà di fare da solo a capo della Torres. La sostanza è che tutti sono finiti nel calderone, attesi al varco da una platea esigente ma innamorata, che vuole prima di tutto risultati e chiarezza. Prima per evitare guai peggiori, poi per rivedere finalmente una luce concreta e duratura.

Fabio Frongia



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