Darijo Srna in allenamento con il Cagliari

“La guerra ti tempra il carattere, ma sono momenti che non si raccontano a cuor leggero”. Parla così Darijo Srna, nelle pagine della rivista ufficiale del Cagliari. Intervistato da Luca Telese, il 36enne laterale destro ha ovviamente spaziato su molti temi personali e non.

Padre bosniaco (“Sono fiero di lui, è un esempio per me”), attraverso la sua esaltazione Srna racconta particolari molto interessanti. “E’ passato attraverso la Seconda Guerra Mondiale – spiega -, superando prove durissime. A 7 anni si è trovato orfano, senza genitori e sorella, è stato cresciuto da un’altra famiglia e ha dovuto cambiare nome e cognome, sino a quando non ha incontrato di nuovo suo fratello. Diventato fornaio – continua Srna – ha incontrato la prima moglie e ha messo al mondo mio fratello Renato, poi siamo nati io e mio fratello Igor (affetto da sindrome di Down, ndr), dalla sua seconda moglie (croata, ndr)”. Proprio Igor è persona speciale. “E’ come se non fosse cresciuto abbastanza – dice Srna – Ma ha una grande forza, ama la vita, Cagliari e Spalato, collabora anche nell’allenare una squadra di mini foot”.



La vita con i suoi problemi che “ci rende più forti attraversando i suoi drammi”, e ancora i meriti del padre che “con la sua forza morale ci ha permesso di andare avanti in un momento difficile. Nei primi giorni a Spalato, di fronte alle critiche dei tifosi, mi esortava ad allenarmi e lavorare, perché l’opportunità sarebbe arrivata. Era portiere, ha sempre ripetuto che ero il migliore e non si capacitava del perché non giocassi, ma la sua prima preoccupazione era il mio comportamento. Questo mi ha insegnato il valore del rispetto, e io cerco di fare lo stesso con i miei figli”. Il rapporto con il padre è viscerale anche oggi che non c’è più. “Ho pianto durante l’inno nazionale nel giorno della sua morte, giocavamo contro la Turchia, ma lo piango ogni giorno”.

A 36 anni è uno dei pilastri del Cagliari, dopo i tre lustri allo Shakhtar Donetsk. “Ho passato brutti momenti – dice – Dico sempre che posso perdere una battaglia, ma non la guerra. Sono molto grato al Cagliari, al presidente Giulini, per avermi portato qui, non giocavo da 10 mesi ma hanno creduto in me. Quella del terzino destro nella difesa a quattro è la mia posizione preferita, Lucescu (Mircea, ex tecnico dello Shakhtar ma anche di Brescia e Inter, ndr) mi ha portato in quella zona di campo, è uno dei miei amici e maestri della vita sportiva. Un grande uomo e un grande allenatore, ero centrocampista, ma il presidente mi disse che in quella posizione sarei diventato uno dei migliori del mondo”.

Carattere schivo (“Amo parlare in campo”, dice), ma l’avvio di stagione a livello personale è stato ottimo. “Sto bene fisicamente, c’è qualcosa di speciale nel giocare per una squadra isolana, tutto mi pare unico, dal clima alla gente intorno alla squadra. Credo che manchi davvero poco per essere competitivi al cospetto di tutti gli avversari”.



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